Alla ricerca del senso: il ritorno dei giovani alla spiritualità
Alcuni recenti dati, tra Italia e Francia, mostrano una sorta di ritorno alla spiritualità, di riavvicinamento dei giovani alla fede, forse alla ricerca di un senso vero alla vita in una società priva di riferimenti. Come il Levin di Anna Karenina ci insegna, ritrovare le fede può essere, per molti, ridare significato e gioia alla propria esistenza.
Può sembrare un paradosso, ma tra i giovani sembra tornare un bisogno di spiritualità. Ha suscitato scalpore la notizia che in Francia la notte di Pasqua c’è stato un “boom” di battesimi. Circa 8.200 adolescenti e 13.200 adulti hanno ricevuto il sacramento dell’iniziazione cristiana. Tra adulti e adolescenti, si tratta di 21.386 nuovi battezzati con un incremento rispetto al 2025 di adulti pari al 28% e di adolescenti pari al 10%. In dieci anni, il numero di battesimi di adulti – spiega un Dossier della Conferenza episcopale francese – è quindi più che triplicato, passando da 4.124 nel 2016 a 13.234 nel 2026. La distribuzione per età rimane invariata rispetto al 2025, con la fascia d’età 18-25 anni che continua a essere la più rappresentata (42%), seguita da quella 26-40 anni (40%).
Cosa può voler dire questo fenomeno, che alcuni hanno cavalcato un po’ troppo frettolosamente in termini di “riconquista” mentre altri hanno interpretato, più prudentemente, come tendenza da decifrare? Non dovrebbe stupire il fatto che nella laicissima Francia il fenomeno dei nuovi battezzati non inverte le statistiche generali del declino: nel 2000 contava oltre 400.000 battesimi all’anno, scesi a meno di 200.000 nel 2020. Piuttosto c’è una considerazione da fare che è molto interessante: la qualità di questi nuovi battezzati è diversa: arrivano alla fede dopo un percorso personale di ricerca, pongono domande radicali, non danno nulla per scontato, portano entusiasmo e freschezza.
Non sarà un segno che la società dell’iperconnessione mostra le sue prime crepe e molti ragazzi, forse stanchi della rincorsa ai like – i “cuoricini” resi celebri anche da una canzone sanremese – avvertono il desiderio di una dimensione più profonda dell’esistenza? Può essere. Peraltro, un sondaggio condotto sempre in Francia da Famille Chrétienne e Aleteia su 900 catecumeni (coloro che si preparano al battesimo, appunto) ha rivelato un dato inatteso: il 78% dei giovani adulti dichiara che i social media hanno avuto un ruolo nella scoperta o nel rafforzamento della loro fede. TikTok, Instagram e YouTube sono diventati canali attraverso cui circolano testimonianze, catechesi brevi, momenti di preghiera e riflessioni spirituali che raggiungono persone che non metterebbero piede in una chiesa. Tuttavia, il 54% dei catecumeni afferma che la figura che più li ha aiutati nel cammino è stata un sacerdote, un religioso o un catechista, mentre il 32% indica amici.
E l’Italia? I numeri della partecipazione alla vita cristiana sono impietosi, almeno stando alla rilevazione dell’ultimo Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo. Nel capitolo curato da Fabio Introini, Cristina Pasqualini e Dalila Raccagni, emerge che «il trend storico registrato nel decennio 2013-2023 mostra una progressiva erosione della percentuale dei giovani (18-34enni) che in Italia dichiarano di credere alla religione cristiana cattolica, passati dal 56% nel 2013 al 32,7% nel 2023».
Che cosa è cambiato nel 2025? «Mentre il numero complessivo degli atei tra i giovani continua a crescere (32,6%), confermando il trend in atto da oltre dieci anni, si assiste a una lieve inversione di tendenza tra coloro che si dichiarano cattolici, che nel 2025 sono il 33,7%, acquisendo un punto percentuale negli ultimi due anni», sostengono gli autori del Rapporto.
Una risalita poco più che percettibile, in termini statistici, ma che può, complessivamente, alludere a percorsi personali di ricerca e a una nuova sete di spiritualità tra i giovani, francesi o italiani che siano, al di là di una concreta appartenenza a una fede o a un’altra. Cosa c’è alla base? Secondo i vescovi francesi, esperienze di salvezza e guarigione in vite spesso segnate da ferite, la ricerca di senso in una società priva di riferimenti e il desiderio di strumenti per vivere nel mondo.
Questo dimostra che il Vangelo conserva intatta la sua capacità di attrarre cuori in ricerca, anche – e forse soprattutto – in una società post-cristiana dove la fede non è più un dato culturale ma una scelta personale. «Non si tratta di ricreare il cristianesimo di massa del passato – dicono i vescovi francesi – ma di imparare di nuovo a fare ciò che la Chiesa primitiva faceva duemila anni fa: proporre Cristo a uomini e donne liberi, testimoniare la gioia del Vangelo, accompagnare con pazienza chi intraprende il cammino della fede».
[Nella foto di copertina: il giubileo dei giovani, fonte Centro Pastorale UC, 2025]

