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Notizie dagli USA: le elezioni e l’assalto a Capitol Hill secondo gli studenti americani

Il secondo processo di impeachment nei confronti di Trump dà ulteriore conferma di quanto la politica dell’ormai ex presidente degli Stati Uniti sia stata un passaggio estremamente controverso per la storia americana. Alcuni ragazzi che vivono vicino a Washington DC ci hanno raccontato che cosa pensano delle elezioni dello scorso novembre, dell’assalto a Capitol Hill e le speranze che ripongono in Biden.

Martedì 9 febbraio è iniziato il secondo processo di impeachment contro Donald Trump. L’accusa, rappresentata da una delegazione della Camera, sostiene che Trump sia stato responsabile dell’attacco a Capitol Hill, a causa di una strategia comunicativa volta a mantenere il potere, nonostante la sconfitta alle elezioni dello scorso novembre, e culminata nel discorso del 6 gennaio in cui Trump incitava i manifestanti a «marciare verso il Congresso» e a «combattere sino alla morte».
La difesa, di contro, ritiene che un ex presidente non possa essere oggetto di impeachment e che portare avanti il processo e condannare Trump significherebbe alimentare le divisioni interne agli Stati Uniti.

Al di là dell’esito, che comunque ha rappresentato un passaggio cruciale per la politica statunitense, è indubbio che la vicenda dell’impeachment abbia dato ulteriore conferma di quanto Trump sia stato un presidente controverso (è d’altronde il primo presidente della storia a essere stato coinvolto per due volte in un processo di impeachment) e di quanto la sua politica abbia profondamente scosso gli Stati Uniti. Alcuni ragazzi che vivono in Virginia, vicino a Washington DC, ci hanno raccontato che cosa pensano delle ultime elezioni, dell’assalto a Capitol Hill e le speranze che ripongono nel mandato di Biden (potete trovare gli interventi nella loro versione integrale qui).

Le elezioni dello scorso novembre

Le ultime elezioni degli Stati Uniti sono state caratterizzate da un clima di profonda divisione sociale: «La maggior parte degli elettori ha votato contro Trump o contro Biden e non per qualcuno» (Charles). Infatti, alcuni Stati storicamente conservatori, come l’Arizona e la Georgia, hanno votato Biden, spostando così la questione su un piano diverso da quello ideologico: «Il voto è stato nettamente diviso tra giovani, afroamericani, asiatici e latini che hanno votato Biden e bianchi, anziani e abitanti delle zone rurali che hanno votato Trump». Durante le ultime elezioni infatti le «divisioni di carattere etnico e geografico hanno avuto la medesima importanza di quelle ideologiche che contrappongono conservatori e liberali» (Thomas).
Molti repubblicani, tuttavia, hanno deciso di non votare Trump perché considerato inadatto all’incarico di presidente degli Stati Uniti, come ha precisato Charles. I toni considerati spesso inadeguati dell’ex presidente e l’incompetenza dei suoi collaboratori sono stati infatti importanti motivi del suo insuccesso elettorale: «C’è sempre stato rispetto tra i due candidati principali alla presidenza – racconta Thomas – ma Trump ha cambiato quest’abitudine. Criticava spesso i suoi oppositori basandosi su questioni personali piuttosto che su argomentazioni politiche».

L’assalto a Capitol Hill e le elezioni “rubate

Il 6 gennaio un gruppo di contestatori si è riunito a Capitol Hill per protestare contro le modalità con cui si sono svolte le ultime elezioni, mettendo in discussione la vittoria di Biden. Un protesta pacifica che è sfociata però in sommossa violenta – per alcuni sobillata da Trump – con l’irruzione di alcuni facinorosi all’interno del Congresso e terminata con cinque morti e numerosi arresti.
«Penso che non sia stata totalmente colpa di Trump – afferma Charles – credo che la rivolta sia stata sintomatica di molti altri problemi che stiamo avendo in America e della crescente diffusione della violenza politica. L’abbiamo già visto qualche anno fa a Charlottesville con gli Antifa, con le rivolte di BLM (Black Lives Matter), con il complotto per rapire il governatore Gretchen Whitmer, e con le sparatorie al membro del Congresso Steve Scalise». Infatti le vicende di Capitol Hill non hanno sorpreso molti americani, tra cui Alexa che ci fa presente che «osservatòri e associazioni per i diritti civili che operano nel Paese avevano già messo in guardia l’opinione pubblica del costante aumento di reati d’odio e di gruppi di terroristi locali negli ultimi quattro anni».

Tuttavia alcune persone che sono state indagate per aver preso parte alla protesta, si sono difese affermando di aver seguito gli ordini di Trump, che ha sempre messo in discussione l’esito delle elezioni, sollevando alcuni sospetti sul corretto svolgimento: «Molti Stati hanno cambiato le loro regole sulle procedure di voto a ridosso delle elezioni e molti conservatori hanno avuto la percezione che questi cambiamenti siano stati fatti a favore di Biden – ci racconta Walter, aggiungendo che – la sera delle elezioni sono avvenuti molti avvenimenti insoliti: alcuni Stati-chiave hanno fatto una serie di pause durante gli spogli e alcuni voti sono stati riportati seguendo suddivisioni statisticamente improbabili».
Chi pensa che le elezioni non si siano svolte in modo trasparente, ritiene anche che parte dell’opinione pubblica, appoggiata dai media, abbia minimizzato il problema, etichettando questi dubbi come bizzarre teorie del complotto in mano a qualche fanatico, evitando così qualsiasi verifica e analisi sull’effettiva validità delle elezioni: «I media hanno posto attenzione su un piccolo numero di facinorosi, ignorando le denunce di migliaia di manifestanti pacifici che volevano un’analisi approfondita di come siano state condotte le elezioni» (Jack).

Ritrovare l’unità nazionale

Qualsiasi sia il punto di vista con cui si leggono i fatti di Capitol Hill, è certo che anche una democrazia con ben 244 anni di storia come quella degli Stati Uniti può mostrare lati di fatale fragilità (Thomas). Tutti i ragazzi che hanno voluto condividere con noi i loro pensiero sugli ultimi fatti che hanno coinvolto il loro Paese sono d’accordo che sia arrivata l’ora che gli Stati Uniti ritrovino unità nazionale, che Biden abbandoni del tutto i toni faziosi con cui si è fatta politica negli ultimi anni e che si esca dalla dimensione di reality show in cui si battibecca a colpi di Tweet (Kristen). Può essere ingenuo pensare che una volta andato via Trump tutti i problemi si risolveranno, come dice Charles, ed è forse ora il momento più delicato in cui bisogna tornare a collaborare seriamente. Perché, come afferma Alexa, gli Stati Uniti «hanno disperato bisogno di riportare un po’ di pace nel nostro Paese che in questo momento è stato profondamente scosso».


L’immagine in copertina è Joshua Sukoff.
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