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È possibile un sapere gratuito e accessibile a tutti?

L’Open Access vuole permettere a chiunque l’accesso libero e gratuito al sapere, considerato un bene comune. Grazie alla rete e alla sinergia di enti e istituzioni, è possibile costruire e alimentare un sistema che garantisca la corretta attribuzione e l’utilizzo delle opere insieme a modelli editoriali commercialmente sostenibili. È una sfida che coinvolge in prima linea biblioteche e atenei, compresa l’Università Cattolica.

«Creiamo e condividiamo conoscenza per far progredire il sapere e il bene comune. Riconosciamo che l’accesso alla conoscenza e la sua condivisione sono un diritto umano. Eppure, i costi per accedere alla conoscenza e diffonderla continuano ad aumentare, spesso in modo significativo. Perché? Chi ne trae beneficio?»
Così inizia il manifesto della diciottesima edizione della settimana internazionale dell’Open Access, promossa dall’organizzazione non profit SPARC e inaugurata il 19 ottobre con il titolo The Cost of Knowledge.

L’Open Access, il cui scopo è permettere a chiunque di accedere a contenuti in maniera libera e gratuita, mira ad abbattere le barriere economiche e geografiche considerate dei limiti per l’accesso al sapere, anche quando è considerato un bene comune. È successo, per esempio, che recentemente il “Guardian” abbia deciso di rendere gratuita la visione del documentario Naza sul genocidio del popolo palestinese, che è stato proiettato gratuitamente negli scorsi mesi anche nelle sale in Israele. Possono essere, come in questi casi, iniziative estemporanee promosse da realtà commerciali private che, seppur preziose, non sono in grado di creare un vero sistema di libero dominio, che ha invece bisogno del lavoro e della sinergia di istituzioni, governi e università.

L’Open Access, soprattutto in ambito accademico, si basa sul principio che gran parte delle pubblicazioni scientifiche sono finanziate da soldi pubblici e queste devono essere pertanto liberamente consultabili da chi le ha finanziate. Ma chi paga, se non lo fanno i lettori?

Green, Gold e Diamond Open Access

Oggi l’Open Access si basa su tre modelli editoriali. Il primo, il Green Open Access, è guidato dal principio di auto-archiviazione: un ricercatore, oltre a pubblicare il proprio contributo sui canali editoriali tradizionali, deposita una copia del manoscritto in un archivio istituzionale o tematico, prevedendo eventualmente un periodo di embargo concordato con l’editore. Nel caso del modello Gold Open Access i costi di revisione e pubblicazione, noti come APC – Aritcle Processing Charges, sono a carico dell’autore o dell’ente che finanzia la ricerca. Resta infine la soluzione più equa e inclusiva, il Diamond o Platinum Open Access, che non prevede alcun investimento economico da parte né dell’autore né del lettore. In questo caso l’intera sostenibilità del processo editoriale è sostenuta a monte da istituzioni accademiche ed enti di ricerca, che possono appoggiarsi a software gratuiti e open source (è un modello di produzione che mette a disposizione di tutti il codice sorgente di un software affinché possa liberamente copiato e modificato), come OJS – Open Journal Systems, che supportano la gestione di tutti gli aspetti della redazione e della pubblicazione mantenendo basse le spese tecnologiche.

Il ruolo delle biblioteche e i Transformative Agreements

A supporto del pubblico dominio le biblioteche universitarie ricoprono un ruolo chiave. Il modello più diffuso in passato è stato quello di acquistare pacchetti molto costosi per consentire la libera consultazione di materiale scientifico a studenti e ricercatori. Nel tempo, però, con l’affermarsi del modello Gold Open Access, che prevede i costi di revisione e pubblicazione (gli APC) a carico degli autori, finiva che gli editori ricevessero un doppio contributo. Per questo motivo si sono nel tempo affermati i Transformative Agreements, ossia degli accordi tra biblioteche e editori per finanziare la pubblicazione in open access dei contributi, che diventano così accessibili alla comunità universitaria senza l’acquisto di un abbonamento.

Open access e copyright

Affinché all’interno di questo sistema vengano definiti in maniera chiara la paternità di un’opera e i suoi diritti di utilizzo, sono stati definiti gli identificatori univoci delle opere, i DOI, dell’attribuzione degli autori, ORCID, e le licenze di utilizzo Creative Commons (CC) che gestiscono il copyright.
Con le licenze CC si decidono le condizioni di utilizzo dell’opera: può esserne vietato un utilizzo commerciale (clausola NC) o le modifiche (clausola ND), può essere imposta la stessa licenza alle opere derivate (SA) e richiesta sempre l’attribuzione (BY). Per esempio, la stringa “CC BY-NC” va indicare che l’opera può essere riutilizzata a condizione che venga segnalata l’attribuzione e che non abbia scopi commerciali.

L’Open Access in Università Cattolica

L’Università Cattolica, in concerto con la Biblioteca di Ateneo, ha da anni intrapreso un percorso volto a supportare sempre più l’Open Access. Oltre a prevedere degli sconti per i propri affiliati sugli APC, ha messo a disposizione un motore di ricerca che consente a chi voglia pubblicare un proprio contributo di individuare le riviste con cui ha sottoscritto un Transformative Agreement e che offrono in sostanza l’opportunità di pubblicare gratuitamente ricerche scientifiche open access. Il percorso è iniziato il 6 dicembre 2006 con la sottoscrizione da parte dell’Ateneo della Dichiarazione di Berlino, cui è seguito nel 2008 l’archivio istituzionale ad accesso aperto DocTA, destinato alla libera consultazione online delle tesi di dottorato dell’Ateneo. Dal 2012 è inoltre disponibile Iris – PubliCatt, il Repository di tutte le pubblicazioni nate in seno all’Ateneo, dove docenti e ricercatori depositano autonomamente tutte le loro pubblicazioni. A questa iniziativa si affianca il portale Publires, che aggiunge una panoramica sulle reti collaborative interne, nazionali e internazionali degli autori, grazie all’integrazione con il database Scopus che raduna e indicizza a livello mondiale tutte le pubblicazioni scientifiche.
Gli editori interni all’Ateneo, Vita e Pensiero ed EDUCatt, contribuiscono inoltre alla disponibilità di monografie e riviste in open access coerentemente alle loro rispettive finalità; tra l’altro, proprio per incrementare la fruibilità dei contenuti ad accesso libero EDUCatt ha recentemente rilasciato una piattaforma dedicata al catalogo delle pubblicazioni gratuitamente accessibili all’indirizzo openaccess.educatt.online.

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