Bière d’artiste /1

Storie di birra | 3 (puntata 1/2)

Al Tate Museum di Londra, un uomo è fermo davanti a una natura morta di un pittore francese, Ferdinand Léger (1881-1955). La Galleria d’arte internazionale moderna e contemporanea, che fa parte di un gruppo di quattro musei tra la Scozia e Liverpool, fu fondata nel 1889 da Henry Tate, un industriale divenuto ricco con lo zucchero, in un edificio che una volta ospitava una centrale elettrica.
Il nostro uomo ci è arrivato gironzolando per Bankside, un’area che si trova fra il Ponte dei Frati Neri e il London Bridge, sulla riva sud del Tamigi, nella zona che ospita tra molto altro anche una copia del Golden Hind, la nave corsara più famosa del mondo, con cui sir Francis Drake dal 1577 al 1580 fece il giro del mondo cannoneggiando i galeoni spagnoli.
Passando da Clink Street e dal Clink Museum e poi da Cannon street, ha incrociato l’Anchor, uno dei pub più antichi di Londra, e poi il Founders Arms, prima del Blackfriars Bridge.

Entrare alla Tate è stato facile: come tutti i musei inglesi, è visitabile gratuitamente, e lo è anche la collezione che ospita, oltre a Léger, opere come The Snail di Henri Matisse, i Seagram Murals di Mark Rothko e altri pezzi d’arte performativa e fotografica. L’uomo ha fatto il suo giro, fino a fermarsi davanti al dipinto di Léger – questo pittore, scultore e “filmmaker”, discepolo del cubismo che viene considerato un precursore della pop art.
Il quadro che ha attratto l’attenzione del visitatore rappresenta una birra; la targhetta che ne riporta il titolo recita Still Life with a Beer Mug e dice che è stato dipinto intorno al 1921. Come sempre, in Léger, le forme sono semplificate, le campiture sono ampie e i colori netti, definiti. Qui prevalgono i tre primari, il rosso, il giallo e il blu, e sullo sfondo il nero e il bianco.
Ma il connubio tra birra e arte alla Tate non è un’eccezione, perché a Bankside esiste un vero e proprio percorso, intitolato Beer+Art, che intende celebrare gli artisti che stanno dietro ad alcuni dei grandi produttori di birra artigianale del Regno Unito. È un itinerario che passa attraverso nomi come Gipsy Hill, Cloudwater, Burning Sky, Pressure Drop, Buxton, Burnt Mill, Lost & Grounded, Whiplash, e che esplora le creazioni dei virtuosi che oggi usano il design come strumento di marketing e identità di marchio, fino all’arte.

In verità, tornando a un uso più tradizionale dell’arte, di birra nei quadri ne scorre parecchia, non solo a Londra.
O ne è scorsa, perché a volte i boccali raffigurati – come nel caso di alcuni van Gogh – finiscono per essere vuoti.
Forse le rappresentazioni più famose e impressionanti sono quelle, affollatissime, del pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio (1525/1530 circa-1569) che nella seconda metà del Cinquecento la inserisce in due quadri distinti, un Banchetto nuziale e una Danza dei contadini.
Famiglia importante nella pittura, quella dei Bruegel, anche se scarsamente originale coi nomi: a seguire le orme del capostipite anche il primo figlio, Peter Bruegel il Giovane (1564-1638), il secondo, Jan Bruegel il Vecchio (1568-1625) e il nipote, Jan Bruegel il Giovane (1601-1678).
Nel primo quadro di Peter il Vecchio – un dipinto a olio su tavola, databile al 1568, acquistato nel 1594 a Bruxelles dall’arciduca Ernesto d’Asburgo e a partire dal 1659 nella collezione dell’arciduca Leopoldo Guglielmo – sulla sinistra si vede un uomo che versa della birra, probabilmente lambic, in una brocca. Il getto è copioso e in basso si scorge un gran numero di brocche rovesciate. La destra, nel resto del quadro, è occupata invece da una grande tavolata piena di gente che occupa trasversalmente la scena; dietro ai commensali si vedono dei musici e in primo piano le scodelle con le pietanze in arrivo; il giovane che versa la birra probabilmente è lo sposo, che tradizionalmente durante i festeggiamenti per il matrimonio serviva ai tavoli.
La lambic, che si caratterizza sia per una leggerissima ma ben definita nota acidula nel finale sia per il tipico aroma di mosto o di sidro o, se maturata nelle vecchie botti di vermut pregiati, di Jerez, è una birra molto particolare: si produce senza lieviti selezionati né materie prime come grano e orzo; si dice che nasca, originariamente, nella cittadina di Lembeek, nei pressi di Halle, a una ventina di chilometri da Bruxelles: qui, grazie ai particolari microrganismi indigeni presenti nell’aria, avviene la fermentazione spontanea del mosto nelle botti usate per il vino.
Il secondo dipinto, acquisito dai francesi nel periodo napoleonico e trasferito a Parigi nel 1808 per essere poi portato nel 1815 a Vienna, dove è conservato nel Kunsthistorisches Museum, rappresenta una danza. I ballerini occupano il lato destro e sono molti: due in primo piano, altri due in secondo, altri se ne intravedono ancora più indietro. A sinistra, il particolare che ci interessa: una tavola, delle panche di legno e più uomini che bevono birra. Hanno le facce paonazze, le espressioni concitate. In pancia, litri di birra.
Non è nel quadro, ma una storia di birra coinvolge anche il figlio di Peter il Vecchio, Peter il Giovane: la sua Crocifissione – che in realtà riproduceva un dipinto del padre e che si trova nella Chiesa di Santa Maria Maddalena a Castelnuovo Magra, in provincia di La Spezia –, nel marzo 2019 è stato rubato da una banda di ladri, che però hanno sottratto solo la copia che i carabinieri, nel frattempo, avevano sostituito all’originale, salvandolo così in anticipo.
Il quadro era stato donato alla chiesa da una facoltosa famiglia ed era stato tenuto nascosto durante la Seconda guerra mondiale per impedire che i nazisti lo portassero via; nel 1981 era stato già rubato, ma era stato poi recuperato nel giro di qualche mese ancora dai carabinieri.
Cosa c’entra con la birra? Ebbene, dalle Fiandre hanno ammirato come, in Italia, sia stato salvato un quadro «di famiglia» da un possibile furto: di conseguenza, per mostrare la loro gratitudine, a Bruxelles hanno offerto una birra a tutti i visitatori italiani della mostra Beyond Bruegel (organizzata per il 450° anniversario della morte di Peter il Vecchio, nel 2019; la durata della mostra è stata estesa fino alla fine di giugno 2020: non sappiamo se l’offerta della birra valga ancora, ma se ci si trova a Bruxelles un salto al bar Plein Publiek, in via Kunstberg 5, si può fare lo stesso).
Nello stesso periodo e nella stessa zona, Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606-1669) dipinge un famoso Autoritratto (circa 1635), in cui brinda insieme alla moglie Saskia, nipote (o cugina?) del suo mercante d’arte, Hendrick van Uylenburgh: nel dipinto lei è di spalle, ma è rivolta allo spettatore; lo è anche Rembrandt, di tre quarti, che alza al cielo un bicchiere di birra come se volesse brindare con noi. Il boccale, alto e stretto, pieno a metà, somiglia a un grande flute di quelli tradizionalmente associati alle Pils. Ma Josef Groll avrebbe brassato per la prima volta in Boemia, a Pilsen, la prima Pils – un cambio epocale rispetto alle tradizionali Ale – solo più tardi, nell’ottobre 1842, perciò nel bicchiere doveva esserci qualcos’altro.

continua)


Casa Fogliani è un’officina creativa nata a partire dall’obiettivo di valorizzare risorse e attività e prodotti enogastronomici d’eccellenza, con la possibilità di destinare delle risorse a uno scopo con valore sociale altrettanto eccellente: il progetto intende infatti reinvestire le marginalità realizzate dalle iniziative e con la vendita dei prodotti, tra cui due birre appositamente prodotte per conto della fondazione EDUCatt dal birrificio Argo di Lemignano di Collecchio (PR), in borse di studio, sostegno economico e servizi per studenti in estrema difficoltà.
Per ciascun anno accademico vengono attivati uno o più percorsi di laurea in Università Cattolica a favore di giovani in condizioni di estremo bisogno, di provenienza nazionale e internazionale. I beneficiari verranno sostenuti per tutto il periodo necessario al raggiungimento della laurea – fino a un massimo di cinque anni – e assistiti per agevolare l’ambientamento e lo svolgimento degli studi, con una verifica costante del mantenimento delle migliori condizioni per il raggiungimento del successo. Il sostegno prevede vitto, alloggio, vestiario, assistenza sanitaria, strumenti di studio, contributo economico per le spese quotidiane e il mantenimento, la possibilità di accedere al programma studentwork e tutto quanto è necessario per una vera accoglienza.
«Questa (non) è una birra» è la campagna che nasce per sostenere il progetto: perché la birra Clelia (una cream ale) ed Elettra (una amber ale) sono buonissime, ma soprattutto perché acquistandole o consumandole si contribuisce da subito, e concretamente, a un progetto ad alto valore sociale.

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