Carlo Ossola, le parole e il fuoco della mistica
Per i tipi di Vita e Pensiero, in un libro appena pubblicato e presentato al Salone del libro di Torino il filologo e critico Carlo Ossola indaga le parole della mistica, sempre in bilico tra la vertigine dell’assoluto e il silenzio.
Che cos’è la mistica moderna e quale è il suo orizzonte? Carlo Ossola, filologo e critico letterario – professore emerito al Collège de France, socio dell’Accademia dei Lincei e presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, nel suo ultimo libro affida una possibile risposta a queste non semplici domande alle parole del padre, scrittore e poeta, Jorge Blajot S.J., che in La Hora sin Tiempo scrive: «Tutto sarà uguale, come se nulla accaduto: abbandonare l’evento per l’Avvento, null’altro».
All’esplorazione «dell’intenso e intimo raccoglimento» della mistica, correlato all’esaurirsi dello spazio, al chiudersi del tempo e all’assenza dello svolgimento, è dedicato il vertiginoso Il fuoco nella pietra. La tradizione mistica moderna, edito da Vita e Pensiero e appena presentato al Salone del Libro di Torino con con Sabino Chialà e Alessandro Zaccuri.
Il volume, diviso in tre parti, attraverso una scrittura densa di riferimenti e di citazioni, accompagna il lettore nell’affascinante viaggio alla scoperta della retorica mistica: una parola diversa dalle altre, antitetica e ossimorica, analizzabile solo in parte dagli strumenti della critica classica.
Per ascoltare coloro che si dichiarano essere «inabitati dalla Parola» e praticano un «dire senza soggetto», è essenziale essere disposti alla visione del fuoco nella pietra, al vivido raggio di luce del tramonto che si posa su una pietra parietale, d’improvviso aurea, di una chiesa abbandonata.

Questa esperienza, come racconta Ossola all’avvio del libro, percepita d’estate all’interno dell’ex cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Maguelone, può essere una visione che deterge lo sguardo, «la traccia, fulgida, di una lontana tradizione, di dono e di desiderio».
Il sentiero poetico e mistico prosegue, nella seconda parte del libro, nell’esposizione dei memoriali cinquecenteschi di santa Maria Maddalena de’ Pazzi (1566-1607) e Giovanna Maria della Croce (1603-1673), sempre in compagnia delle teorie del grande sacerdote e filosofo francese, Michel de Certeau, di cui Ossola è stato non solo studioso ma amico.
L’itinerario che Carlo Ossola propone non finisce qui: tra le innumerevoli e appassionanti tappe che concorrono a delineare la descrizione di un «ardore senza misura», come ha scritto l’autore in un recente articolo sulla rivista online VP Plus, s’incontrano tra gli altri Tommaso Campanella, Torquato Tasso, il pellegrino russo, il principe Miskin di Dostoevskij, e ancora le trasfigurazioni cantate al ritorno di un volo «in cui mi persi» di Rainer Maria Rilke, l’ascesa senza esaudimento di Giuseppe Ungaretti che si vede «abbandonato / nell’infinito», i ritorni di respiro e di luce di Paul Celan e, in chiusura, i versi di Composita solvantur di Franco Fortini che, come in un gioco metaletterario, riproducono fedelmente la potente esperienza provocata dalla lettura di questo libro:
«Ruotare su se stessi / fino a perdere / i sentimenti e cadere. / Poi aprire gli occhi. / Quello che vedi è la gioia / la credevi persa / sciocco che eri».
Fotografia: Séraphin-Médéric Mieusement

