«Val la pena produrre belle e sagge opere se per farlo abbiamo bisogno del lavoro degli schiavi?»

Lo scandalo di Grafica Veneta ha messo in luce che anche il mondo dei libri e della cultura non è esente da situazioni di abusi e sfruttamento. Ecco perché per chi produce e distribuisce libri è fondamentale affidarsi a partner rigorosamente selezionati.

«Val la pena produrre belle e sagge opere se per farlo abbiamo bisogno del lavoro degli schiavi?» chiede lo scrittore Maurizio Maggiani a papa Francesco in una lettera pubblicata sul «Secolo XIX», pochi giorni dopo lo scandalo che ha coinvolto Grafica Veneta, la più importante azienda italiana nella stampa di libri.

A fine luglio l’azienda è finita infatti al centro di un’inchiesta, denominata operazione “Pakarta”, per essere stata al corrente della situazione di sfruttamento e violenza all’interno della BM Service, la cooperativa a cui Grafica Veneta aveva appaltato il confezionamento dei propri prodotti. I lavoratori stranieri, seppur assunti regolarmente, erano costretti a lavorare sorvegliati a vista in turni di dodici ore, sette giorni su sette, senza la garanzia di ferie e malattia, per 1.100 euro al mese. I tentativi di denuncia e di ribellione si trasformavano spesso in minacce e violenze fisiche, tant’è che le indagini sono partite lo scorso 25 maggio 2020, dal ritrovamento di un giovane pakistano a bordo della Statale 16 in provincia di Padova con le mani legate dietro la schiena. A seguito della vicenda sono stati condannati agli arresti domiciliari l’amministratore delegato e il responsabile alla sicurezza di Grafica Veneta.

«Rinunciare a posizioni e comodità per fare spazio a chi non ha spazio»

Papa Francesco ha risposto a Maggiani in una lettera pubblicata sulla «Stampa» l’11 agosto, di cui si può leggere qualche passaggio su «Avvenire»: «Lei non pone una domanda oziosa, perché in gioco c’è la dignità delle persone, quella dignità che oggi viene troppo spesso e facilmente calpestata con il lavoro-schiavo».

Cosa fare? Non battere alla ritirata: «denunciare i meccanismi di morte, le strutture di peccato […] per scuotere dall’indifferenza, per stimolare le coscienze, inquietandole perché non si lascino anestetizzare dal non mi interessa, non è affare mio, cosa ci posso fare se il mondo va così?». D’altronde Grafica Veneta era salita alla ribalta per aver stampato i libri di Harry Potter e i libri del «New York Times» e per aver prodotto in tempo di pandemia le mascherine chirurgiche da distribuire in tutta Italia: chi avrebbe mai immaginato a un epilogo tanto aberrante? Denunciare per non perdere l’occhio critico e avere il coraggio di rinunciare, ma «non alla letteratura e alla cultura – continua il pontefice – ma ad abitudini e vantaggi che, oggi dove tutto è collegato, scopriamo, per meccanismi perversi dello sfruttamento, danneggiare la dignità di nostri fratelli e sorelle. È un segno potente rinunciare a posizioni e comodità per fare spazio a chi non ha spazio. Dire di no per un sì più grande».

Una filiera produttiva frammentata che deresponsabilizza chi sfrutta

Esternare il lavoro, delocalizzare i collaboratori, frammentare la filiera produttiva: sono tutte operazioni che portano una serie di vantaggi economici alle aziende e che molto spesso vengono però messe in atto per cercare di scaricare altrove la responsabilità, laddove avvengono abusi e sfruttamenti. Il meccanismo è noto soprattutto nel campo della moda, grazie a episodi eclatanti come quello di Rana Plaza, mentre sembra non essere preso in considerazione per il mondo dei libri e della cultura, forse a causa di una presunta superiorità morale del prodotto. Ma come racconta il giornalista Paolo di Paolo in un articolo su «Repubblica», anche il mondo dell’editoria è un vero e proprio Far West e non solo nella produzione, ma anche nella distribuzione – affidata a cooperative evanescenti – e all’interno delle stesse redazioni, dove dietro a frasi come «certi lavori si fanno per passione e non certo per soldi» si fa appello alla retorica per scavalcare qualsiasi discorso su diritti, compensi e minimi salariali.

Le scelte di EDUCatt in materia di produzione editoriale

Tra i servizi di EDUCatt c’è anche Libri e altri strumenti dello studio, un servizio che mette a disposizione degli studenti e dei docenti tutto il materiale che serve per studiare e per agevolare l’attività didattica. Lo studio editoriale e la distribuzione libraria – che comprende pubblicazioni, prestito e usato – sono entrambi gestiti direttamente dall’Ente per il diritto allo studio. I libri vengono stampati su materiali e con tecnologie ecompatibili dalla Litografia Solari, una tipografia con oltre mezzo secolo di vita, fondata nel 1962 da un giovane tipografo milanese e ora portata avanti dal figlio e dal nipote, che coniugano tradizione e innovazione tecnologica.

La foto in copertina è di Annie Spratt.

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