Le ombre di novembre

Novembre, con la festa di ognissanti, si apre sotto il segno dei martiri. Fu Papa Gregorio III, tra il 731 e il 741, in un’Italia ancora agitata dal conflitto tra Longobardi e Bizantini, nel pieno dell’Alto Medio Evo, a scegliere il 1 novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella pietrina alle reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”.
Il giorno dopo, poi, è quello dei morti. In questo mese, allora, in cui le ore di luce si accorciano e i colori delle città si fanno grigi e giallastri già dal primo pomeriggio, non è vietato lasciarsi invadere da un sentimento scomodo, poco nominato, eppure insito nell’uomo.
Un sentimento di afflizione interna, affine alla tristezza ma di questa più contenuto e persistente, che vorrebbe un superamento del dolore, seguito da un fondo cieco di rassegnata amarezza, e che in alcuni può costituire un abituale atteggiamento dell’animo: ecco la mestizia, ecco il giorno dei morti, ecco il dono che ci fa novembre.
Ad accompagnarci questa volta è Mario Benedetti, poeta friulano nato nel 1955, autore di tre libri fondamentali della poesia contemporanea, Umana gloria (2004), Pitture nere su carta (2008) e Tersa morte (2013) e dal 2014 ospite, in seguito a un ictus, di una struttura sanitaria del territorio milanese.

Qui, due poesie da Tersa morte:

«Il mio nome ha sbagliato a credere nella continuità
commossa, i suoi luoghi intimi antichi, la mia storia.
Le parole hanno fatto il loro corso.
Gli ospedali non hanno corsie. Dal cimitero dei cani
vicino alla discarica di Limbiate escono i morti al guinzaglio.
Non si addensa nulla, si disperde al telefono il mio petto.
Le parole hanno fatto il loro corso.
Sei solo stanco, ripete una voce qualunque».

***

Nella grotta del bosco Làndri

«La frana di braci si alza sulle foglie di acero
e in basso la grappa con il tabacco da fiuto,
i cartocci delle pannocchie per le sporte da fare:
notte fatta di attimi, pareti che si scuotono,
pensieri che si divincolano e si addormentano.
E torna la domanda. Non saprai di essere morto,
non sarai, quel nulla che nella vita diciamo
non sarai, non ci sarai più, non saprai di te.
Perfetta assenza. Non distrarti, non eludere
la pura inconcepibile assenza, non distrarti».

Simone Biundo

Simone Biundo è nato a Genova il 16 giugno del 1990. Insegnante di lettere a Genova in una Scuola secondaria di primo grado, è editor della rivista «VP Plus», il quindicinale online dell’Università Cattolica di cui è anche SMM. Ricercatore di storia dell’editoria e critica letteraria ha pubblicato "Un altro acquario: Vanni Scheiwiller consulente letterario" e "L’immagine non contaminabile della poesia»: Biagio Marin". Nel 2020 uscirà la sua traduzione di una selezione di testi del poeta marsigliese Louis Brauquier nel volume "Approdi. Vivremo fino al mattino" curato con Paola Fossa, traduttrice e insegnante all’Università di Mulhouse, per Festa mobile. Con il poeta Damiano Sinfonico, l’attrice e linguista Sara Sorrentino cura la rassegna di poesia contemporanea , poet. – alla libreria Falso Demetrio. Fa parte di Gruppo Limpido, laboratorio di teatro e libera espressione. Alcune sue poesie sono uscite su «Neutopia», «Margutte» e «L’Altrove». Qui in EDUCatt, collabora come SMM e content manager nella comunicazione.

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