Riflessioni

La sfida al capitalismo della «Magnifica humanitas»

La prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV contiene una molteplicità di temi, tra cui una decisa critica cattolica al capitalismo.

A quasi un mese dalla pubblicazione della prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIV, intitolata Magnifica Humanitas, avvenuta il 15 maggio 2026, ci si ritrova già di fronte a un’ampia letteratura mondiale che commenta le parole del Papa da molteplici punti di vista (per restare in Università Cattolica i recenti interventi di Mauro Magatti e Silvano Petrosino su VP Plus).

L’Enciclica, divisa in cinque capitoli più un’introduzione e la conclusione, è un’ampia dissertazione che ha la sua base nella Dottrina Sociale della Chiesa, di cui il Papa propone una trattazione storica, riaperta tramite la chiave della contemporaneità.

Secondo il Papa, sono proprio i principi della Dottrina sociale, il principio del bene comune, della destinazione universale dei beni, della sussidiarietà, della solidarietà e della giustizia sociale, che possono costituire le basi per un’architettura che elevi la dignità degli esseri umani e cooperi per lo sviluppo integrale dell’uomo.

In questo tempo, questi due ultimi concetti, da realizzare attraverso un impegno quotidiano e comune, sono messi a dura prova dall’ideologia del dominio e della tecnologia a servizio del dominio.
Il paradigma tecnocratico e la forza del digitale, aumentate esponenzialmente dal potere conferito dall’intelligenza artificiale a pochi tecnocapitalisti, minano alle fondamenta la salvaguardia dell’essere umano e del bene comune, intesi anche come verità, democrazia, educazione, ambiente, lavoro.

Il Papa sostiene che non si tratta di rinnegare la tecnologia ma piuttosto di fronteggiare direttamente coloro che la detengono e che ne fanno un uso esclusivo, quei «grandi attori economici e tecnologici che, di fatto, fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione». Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, «tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico, e cresce il rischio di uno sviluppo distorto che genera nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze» (95).

Come sottolineato da James Martin sulle pagine di «America», la rivista dei gesuiti americani, un prete che si definisce capitalista per cultura e convinzione, il focus del discorso del Papa solo in parte può ricondursi all’Intelligenza Artificiale: esso è soprattutto «la critica cattolica al capitalismo più convincente che io abbia mai letto».

In effetti il Papa, con questa Enciclica, si rivolge direttamente ai tecnocapitalisti padroni delle piattaforme, che sono non solo il simbolo ma anche la diretta emanazione del neocapitalismo in una delle sue fasi più tarde e potenti, e dice loro (e a tutti) che le potenzialità positive del mercato e dell’iniziativa privata hanno senso «solo se restano subordinate alla legge morale e guidate dal principio di solidarietà, senza sacrificare i più vulnerabili alla logica del profitto» (39).

Un altro passaggio decisivo in merito si trova al punto 66. Qui, Leone XIV ricorda che «la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto il diritto alla proprietà privata come assoluto o inviolabile». La precedenza, che supera i diritti alla proprietà privata, è da attribuire al bene comune, secondo il concetto tradizionale di destinazione universale dei beni, per cui le risorse sono destinate al beneficio e all’uso di tutti. 

L’Enciclica sfida il modello capitalista che privatizza non solo i beni materiali ma soprattutto crea nuove forme di proprietà che cannibalizzano le vite delle persone: i brevetti, gli algoritmi, le infrastrutture tecnologiche e i dati. 

L’uomo non dovrebbe mai essere considerato come un oggetto sacrificabile, una miniera di informazioni da estrarre o da utilizzare per estrarre quelle materie prime necessarie alla costruzione dei componenti tecnologici, o ancora come un essere sottoposto alla normalizzazione della guerra, schiavo della forza senza limiti, minacciato dall’ipercontrollo delle macchine.

Il cuore dell’argomentazione, sviluppato con una chiamata a tutte le persone di buona volontà, attraverso il disarmo delle parole, l’adozione della prospettiva delle vittime, la cura di un sano realismo, la necessità della diplomazia e del multilateralismo, indica che non si tratta solo di modificare l’uso dei dati e della tecnologia ma di rovesciare il paradigma che lo sostiene. Da capitalista a umano, da profittevole a amoroso, da ingiusto a giusto, poiché «tutti, a qualsiasi livello, possiamo contribuire al fondamento della pace», che non si persegue con la ricerca dell’assenza del conflitto a qualsiasi costo, ma attraverso la costruzione della giustizia, fondamento essenziale della «vera pace».

(photo credit: Edgar Beltrán, The Pillar)

Simone Biundo

Simone Biundo (Genova, 1990), poeta, è insegnante di lettere a Genova in una scuola secondaria e editor della rivista «VP Plus». Ha pubblicato poesie su «Neutopia», «Margutte», «Poesia del nostro tempo» e «Nuovi Argomenti». Per Interno Poesia è uscito il suo primo libro di poesie, "Le anime elementari" (2020). Nel 2025 per la collana "distonia" di ExCogita ha pubblicato il poemetto "così". È fondatore del collettivo di poesia contemporanea , poet. -. Qui in EDUCatt collabora come ghostwriter e web content manager.

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