«Persone al servizio di persone»: come si gestisce la quarantena in collegio

Il racconto a più voci di quando il Covid è riuscito a entrare nelle residenze collegiali: l’unione di intenti e il lavoro di squadra per avere cura del singolo e della comunità di studenti in collegio, con un occhio di riguardo per le loro famiglie e per il benessere fisico e mentale di tutte le persone coinvolte.

L’anno trascorso e i giorni passati tra restrizioni, corretti comportamenti e nuovi accorgimenti per la sicurezza di tutti hanno insegnato a non abbassare mai la guardia di fronte a un nemico insidioso come il Covid-19. E allora come fare quando, nonostante tutte le precauzioni, nonostante tutte le buone norme, il virus riesce comunque a colpire, oltrepassando le mura dei collegi e delle residenze universitarie? Negli scorsi mesi purtroppo l’occorrenza si è verificata, e ha visto l’azione di una squadra di lavoro, una vera e propria covid task force pronta a intervenire per seguire dal primo all’ultimo istante chi tra i collegiali è risultato positivo al Covid-19.

La residenzialità

«EDUCatt non ha lasciato niente al caso; non poteva farlo. Tutti hanno dato tanto, e ognuno ha fatto del suo meglio». Giuseppe Balletta, coordinatore dei servizi della residenzialità e, da settembre, referente gestione emergenza Covid-19 per la sede di Milano, non ha dubbi a riguardo: «Ho accettato l’incarico volentieri e con la consapevolezza che avrei continuato a mantenere vivo il contatto che già avevo con i ragazzi in collegio. Ero e sono anche sicuro di un’altra cosa: non è lavoro di una persona sola, e senza la squadra che si è venuta a creare la buona riuscita delle operazioni non sarebbe stata certo garantita». Mantenendo costante il dialogo e il confronto con le Direzioni dei collegi, gli Approvvigionamenti, la Direzione di EDUCatt, il Centro Sanitario e tutti gli altri membri della covid task force è stato possibile sperimentare in che modo si poteva agire e venire incontro alle necessità che ogni caso positivo in Collegio portava con sé, anche e soprattutto quelle impossibili da prevedere o anticipare in via teorica.

Pulizia e sanificazione quotidiana, organizzazione e distribuzione dei pasti, pronto ascolto e risoluzione dei problemi che l’autoisolamento genera (dal reperimento dei libri presi in prestito dagli studenti sotto esame alla messa a disposizione di mascherine, gel igienizzanti, microonde, mini lavatrici, bollitori e router per il wifi); tutto questo è stato scandito dal rispetto assoluto dei protocolli e dei vademecum che da marzo 2020 a oggi vengono sempre più affinati e cuciti sull’esperienza. Un lavoro a tutto tondo, senza trascurare nessun passaggio e garantendo lo svolgimento in totale sicurezza per tutti di ogni singolo passaggio.

«Il compito del referente gestione emergenza Covid-19 è essere gestore e collante di una macchina che deve funzionare bene e nelle tempistiche più adeguate, per rispettare due priorità: la salute e il benessere dell’ospite, e il suo comfort durante l’autoisolamento. Che sia facendo una telefonata, portando caffè e brioche per la colazione, tenendo a mente le esigenze alimentari di ciascuno o semplicemente rivolgendo una parola di conforto, proviamo a ricreare una nuova normalità. Dietro questo c’è professionalità, serietà, impegno, rispetto per gli ospiti dei Collegi; tutto ciò c’era già prima, come è normale che sia all’interno di una grande famiglia, in cui le persone si mettono al servizio delle persone».

Giuseppe Balletta
Il Centro Sanitario

La necessaria presa di coscienza della pandemia ha coinvolto in prima persona i tanti collegiali dell’Università Cattolica, lontani dalle proprie case e dalle proprie famiglie, e in molti casi scoperti da un’assistenza sanitaria in sede. Questo ha previsto un coinvolgimento a 360 gradi del Centro Sanitario, in tutti i suoi elementi costitutivi, nella gestione dell’emergenza sanitaria in Collegio. Questo si è concretizzato in un supporto in primis clinico e sanitario, nel momento di insorgenza dei primi sintomi o di contatti stretti con persone risultate positive ai tamponi, oltre ovviamente alla componente organizzativa nella gestione dei casi positivi in residenza (gestione dei tamponi e comunicazioni ad ATS per la segnalazione delle positività e per la ricostruzione dei contatti stretti). Ma non basta: Miria Garello e Glaucia Rodrigues rimarcano quanta importanza sia stata data al benessere psicologico dei ragazzi e delle ragazze in quarantena: «La decisione di non trascurare il lato psicologico di una situazione di quarantena, garantendo una nostra presenza più continuativa e costante, si è rivelata un’intuizione riuscita, e il suggerimento partito dal direttore della Fondazione Angelo Giornelli di non perdere mai di vista la componente di contatto umano, ovviamente fondamentale, ha dato i suoi frutti». Non sono stati pochi i momenti di sconforto e di difficoltà emotiva, in cui la fragilità di ognuno emergeva come poteva (con il pianto, con la rabbia, con il silenzio e la non accettazione del problema); assieme a questo, il Centro Sanitario era a stretto contatto con le famiglie lontane, che avevano bisogno di essere aggiornate e tranquillizzate sullo stato di salute dei proprio cari. In tal senso è stato fondamentale, da un lato, creare una primaria suddivisione dei compiti, così da rispondere con prontezza a tutte le varie necessità («con la dottoressa Romeo medico referente per i collegi, le visite quotidiane in presenza di Glaucia, l’invio delle comunicazioni a cura di Susanna, i contatti con i medici e gli organi sanitari mantenuti da Francesca, e infine Miria, coordinatrice della componente infermieristica e contatto con gli altri servizi EDUCatt») e, dall’altro, sviluppare un legame empatico con i ragazzi e le loro famiglie, per non lasciarli mai soli e dar loro l’aiuto e il supporto più giusto.

Quel che resta poi, oltre ai tamponi finalmente negativi e al termine del periodo di autoisolamento, è la sensazione di aver affrontato una sfida, certo arricchente, ma compresa a pieno solo da chi l’ha vissuta; non solo perché i rapporti tra colleghi ne risultano rafforzati, ma anche e soprattutto per i contatti belli e arricchenti con i ragazzi e con le famiglie, per la «riconoscenza piena e gioiosa, di quelle che non ci si aspetta».

«La pandemia ci ha cambiato come persone: ci siamo rafforzati come gruppo di lavoro, abbiamo migliorato le nostre capacità di collaborazione e abbiamo guadagnato la preziosa consapevolezza di saper lavorare in queste situazioni con chiunque; abbiamo creato una catena di montaggio di umanità e arricchimento.
Ci siamo sempre mosse con le migliori intenzioni possibili. Non tutto è sempre andato bene al primo colpo, e non sempre le cose andavano come previsto, ma ce la siamo cavata. E avendo fatto “solo” il nostro lavoro, non ci aspettavamo certo i ringraziamenti che poi ci sono arrivati. Noi crediamo nel modo in cui lavoriamo, abbiamo potuto sperimentare sulla nostra pelle che funziona anche in situazioni di emergenza. Vogliamo continuare a lavorare così anche al di fuori di essa, nella normalità».

Miria Garello e Glaucia Rodrigues
La voce degli studenti e delle famiglie

La consapevolezza dell’esperienza di quarantena trascorsa tra le quattro mura delle residenze collegiali e delle difficoltà connesse a essa, unite al vivo senso di gratitudine verso il personale dei Collegi e verso la Fondazione sono il fil rouge che caratterizza le parole e i pensieri dei ragazzi e delle ragazze che sono risultati positivi al Covid-19. «È veramente un paradosso: ci sembra di sapere tantissimo del coronavirus, di essere dei grandi esperti. Ma in realtà, messi di fronte alla realtà dei fatti, ne sappiamo davvero molto poco»: così Anna riflette sulla sua esperienza con il coronavirus, e ringrazia con quanta frequenza e con quanta serenità le sue preoccupazioni siano state fugate da EDUCatt. Così anche Gianpietro, che si ritiene «fortunato» di essersi ammalato in Collegio: «ha aiutato moltissimo avere attorno i miei compagni di Collegio, le persone della Residenzialità, il Centro Sanitario, tutti con un occhio di riguardo e attenti alle mie esigenze».

Tra loro c’è anche chi, come Paolo, non ha preso il Covid ma, ricoprendo un incarico all’interno delle Direzioni dei collegi, lo ha dovuto affrontare anche lui dal “dietro le quinte”, capendo quanto servisse reinventarsi di caso in caso, di giorno in giorno, con il supporto di EDUCatt: «Si scopre davvero cos’è la Fondazione conoscendo le persone che vi lavorano, tramite le telefonate, i confronti in videochiamata con tutti i ragazzi del collegio, le decisioni a volte difficili che devono essere prontamente prese per limitare il diffondersi del virus tra le mura delle nostre residenze». Decisioni difficili che spesso hanno creato malumori e non sono state subito accettate con serenità; ma per Francesca, che ha vissuto tutte le fasi della pandemia senza mai lasciare il collegio, è tutto diventato chiaro con il tempo: «La gestione dell’esperienza, grazie al supporto costante del personale del collegio e di EDUCatt, mi ha fatto sentire circondata dall’affetto di persone “esterne” al mondo del collegio, che da “estranee” sono diventate parte fondamentale di quella nuova quotidianità».

E infine, a dimostrazione di quanto fosse giusta l’intuizione di non trascurare mai il benessere mentale delle persone in quarantena, le parole di Carlotta, grata per «la pazienza, la disponibilità, per il rispetto di tutte le nostre esigenze. Avere ogni giorno un contatto con il Centro Sanitario, potersi sfogare e avere di rimando solo parole di conforto, cambia drasticamente il modo in cui viene vissuta una situazione del genere, in cui ti senti persa e lontana da casa». Assieme a lei Cecilia, mamma di Giulia, che è risultata positiva durante la sua permanenza in collegio: «Di fronte a un nemico invisibile e sconosciuto si è soggetti all’errore, si inciampa e si sbaglia, ma poi si impara e si migliora; l’ansia e la preoccupazione che io e gli altri genitori, lontani dai nostri figli, abbiamo sperimentato hanno trovato sempre una parola di conforto e un aggiornamento puntuale sullo stato di salute di chi non poteva essere raggiunto da noi in quel momento».

[Si ringraziano, per la preziosa collaborazione alla stesura di questo articolo, Giuseppe Balletta, Miria Garello e Glaucia Rodrigues. Un ringraziamento particolare anche ai ragazzi, alle ragazze e alle famiglie che hanno voluto raccontare la propria esperienza; i loro nomi sono stati modificati nel rispetto della loro privacy. La foto è di Andrea Aschedamini – differentphotography per EDUCatt.]

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