EDUCatt alla chiamata dell’emergenza

Una riflessione sulla risposta che la Fondazione per il diritto allo studio ha potuto offrire all’emergenza generata dal coronavirus, grazie allo spirito di servizio di coloro che la compongono, per salvaguardare i bisogni e la salute degli studenti e dei lavoratori.

La situazione di emergenza sanitaria generata dalla diffusione di un virus particolarmente aggressivo e precedentemente sconosciuto, che è stata avvertita in Italia dalla terza settimana di febbraio, ha richiesto progressivamente alle Istituzioni di prendere delle decisioni anche dolorose per cercare di contrastare l’epidemia, dalla chiusura degli esercizi commerciali alla limitazione delle attività produttive, alla sospensione della didattica su tutto il territorio nazionale: in ciò gli Atenei – e l’Università Cattolica innanzitutto – hanno fatto da apripista, reagendo in maniera pronta e adeguando gli strumenti e le soluzioni all’esigenza di ridurre il più possibile i contatti diretti tra le persone.

EDUCatt, in quanto Ente strumentale dell’Ateneo, ha cercato subito di seguire le indicazioni di volta in volta emanate, continuando per quanto possibile a garantire l’operatività dei servizi e in particolare il funzionamento delle strutture dedicate agli studenti e alla comunità universitaria, tra cui i Collegi e le Mense, oltre che i servizi di distribuzione libraria, subito adattati alle nuove esigenze di fruizione da remoto.

Nella prima fase inoltre il Centro sanitario ha funzionato come presidio, sia per la comunità universitaria in generale, sia in particolare per i ragazzi dei Collegi, che hanno avuto la possibilità di ottenere assistenza immediata anche per verificare gli eventuali sintomi.

In tutte le operazioni, l’attenzione primaria è andata sempre alla tutela della salute del pubblico e dei lavoratori, immediatamente attivando o potenziando alcune delle modalità di lavoro e pratiche virtuose cui nel corso degli anni la Fondazione si era già abituata o si è adeguata con rapidità: il lavoro agile per quanti hanno potuto evitare la presenza, le riunioni online, l’osservanza rigida delle norme già attive di controllo igienico e l’incremento delle procedure di sanitizzazione.

Sì è trattato di una risposta che ha visto i lavoratori di EDUCatt reagire con disponibilità, spirito di servizio e positività, senza mai dimenticare che nei nostri Collegi o nelle nostre mense si trovano dei ragazzi che spesso considerano l’Università, e le strutture e i servizi da noi gestiti, come una seconda casa.

Anche dal punto di vista economico, proprio all’inizio di questo periodo difficile, per venire incontro alle esigenze degli studenti e delle loro famiglie EDUCatt ha deciso di sospendere i pagamenti delle rette dei collegi per gli idonei non beneficiari e di prorogare le altre scadenze fino al 30 giugno: è uno sforzo doveroso, non privo di implicazioni finanziarie per la Fondazione ma che è stato affrontato senza indugio, adeguando le date a quelle dell’Università.

La situazione è andata aggravandosi nel corso degli ultimi giorni. I recenti Decreti Nazionali hanno richiamato tutta la popolazione ad attenersi scrupolosamente alle prescrizioni e alle restrizioni attualmente in vigore, che hanno come scopo principale la salvaguardia della salute personale e della collettività.

Su questa scia, il ridotto numero di studenti attualmente presenti all’interno dei Collegi e la chiara indicazione ricevuta dalle Istituzioni di limitare il numero di personale impiegato in presenza nelle attività lavorative, ci ha indotto a considerare alcuni interventi da attuare anche all’interno delle nostre strutture, pur continuando a garantire i servizi ove indispensabile, e ad attuare strettamente, in piena collaborazione con il medico competente e con il Servizio Prevenzione e protezione e con speciale attenzione alle situazioni di fragilità, il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto dalle Parti sociali il 14 marzo scorso: dalla chiusura di alcuni Collegi con il conseguente ricollocamento provvisorio degli studenti in strutture in grado di essere sanificate all’applicazione massiccia delle formule di lavoro a distanza e della turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili, alla regolamentazione dell’accesso ai luoghi di lavoro da parte dei fornitori e alla fruizione degli spazi comuni, fino all’uso degli ammortizzatori sociali disponibili (monte ore, permessi speciali) finalizzati a consentire l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione.

Allo stato attuale, non è ancora possibile prevedere quando si inizierà a vedere un’inversione di tendenza, ma abbiamo ragione di sperare che applicando scrupolosamente le indicazioni nazionali riusciremo a fronteggiare questa emergenza inedita ed estremamente complessa.

A tutte le persone che hanno organizzato e gestito il lavoro, a tutti gli operatori di linea, a tutti i lavoratori che hanno continuato a prestare la loro opera con spirito di responsabilità deve andare un ringraziamento particolare. È grazie a loro che la Fondazione esiste e può dare pieno adempimento alla propria missione di supporto dell’Ateneo. Questa è stata un’occasione per ciascuno di mostrare le proprie qualità e per rendere più solidi i legami invisibili che rendono coesa una comunità. Ci riabbracceremo presto, e avremo allora imparato a lavorare ancora meglio per il bene dell’Università e dei giovani che da lei e dalle famiglie ci sono affidati.

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