In Collegio

Le direzioni dei Collegi in dialogo sul «bene comune»

Una giornata di formazione, confronto e progettazione per le direzioni dei Collegi dell’Università Cattolica. Tra riflessione educativa, intercollegialità e attenzione alla diversità culturale, il confronto sul tema del bene comune ha offerto nuovi spunti per costruire comunità sempre più partecipative e aperte.

Il bene comune: questo è il filo conduttore della giornata che lo scorso sabato 19 settembre ha riunito al Collegio Augustinianum di Milano le direzioni dei Collegi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’ormai consueto appuntamento di formazione, confronto e progettazione per le direzioni, che si confrontano con la governance strategica del progetto, ha messo al centro uno dei temi destinati ad accompagnare il nuovo anno dei progetti formativi, in continuità con la riflessione dello scorso anno dedicata al passaggio «dall’io al noi».

A dare il benvenuto ai direttori, vicedirettori, assistenti pastorali e figure professionali dell’Ateneo e di EDUCatt è stata la professoressa Elena Marta, presidente dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario, prima dell’intervento del Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, la professoressa Elena Beccalli, che ha presentato il tema annuale, collegandolo anche alle prospettive delineate dal Piano Strategico dell’Ateneo. Il bene comune, ha ricordato la professoressa Beccalli, non è un concetto estraneo alla vita dei collegi: è anzi una dimensione che può essere sperimentata concretamente ogni giorno, attraverso la valorizzazione dei talenti personali messi al servizio degli altri, la formazione di cittadini competenti e responsabili e una concezione del sapere come risorsa a disposizione della comunità. La riflessione ha quindi allargato lo sguardo dal singolo collegio al sistema collegiale nel suo insieme. Anche il lavoro delle direzioni, infatti, può e deve essere letto nella prospettiva del bene comune: lo spirito di squadra all’interno delle singole équipe e la collaborazione tra realtà diverse diventano parte di una più ampia esperienza di intercollegialità, in una dinamica nella quale ciò che si costruisce in comunità può essere ampliato e diventare patrimonio condiviso.

Il tema è stato in seguito ripreso da monsignor Claudio Giuliodori, che ha proposto alcuni spunti connessi all’enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica humanitas. La riflessione ha permesso di collocare il tema della giornata in un orizzonte più ampio, seguendo anche l’affondo di carattere pedagogico dato a seguire dal professor Pierpaolo Triani, che ha aiutato le direzioni a interrogarsi su che cosa significhi concretamente costruire condizioni favorevoli al bene comune all’interno di un collegio. In questa prospettiva, ha sottolineato il professore, il collegio non è soltanto il luogo nel quale si realizza il progetto individuale dello studente, ma anche uno spazio nel quale si fa esperienza di beni condivisi e, per l’appunto, comuni. L’educazione deve quindi accompagnare la persona nella costruzione del proprio percorso, senza perdere di vista la dimensione sociale e comunitaria della crescita. Una responsabilità tutt’altro che semplice: il professor Triani ha usato le parole del filosofo francese Emmanuel Mounier – «Una comunità non sorge spontaneamente come conseguenza della vita in comune» – come stimolo; una comunità, se non adeguatamente guidata, può anche trasformarsi in un gruppo chiuso o settario. Ecco perché diventano centrali l’attenzione alle relazioni, al clima del collegio e alla cultura che esso propone, così come la capacità di favorire una crescita realmente partecipativa.

A seguire, il lavoro è proseguito con il confronto in plenaria e, dopo la pausa pranzo in Ristorante.9, con attività di gruppo suddivise per sede. Alle direzioni sono stati proposti due stimoli di riflessione, il primo dei quali è stato racchiuso dalle domande: quali sono i principali beni comuni che l’esperienza in collegio promuove, condivide e insegna? E quali forme di partecipazione possono contribuire a rafforzarli? Dal confronto sono emerse diverse dimensioni: l’identità e la tradizione, intese come dialogo continuo tra passato, presente e futuro; gli spazi, che diventano comuni non soltanto perché condivisi fisicamente, ma perché portatori di significati e occasioni di costruzione della comunità; il tempo, soprattutto quello dedicato alle relazioni e alla formazione. A queste si aggiungono la corresponsabilità, il dialogo tra crescita personale e crescita comunitaria, la solidarietà, la collaborazione e la condivisione, fino al rispetto del prossimo e alla responsabilità della cura, compresa quella della Casa Comune. Un elemento è emerso con particolare forza: il valore della testimonianza delle direzioni. Chi ha un ruolo direttivo nei collegi non svolge infatti soltanto una funzione organizzativa, ma contribuisce attraverso il proprio modo di essere e di lavorare alla costruzione di una cultura condivisa.

Il secondo stimolo di lavoro ha portato invece l’attenzione su una realtà sempre più presente nella vita dei collegi: la diversità culturale, legata anche all’ingresso crescente di studenti internazionali – un tema che assume caratteristiche differenti nelle diverse sedi dell’Ateneo, con una storia più consolidata nel contesto romano e una dimensione relativamente più recente nelle sedi padane. In entrambi i casi, però, la presenza internazionale rappresenta una sfida e insieme un’occasione: per l’accoglienza e l’integrazione, per l’organizzazione della vita quotidiana e, soprattutto, per il progetto formativo. L’incontro con culture, esperienze e prospettive differenti chiede infatti alle comunità collegiali di interrogarsi sulle proprie modalità di funzionamento e di aggiornare continuamente le proprie proposte, valorizzando la figura dello studente internazionale come risorsa capace di attivare energie e nuove possibilità all’interno della comunità del collegio.

Come già avvenuto negli incontri che negli anni hanno riunito le direzioni, anche questa giornata ha mostrato come il confronto tra sedi, esperienze e persone permetta sempre di riconoscere ciò che accomuna realtà differenti e, allo stesso tempo, di valorizzare le specificità di ciascuna. Il bene comune, in questa prospettiva, non si limita a essere soltanto un tema da inserire nei progetti formativi, ma una direzione da sperimentare nella vita concreta dei collegi: nelle relazioni, nella cura degli spazi, nella partecipazione, nella collaborazione e nella capacità di guardare oltre il proprio interesse individuale.

[Si ringrazia Fabiano Sarti per il prezioso contributo alla realizzazione di questo articolo.]

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