Festa di Natale EDUCatt: dai giorni perduti, la speranza

Il racconto di chi si è veramente e la memoria dei giorni andati, ma mai veramente persi: lo spettacolo durante la festa di Natale mostra un lato inaspettato e prezioso di chi lavora nella Fondazione (con fotogallery della serata).

[Kazirra] Si avvicinò all’uomo e gli chiese: «Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?». Quello lo guardò e sorrise: «Ne ho ancora sul camion da buttare. Non sai? Sono i giorni». «Che giorni?» «I giorni tuoi.» «I miei giorni?» «I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso…»

(D. Buzzati, I giorni perduti, in Id., Le notti difficili, Mondadori, Milano 1971)

L’idea del tempo che inesorabile passa e si perde è solo causa di sconforto o può essere occasione di crescita? Dal pessimismo e dalla negatività può – in alcuni casi deve – ergersi la speranza: questa è l’importante conclusione raggiunta dai partecipanti al laboratorio di scrittura in EDUCatt, che hanno deciso di raccontarla (a modo loro) in occasione della festa di Natale della Fondazione, lo scorso 19 dicembre.

Quale miglior momento di rinascita e ricrescita se non il Natale, occasione per ritrovarsi e festeggiare, ma anche fare i conti con l’anno passato e con quanto si è raggiunto, con chi si è e chi si vorrebbe diventare, con i propri lati più “scomodi” e con le piccole grandi novità del quotidiano. Grazie al “ciclo virtuoso” creatosi all’interno del laboratorio di scrittura (con il prezioso aiuto della formatrice Adriana Lorenzi) sono nati pensieri e racconti che dimostrano il desiderio di esprimersi andando oltre alla “facciata” lavorativa, mostrandosi – e non sempre questo risulta facile – per chi si è realmente.

Il laboratorio però non si è fermato qui: il tema della memoria ha avuto un ruolo di forte rilievo nella scrittura dei testi che hanno portato alla realizzazione, in collaborazione con Silvia Barbieri, dello spettacolo I giorni perduti, ispirato all’omonimo racconto di Dino Buzzati. Intermezzati dalla lettura di Antonio della vicenda di Ernst Kazirra e delle sue casse piene di occasioni mancate e momenti sprecati, si sono alternate le voci di chi, come Luisa, ha colto l’occasione «per aprire un po’ il mio cuore soprattutto a me stessa e anche agli altri» o di Elena e Fabio che, con l’aiuto di Fabrizio de André, hanno ricordato «quei giorni perduti a rincorrere il vento»; il ricordo della prima visita alla residenza Gasparini (che si lega al “nuovo ricordo” del centro sportivo di Piacenza) o dell’arrivo di nuove persone nella propria vita (come la piccola Emma e la “nuova” zia Eleonora, o meglio Lolly); il racconto di chi compie, ogni tanto o tutti i giorni, gesti di volontariato e di quanto si vuole dire allo Spirito del Natale, ringraziandolo o rimproverandolo con bonarietà.

Così la festa di Natale di EDUCatt si è arricchita di un valore aggiunto fondamentale, che Adriana Lorenzi descrive all’interno del volumetto edito dalla Fondazione e regalato al personale EDUCatt: «Il bisogno, il desiderio di fare qualcosa, di esserci con le proprie forze e la propria particolarità per spingere la vita verso la direzione più giusta possibile. […] Non riesco a pensare a una forma più pura di cura».

Foto di Carlo Pala

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