Riflessioni

Un uomo che ha vissuto davvero

A poco più di due mesi dalla scomparsa di Alex Zanardi, appena fuori dall’onda di commozione che ha scosso l’Italia intera, Francesco Berlucchi ci regala un profilo lucido e appassionante di un uomo dalla vita straordinaria, esempio e ispirazione per milioni di persone, atleta e paratleta indimenticabile.

Si parla spesso dei valori dello sport. Quelli autentici, per i quali lo sport viene spesso rappresentato come una culla di valori che ad alcuni potrebbe sembrare onirica, o addirittura surreale. Poi però ci sono le persone, modelli di resilienza, di dedizione e di successo in carne e ossa. Sono queste vite straordinarie a fare la differenza, ad alimentare l’idea e la narrazione dello sport come veicolo di crescita personale e di coesione sociale. Sono loro che vincono definitivamente i luoghi comuni, ridefiniscono i limiti, ispirano milioni di persone

Alex Zanardi è stato uno degli esempi più luminosi. Un campione che ha ribaltato il destino, e ha trasformato in un’opportunità il terribile incidente al Lausitzring del 2001, nel campionato CART, nel quale perse entrambi gli arti inferiori. «Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa», disse Zanardi. Perché nello sport come in qualunque altro campo «c’è gente a cui la vita passa davanti senza che se ne renda conto». E forse è proprio per questo che una delle sue frasi più celebri è così difficile da accettare: «Sono Alex Zanardi, e se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe ora non sarei così felice». 

Prima del Lausitzring, è stato campione CART nel 1997 e 1998. Dopo l’incidente, ha vinto il Campionato italiano superturismo nel 2005 e, nel paraciclismo, ha conquistato quattro medaglie d’oro tra i Giochi paralimpici di Londra 2012 e quelli di Rio de Janeiro 2016, e ben dodici titoli ai Campionati mondiali su strada. La vittoria della maratona di New York nel 2011 nella categoria handbike è l’ennesima prova superata: «Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio».

«Alex Zanardi rendeva tutto facile» ha riassunto, benissimo, Giovanni Bruno a Sky Sport. «Voler ricominciare, per lui, era la normalità». Lo ha fatto tra il Passo Giau, il Sella e il Pordoi per l’iconica Maratona delle Dolomiti così come quando ha scritto la storia dell’Ironman come paratleta, nel 2019, stabilendo il record mondiale di categoria all’Ironman Italy Emilia Romagna di Cervia in 8h 25’30”. Ma quello che disarmava erano l’enorme disponibilità, con tutti, e l’acuta ironia, l’innato senso dell’umorismo. 

«Un inguaribile ottimista» lo ha definito Luca Corsolini nel bel libro pubblicato dopo le Paralimpiadi di Londra. Ciò che rende Alex un simbolo così amato è «l’arte di far sembrare un po’ nostre anche le sue imprese eccezionali», ha scritto più recentemente Claudio Arrigoni. Dopo l’ultimo, gravissimo incidente stradale in handbike, nel 2020 a Pienza, Papa Francesco scrisse a Zanardi una lettera pubblicata da La Gazzetta dello Sport: «Attraverso lo sport ha insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta».

Qualche anno fa, con gli studenti della magistrale in Management e innovazione digitale del campus di Cremona, ho toccato con mano la Z-bike, l’handbike sviluppata da Dallara con la quale Alex vinse le Paralimpiadi di Londra e di Rio. È stata costruita sartorialmente per lui, ed è uno dei primi capolavori che incontra chi visita l’headquarter della Casa di Varano de’ Melegari. 

Alla base della “rampa”, come chiamano in Dallara la loro hall of fame, non c’era la mitica Lancia Stratos HF che è impressa nei cuori degli appassionati di rally, o la BMS F188 con la quale Dallara entrò in Formula 1, o le monoposto progettate per la Nascar. Prima di tutto ciò, c’era la Z-bike di Zanardi. Penso che niente lo avrebbe potuto rappresentare meglio di quella handbike. Lui che, figlio di un idraulico e di una sarta, è arrivato a correre in Formula 1. Aveva ragione: «I risultati che avrai saranno il frutto di quanta passione metterai nella tua vita». Parola di Alex Zanardi, un uomo che ha vissuto davvero.

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