10 anni di appunti (visivi) di viaggio negli scatti di Andrea Aschedamini
Dal volume Paesaggi, in cui sono raccolti quasi 150 scatti di Andrea Aschedamini in giro per il mondo nel corso di un decennio, al progetto espositivo Noplace: una mostra collettiva a Maloja (tra Bregaglia e Engadina) in cui i visitatori hanno potuto apprezzare due opere tratte da questo progetto.
Appunti di un viaggio lungo 10 anni, da Milano con la sua periferia in giro per il mondo, in van e in bici, con uno sguardo sempre volto al dialogo tra natura e umanità, «a volte straordinario a volte terrificante». È questo il filo rosso attraverso il quale si snoda il racconto di Andrea Aschedamini in Paesaggi, pubblicato da Festamobile con Different.photography nel 2025: un racconto fatto di immagini, in cui il taccuino è una piccola fotocamera digitale e poche ottiche fisse. Quasi 150 scatti dalle Lofoten alle Asturias, dall’Estonia alla Lituania, dalla Polonia alla Finlandia, dalla Svizzera alla Francia, nord sud est ovest, da Bolzano a Oristano, da Trieste a Siracusa, da Bergamo a Sassari, passando sempre per Milano e le sue periferie.
Due degli scatti sono stati anche protagonisti dell’innovativo progetto espositivo Noplace, una collettiva che si è tenuta il 19 settembre a Maloja, tra Bregaglia e Engadina (https://noplace.space/ e https://noplace.space/home/noplace-5), tra gli appuntamenti della @biennalebregaglia 2026: una giornata di mostra diffusa, priva di centro, costruita su una rete di inviti diretti, in cui il luogo espositivo diventa spazio di incontro e scambio tra chi vi arriva. Alberghi, tre chiese, una palestra, un garage, una casa autogestita e collettiva, una torre dentro una riserva naturale sono state aperte a centinaia di persone, ma anche angoli del villaggio, prati, cortili, soglie, spazi che nessuno aveva previsto e che gli artisti hanno scelto sul momento.
Le foto di Andrea sono state esposte in un garage, con la vista aperta sulle cime della Val Bregaglia. Le due stampe – ‘Paesaggi’ e ‘Ritratto di detriti’ – si sono trovate a dialogare, per un giorno, con una montagna vera che non aveva bisogno di essere rappresentata per essere lì.
Accanto, il lavoro di Cristina Locatelli, art director del progetto: il foglio macchina con la doppia copertina del libro e le due edizioni stampate, una per copertina, appese fianco a fianco – il percorso dalla fotografia all’oggetto libro reso visibile.














È lo stesso Andrea a raccontare il senso di questo decennale percorso, l’orientamento del suo sguardo e le sue scelte espressive:
«La costante è l’uso di un obiettivo ‘normale’ (no grandangolo e no super-tele) insieme ad una ‘masterizzazione’ che mantengo da anni, senza farmi influenzare dalle ‘mode’ delle immagini ipereditate. Utilizzo una pellicola ‘digitale’ di Fujifilm che mi permette molto spesso di utilizzare il file ‘out of camera’, senza particolari lavori di post produzione, senza estremizzare contrasti o texture. Grande attenzione alla composizione direttamente in camera, non amo tagli in postproduzione, e lavoro sulle ‘linee’.
Non studio i percorsi nei dettagli, non guardo immagini dei luoghi che mi appresto ad attraversare. Forse lo definirei un approccio da reportage, da osservatore attento (molto attento) che ama essere sorpreso. Come le due immagini “estreme”, i due poli agli antipodi che aprono questo volume. Da una parte ci sono le ‘finte’ montagne di terra e detriti che ho fotografato durante un reportage su un cantiere nell’hinterland milanese. Dall’altro il ‘ritratto’ della Biancograt, ripresa inaspettatamente dal balcone panoramico all’apice degli impianti di risalita della stazione sciistica del Corvatsch. In mezzo a questi due estremi (visione di montagna in città e vetta raggiunta semplicemente risalendo con la funivia, quasi senza fare un passo) ci sta tutto il movimento e la fatica necessarie per accontentare la curiosità di uno sciatore-fotografo.
Sì, perché le Alpi sono la palestra perfetta per allenare lo sguardo e per il modo in cui la neve trasforma e semplifica il paesaggio. E ho scoperto che in qualsiasi luogo alpino, dalle notissime Dolomiti alle meno note valli bergamasche ho la possibilità di raccontare storie attraverso il mio sguardo. E posso dire che oggi il mio rapporto con la montagna è quello di un amore maturo, senza fretta e senza necessità di imprese. Non sento l’impellenza di arrivare in vetta (o di fotografare una vetta). La mia quota è quella del bosco alto, magari di larici, al confine con le terre alte e spoglie. Un sogno.
Non sento la necessità di dover cercare un luogo o una situazione ‘ideale’ per portare a casa una fotografia ’speciale’. Di certo non la cerco! Arriva, in modo inaspettato e senza una pianificazione.
Paesaggi è nato così, da dieci anni di appunti fotografici.
Guardando attentamente, senza cercare.»

