Fine della pandemia: torniamo all’antico?

L’intervento che inaugura la nuova rubrica “L’Esperto risponde“, nata per dare spazio alle domande dei nostri lettori e trovare nelle risposte del prof. Giacinto Miggiano, qualche consiglio per migliorare le abitudini alimentari e il benessere psicofisico.

La pandemia di Covid-19 ha cambiato il nostro modo di vivere, anche per quelle che sono le nostre abitudini alimentari. Il lockdown ha inciso principalmente su tre aspetti, di cui è necessario prendere coscienza: 

  • riduzione del consumo energetico;
  • aumento dell’introduzione di cibi, soprattutto ipercalorici;
  • alterazione della sfera emotiva: la paura di questa malattia ha determinato ansia e instabilità che alcune persone hanno cercato di vincere mangiando di più, in particolare cibi grassi e ricchi di calorie.

Tra le conseguenze nella popolazione emerge sicuramente il problema del sovrappeso, sia negli adulti che nei bambini.  Sovrappeso non significa però obesità: ricordiamo che si definiscono in sovrappeso i soggetti il cui indice di massa corporea è compreso tra 25 e 30, mentre sono definiti obesi quei soggetti il cui indice di massa corporea è superiore a 30.

Durante il lockdown a prendere qualche chilo sembrerebbero esser stati anche bambini e ragazzi.
L’immobilità non ha certo semplificato le cose: i bambini e i ragazzi hanno passato più tempo davanti alla televisione, ma anche al computer per la didattica a distanza, e questo ha comportato ovviamente una riduzione del movimento. Come gli adulti anche i bambini hanno riversato la noia e l’ansia sul cibo. Bisogna sapere che gli zuccheri chiamano zuccheri perché, quando li mangiamo, produciamo degli ormoni che agiscono non soltanto a livello periferico sul fegato e sul tessuto adiposo, dove si depositano facendoci ingrassare, ma anche a livello cerebrale: è come se fossero una droga in grado di scatenare una dipendenza anche perché il cibo, soprattutto se fatto di zuccheri e grassi, gratifica contribuendo anche a predisporre o aggravare la presenza di diabete e danneggiare il fegato. È bene dunque tornare subito indietro e, prima di tutto, rendersi conto della propria situazione. La terapia si basa fondamentalmente su tre principi, che sono sempre molto importanti: la dieta particolare, l’aumento dell’attività fisica e un comportamento alimentare adeguato

L’esperto risponde

Quali sono i suggerimenti per rimettersi in forma nel modo corretto, senza ricorrere a diete incongrue e fai da te?

Mangiare di meno, introdurre cibi meno ipercalorici, evitare gli zuccheri e frazionare i pasti nella giornata.
La frutta va mangiata, preferibilmente di stagione, ma variando e senza eccedere nella quantità. Via libera alla verdura, sia cruda che cotta, anche in grandi quantità perché, a differenza della frutta, ha pochissime calorie: almeno una porzione al giorno di verdura andrebbe mangiata cruda, perché con la cottura eliminiamo alcuni minerali e vitamine importanti per il nostro organismo. Preferire i carboidrati integrali a quelli normali. Sì ai legumi, freschi o secchi, sia come piatto unico che associati a pasta o riso. Prediligere il latte magro parzialmente scremato a quello intero. Senza eccessi, ogni tanto permettersi un piccolo gelato per gratificarsi, meglio se di yogurt o di frutta. Cercare di non usare cibi salati, un po’ per la pressione, ma soprattutto perché il sale trattiene acqua e fa gonfiare: più che salare dunque è bene imparare a insaporire i cibi con i vari aromi.
Il pesce, lesso, arrosto o alla griglia, va sempre bene. Per quanto riguarda la carne suggerisco quella meno grassa, ad esempio quella bianca (come pollo, tacchino o maiale magro) e se si mangia prosciutto scegliere il meno salato e togliere il grasso. Poiché siamo in estate, fa caldo e si suda, è importantissimo bere: i bambini e gli anziani spesso non bevono a sufficienza perché non sentono la sete, per questo è utile invitarli spesso a bere, ma evitando bevande che contengano zuccheri.


Hai una domanda per l’esperto? Scrivici all’indirizzo redazione@educattepeople.it per i consigli del prof. Giacinto Miggiano.

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