La scuola italiana tra dati, medie Ocse e novità dei programmi scolastici
I dati restituiscono l’immagine di una scuola italiana che, pur offrendo un buon livello di istruzione, fatica a stare al passo con le sfide del mondo contemporaneo. Non è un caso che siano appena entrate in vigore le Nuove indicazioni nazionali che porteranno novità all’interno dei programmi scolastici. L’Università Cattolica ha lanciato una serie di iniziative per supportare la formazione di insegnanti e educatori.
Le notizie che giungono dal mondo della scuola, a partire dalla diffusa fragilità di giovani e giovanissimi fino alla situazione sempre più precaria degli insegnanti, gettano molto spesso un velo di sconforto su quella che è la situazione del sistema educativo italiano. Attraverso i dati è tuttavia possibile dare una lettura più completa, seppur non priva di interpretazioni, dell’andamento degli studenti italiani, poiché consentono di definire le possibili aeree di intervento per garantire un’istruzione pubblica equa e di livello in tutto il Paese (che rimane alto nella media OCSE in termini di risultati degli studenti, pur collocandosi sotto la linea mediana in relazione agli investimenti). Sono gli esiti degli esami di Stato, insieme a quelli delle prove INVALSI, l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione, che aiutano a scattare un’istantanea dell’andamento di apprendimento degli studenti nelle varie materie.
A inizio settembre è stata pubblicata l’indagine PISA (Programme for International Student Assessment), uno studio comparativo internazionale nel campo dell’educazione che ogni tre anni rileva le competenze in matematica, scienze, lettura, ambito finanziario e pensiero creativo degli studenti quindicenni, basandosi sui risultati delle prove INVALSI. Il rapporto presentato nel 2026 mostra che in scienze e matematica l’Italia si colloca in linea con la media OCSE, mentre supera gli altri Paesi per la capacità di lettura e comprensione del testo. Il dato critico riguarda tuttavia le capacità di problem solving computazionale che rivelano un vuoto dell’istruzione pubblica a formare cittadini in grado di far fronte alle sfide, sempre più urgenti, dell’era digitale e dell’AI. Altro tasto dolente riguarda l’equità del sistema educativo italiano, dal momento che l’indagine ha rilevato un divario significativo tra studenti provenienti da contesti socioeconomici diversi, pur rilevando un livello alto rispetto alla media anche dei ragazzi più svantaggiati.
Se l’incremento dei fondi stanziati per la scuola resta esiguo e comunque non sufficiente a far fronte all’inflazione (comportando dunque una contrazione in termini reali), i programmi scolastici verranno rinnovati con l’entrata in vigore nell’anno 2026/2027 delle Nuove indicazioni nazionali, pubblicate dal ministro Giuseppe Valditarra ad aprile 2026.
Per le scuole superiori le novità riguarderanno l’insegnamento della Geostoria che si dividerà, come è stato fino a qualche anno fa, in Storia e Geografia, incentrando lo studio della storia sulle vicende dell’Italia e dell’Occidente. Gli insegnanti di matematica dovranno inoltre integrare nei loro programmi l’intelligenza artificiale, fornendo agli studenti i concetti e il linguaggio che stanno alla base dei sistemi di AI. I programmi di letteratura, infine, dovranno ripuntare sul piacere della lettura, rendendo obbligatoria la lettura di sei romanzi nei primi due anni di liceo, aggiungendo all’analisi dei testi epici anche quello della Bibbia. Salvi I promessi sposi che hanno rischiato, in un primo momento, di sparire dal programma di seconda.
La continua evoluzione del mondo e quindi delle competenze necessarie per affrontarlo con una certa consapevolezza e pensiero critico riguarda anche gli insegnanti, che, alla loro precarietà economica, vedono aggiungersi la richiesta di una formazione continua in grado di stare al passo con i tempi. Per questo le università hanno attivato negli anni percorsi per supportare insegnanti e educatori. L’Università Cattolica ha aperto un hub dedicato a queste specifiche necessità che comprende la specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità (anche per docenti con almeno 3 anni di servizio), corsi di formazione per docenti per il recupero di cfu, un percorso dedicato al personale scolastico redatto secondo le indicazioni del MIUR e un corso di qualificazione per educatori professionali socio-pedagogici. Per tutte le iniziative dell’Ateneo rivolte al mondo della scuola, dalla formazione iniziale, a quella dei docenti, ai servizi per gli studenti e le famiglie, fino alla ricerca universitaria, è possibile accedere al portale Cattolica per la Scuola.

