Generare, misurare e rendicontare l’impatto sociale

A dieci anni dalla sua fondazione EDUCatt pubblica il primo Report d’impatto per comunicare ai propri stakeholders, e non solo, il valore del lavoro fin qui svolto: non solo numeri, ma effetti concreti misurabili nel tempo.

L’impatto sociale è la capacità di un’organizzazione di contribuire ad un cambiamento in un determinato campo d’azione modificando lo status quo di una persona o di una comunità destinatari dell’attività sociale.

(Perrini e Vurro 2013)

Il termine valutazione non è riducibile al mero calcolo, conteggio o stima, ma è soprattutto un “dare valore”: nell’operazione di valutazione degli impatti, infatti, si verifica il valore generato dalle attività di un’impresa e l’efficacia dei progetti in cui essa si impegna. Le organizzazioni che misurano l’impatto sociale creato possono essere profitnon profit: se per entrambe le tipologie la misurazione è fatta in vista di un miglioramento dell’accountability dei progetti e di una distribuzione efficace delle risorse, per le non profit, in particolare, la rendicontazione è un’attività strategica che permette una comunicazione trasparente con i propri stakeholders e con i propri finanziatori, nonché un mezzo per raccontare il proprio operato a futuri investitori e beneficiari.

La pluralità di definizioni e declinazioni che assume il concetto di impatto sociale si riflette nella molteplicità di strumenti e metodi di misurazione utilizzati per calcolarlo. A livello europeo e mondiale sono attualmente presenti diverse metodologie per la misurazione degli output (esiti), degli outcome (risultati) e dell’impatto sociale: dato l’insieme di risorse di partenza (input), come edifici, denaro, professionalità coinvolte etc., gli output sono i prodotti o servizi, cioè in senso ampio, i risultati immediati delle attività svolte. Fino a questo livello la misurazione rimane sul piano quantitativo senza estendersi all’efficacia dell’attività che è invece presa in considerazione a un primo livelli dagli outcome, ovvero dagli effetti sul medio-lungo periodo raggiunti o presumibili dagli output dell’azione d’intervento, ed infine dalla misurazione d’impatto che considera il cambiamento sostenibile di lungo periodo nelle condizioni delle persone o nell’ambiente che l’intervento ha contribuito a realizzare (Zamagni-Venturi-Rago, Valutare l’impatto sociale. La questione della misurazione nelle imprese sociali in “Impresa Sociale. Rivista fondata dal gruppo cooperativo CGM”, IRIS Network, Trento).

A dieci anni dalla propria fondazione EDUCatt, con il supporto scientifico di ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica, ha scelto di misurare e rendicontare gli impatti generati dai propri servizi durante il periodo di attività sui principali stakeholders, gli studenti. Il Report di impatto 2018 è stato presentato lo scorso ottobre in occasione dell’evento «Generare impatto sociale: nuovi modelli di finanziamento e impact investing tra pubblico e privato. Il modello shift» durante il quale il tema dell’impatto sociale è stato oggetto di confronto della tavola rotonda moderata da Elisabetta Soglio, responsabile dell’inserto «Buone notizie» del “Corriere della Sera”, e animata da due prospettive complementari: da una parte i finanziatori che devono scegliere su quali progetti investire e scommettere, dall’altra gli Enti non profit che sono chiamati a dimostrare il valore dei propri progetti per distinguerli dagli altri. Dalla prima prospettiva Giovanna Paladino, responsabile della segreteria tecnica di Presidenza Intesa San Paolo, ha parlato dell’importanza di uno stretto controllo dell’ente finanziato e ha sottolineato come la capacità di fornire un sistema di misurazione dei risultati efficace sia elemento critico per gli Enti, ma anche di selezione fondamentale per i finanziatori. Anche Mauro Zan, responsabile Investimenti di SEFEA Impact, ha sottolineato l’importanza della misurabilità degli effetti, aggiungendo la volontà di fornire non solo finanziamenti ai progetti su cui si sceglie di investire, ma anche di costruire strumenti per professionalizzarli e renderli, nel tempo, autosufficienti. Seduto dalla parte di chi riceve i finanziamenti Roberto Cerutti, institutional partnership development manager di SOS Villaggi dei Bambini Onlus, ha concordato sulla necessità di una maggiore professionalizzazione del settore con uffici amministrativi competenti e figure specializzate, per esempio, nella gestione dei fondi europei o nel foundraising, perché «la buona volontà e l’onestà non bastano per costruire un progetto concreto», ma ha anche messo in guardia sull’eccesso di professionalizzazione che potrebbe allontanare dal contatto diretto con le persone, altrettanto necessario. 

Sebbene, come ha illustrato il Direttore della Fondazione Angelo Giornelli, la mission data a EDUCatt, ovvero contribuire al progetto formativo dell’Università Cattolica, renda più complessa la misurazione degli esiti, la valutazione degli effetti generati ha permesso di confrontare i risultati raggiunti con la missione perseguita e di evidenziare non solo i punti d’interesse, ma anche gli ambiti di miglioramento possibili. L’obiettivo non è più il numero di posti letto o il numero di pasti erogati, ma l’effetto di questi servizi sul benessere, sul rendimento e sulla vita degli studenti beneficiari, non la possibilità di lavorare durante il periodo universitario (StudentWork), ma lo sviluppo di un metodo di organizzazione del tempo e di gestione della pressione che sono bagaglio prezioso per lo sviluppo personale e professionale: questi sono solo alcuni degli esempi a conferma che il nostro lavoro non è una semplice offerta di servizi, ma un supplemento alle attività formative con impatti a lungo termine diffusi e significativi.

http://www.educatt.it/bilanciodimissione2018/

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