La guerra uccide sempre anche i poeti: la “Guerra civil” e Federico García Lorca
Novanta anni fa, il 17 luglio 1936, con la sollevazione militare guidata dal generale Francisco Franco contro il governo repubblicano, inizia la Guerra civile spagnola. Poco più di un mese dopo viene ucciso il grande poeta Federico García Lorca.
È l’estate del 1936 quando il piano di tradimento e sollevazione militare, il cosiddetto «alzamiento» guidato dai generali Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo De Llano e José Enrique Varela, diventa realtà. L’Armata d’Africa occupa Melilla, exclave spagnola in Marocco, e nei giorni successivi i reparti fascisti fucilano i militari fedeli al legittimo governo repubblicano eletto il 16 febbraio 1936, assumendo il controllo di vaste aree del paese.
Contro ogni previsione, cittadini, operai, militari repubblicani iniziano la resistenza. Il colpo di stato si trasforma subito in una guerra fratricida che anticipa gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Per tre anni la Spagna sarà insanguinata da scontri, crimini, violenze, omicidi diretti spesso contro i civili. Il fascismo europeo, già ben saldo in Italia e in Germania, incrudelisce e prefigura la guerra totale alle democrazie e alle sinistre.
La guerra, che ben presto assume rilievo mondiale, con truppe e bande provenienti da tutta Europa, sarà responsabile della morte di almeno 500.000 persone. I nazisti inviano la divisione aerea Condor, i fascisti italiani circa 60.000 uomini, mentre le forze democratiche internazionali non sono sostenute dai paesi democratici ma da truppe e mezzi dell’Unione Sovietica e da brigate di volontari.
Per avere un’idea dell’importanza che questo conflitto ha avuto per la storia non solo europea ma mondiale, basta elencare i nomi degli intellettuali che direttamente o indirettamente vi partecipano, i cui scritti sono raccolti in una bella antologia, La brigata delle ombre, curata da Antonio Di Grado per La nave di Teseo: per citarne solo alcuni, Hemingway, Orwell, Simone Weil, Malraux, Koestler, Spender, Saint Exupéry, Dos Passos, Klaus Mann, Max Aub e Zambrano.
Anche una delle opere visive più famose della storia prende forma nel contesto della guerra civile. Si tratta di Guernica di Pablo Picasso che con questo enorme quadro denuncia il bombardamento attuato dalla legione Condor che nel pomeriggio del 26 aprile ha devastato la città, provocando centinaia di vittime.
In Spagna, in quegli anni, attorno alla «Gaceta literaria», una rivista fondata nel 1927 a Madrid, si è formato un gruppo geniale di poeti. Tra i più noti, vi appartengono Jorge Guillén, Pedro Salinas, Rafael Alberti, Gerardo Diego, Miguel Hernández, Luis Cernuda, Vicente Aleixandre e Federico García Lorca.
La guerra, come sempre fa, si rivolge anche contro l’arte e questo straordinario movimento viene azzoppato. Miguel Hernández muore in una cella, Alberti, Salinas, Guillén e Cernuda vengono costretti all’esilio mentre García Lorca, probabilmente il più grande, viene assassinato a 38 anni.
Il 16 agosto del 1936, infatti, García Lorca, già autore di libri immensi come Romancero gitano (1928), Poema del cante jondo (1931), Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935), viene arrestato senz’altro motivo che per la sua appartenenza politica e per la la sua omossesualità, tanto che, pubblicamente, ne viene promessa la liberazione. Che non avverrà, poichè il governatore José Valdés Guzmán ne ordina l’esecuzione. Nella notte del 19 agosto 1936 Federico García Lorca viene fucilato sulla strada per Granada e il suo corpo viene cancellato.
Il 1° aprile del 1939 la guerra civile spagnola finisce dando inizio alla dittatura di Francisco Franco che durerà fino al 20 novembre 1975. Solo dopo la sua morte le opere di Garcia Lorca potranno essere lette, finalmente in versione integrale, in Spagna. Noi lo ricordiamo con una delle poesie più belle, Alba (traduzione di Claudio Rendina).
Il mio cuore oppresso
con l’alba avverte
il dolore del suo amore
e il sogno delle lontananze.
La luce dell’aurora porta
rimpianti a non finire
e tristezza senza occhi
del midollo dell’anima.
Il sepolcro della notte
distende il nero velo
per nascondere col giorno
l’immensa sommità stellata.
Che farò in questi campi
cogliendo nidi e rami,
circondato dall’aurora
e con un’anima carica di notte!
Che farò se con le chiare luci
i tuoi occhi sono morti
e la mia carne non sentirà
il calore dei tuoi sguardi!
Perché per sempre ti ho perduta
in quella chiara sera?
Oggi il mio petto è arido
come una stella spenta.

