Uno sguardo dall’America

Apro la porta di quella che sarà la mia casa per i prossimi nove mesi. Mi butto sul letto senza lenzuola e, dopo un viaggio durato più di 24 ore, mando ai miei cari il mio primo messaggio dalla Virginia, con tanto di foto della stanza e una breve didascalia «Arrivata a Fredericksburg, uno scatto della mia scrivania».

Dopo un anno trascorso come redattrice nell’ufficio Soluzioni e Strumenti di EDUCatt mi ritrovo negli Stati Uniti a ricoprire il ruolo di assistente del professore di italiano della University of Mary Washington. Tutto rappresenta una grande novità e soprattutto una grande sfida: il lavoro, i colleghi, la casa, il campus, l’America. La mia camera è in uno di quei dormitori che si vedono nei film o nei libri di Donna Tartt (Dio di illusioni, Rizzoli 2014: ma lì succedono cose terribili) in cui gli studenti vivono un po’ come nei nostri collegi e residenze, ma senza un progetto formativo. Nelle università americane è difficile che qualcuno faccia il pendolare e i ragazzi vivono in vere e proprie città dove studiano, lavorano e organizzano numerose attività extracurriculari, spesso appoggiate da club creati dagli studenti stessi (club politici, di danza, di categorie, di hobby e passatempo; i club sono centinaia e sono di qualsiasi genere).

Per quanto le lezioni richiedano impegno costante e la consegna di numerosi elaborati durante il semestre, la biblioteca è sempre deserta e non è di certo per la temperatura siberiana che c’è, dato che qui ogni ambiente è in media sui 20° C. Vengono a questa preferiti spazi di coworking messi a disposizione dall’università, con attrezzature di ultima generazione e dove gli studenti possono lavorare ai propri progetti fino a tarda notte.

È ormai passato un mese da quel giorno in cui ho inviato il mio primo messaggio dalla Virginia e in queste settimane sto capendo quanto la lontananza sia un fattore importante per capire, e molto spesso valorizzare, ciò che hai lasciato a casa. È come cucirsi addosso una muta che ti permette di immergerti alla scoperta di un nuovo mondo: sarà bello contare le toppe, i punti di sutura e le zone rimaste intatte alla fine di questo viaggio.

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