Focus

Cogliere sfide e opportunità della digitalizzazione

La rivoluzione digitale sta mettendo in campo nuovi processi e linguaggi che in parte cambiano le modalità con cui ci rapportiamo con la realtà. Attraverso partner attenti alle sfide e alle opportunità del cambiamento, EDUCatt offre alla comunità universitaria un ampio ventaglio di risorse digitali.

La testa premuta sulla spalla, trenta volte
Più luminoso del sole, io contemplo il loro ritorno
Finché non mosse le dita lentamente e, mentre la moltitudine
Delle cose accade, alla sommità della nuvola
Esse tornano tutte, alla loro radice, e assumono
La ben nota forma di fungo cercando di afferrare

Così inizia Tape Mark I di Nanni Balestrini, una poesia composta da sei sestine nel 1961 e pubblicata sull’«Almanacco Letterario Bompiani 1962», la rivista diretta da Valentino Bompiani che annualmente raccoglieva in corpose brossure di 26×20 cm le più importanti novità in ambito artistico e letterario.
L’almanacco del 1961 ha come sottotitolo Le applicazioni dei calcolatori elettronici alle scienze morali e alla letteratura e Tape Mark I è in effetti la prima opera italiana il cui autore è una macchina, l’IBM 7070, che programmata da Nanni Balestrini e l’ingegnere Alberto Nobis ha composto e ricomposto in un nuovo testo estratti del Diario di Hiroshima di Michihito Hachiya, del Mistero dell’ascensore di Paul Goldwin e del Tai te Ching, XVI, di Lao Tse.

Fin dai primi calcolatori elettronici, gli antenati dei computer, il mondo artistico e letterario sente l’esigenza di sperimentare nuovi processi e linguaggi, strappandoli dai contesti di impiego originario e piegandoli a fini creativi ed espressivi all’interno delle proprie opere. Così l’IBM 7070, impegnato normalmente in operazioni bancarie come depositi a risparmio, sconti commerciali o conti correnti, viene trasformato da Balestrini nell’autore di Tape Mark I, al cui testo vengono apportati minimi interventi grammaticali e di punteggiatura e niente più.

Dire quasi la stessa cosa

L’informatica sta modificando così profondamente i processi di elaborazione e diffusione dei dati che nel tempo sta cambiando anche il nostro rapporto con la realtà. Riformulare infatti le informazioni in termini informatici significa trasformarle in cifre numeriche per poi trasporle su supporti elettronici. Questa “traduzione”, ovvero la digitalizzazione del dato, implica una trasmissione di quest’ultimo sotto forma di cifra numerica che è una rappresentazione “discreta” nel senso matematico del termine, composta cioè di parti separate, non continue. A differenza del dato analogico, quello digitale – da digit che in inglese significa “cifra numerica” – è dunque una traduzione in elementi numerici di una fonte di partenza che non manterrà con quest’ultima una relazione “esatta”, ma ne sarà piuttosto una rappresentazione che, parafrasando Umberto Eco, dirà quasi la stessa cosa;[1] e dietro a quel quasi si cela lo scarto con la realtà, che è stata scomposta e ricomposta in nuove forme attraverso un atto interpretativo che ne darà una nuova impostazione e struttura.

I processi di digitalizzazione implicano dunque complesse questioni filosofiche ed epistemologiche.
Quando l’informatica, che si basa su strutture binarie, incontra gli studi umanistici, luogo del complesso e multiforme, avviene uno confronto delle due parti che si risolve in compromessi più o meno riusciti.
Anche la digitalizzazione di un archivio o un catalogo significa quindi sottoporre il patrimonio fisico di partenza a una manipolazione che ne modificherà inevitabilmente la struttura; e questo passaggio, se portato avanti in maniera approssimativa e arbitraria, rischia di snaturare la fonte di partenza.
Accanto quindi a progetti che sfruttano le opportunità offerte dal digitale (le trasposizioni su supporti elettronici di edizioni, archivi e cataloghi), esistono esperienze come quelle di Nanni Balestrini che mediante l’arte e la letteratura indagano i meccanismi profondi di questi processi.

Cataloghi digitali in EDUCatt

Per venire incontro alle esigenze della comunità universitaria, EDUCatt ha accolto la sfida del mondo digitale, selezionando partner con cui mettere a disposizione risorse in formato digitale e in varie lingue. Il servizio Soluzioni e strumenti dell’Ente comprende infatti anche un HUB digitale che grazie alle piattaforme MedialibraryOnline e Pandoracampus e all’attivazione di sistemi di scambio interbibliotecario permette a tutta la comunità universitaria di accedere a più di 300.000 record tra e-book, giornali, audiolibri, video, musica e materiale di approfondimento e ad oltre 3.000.000 di altri documenti. Il sostegno degli studenti nel loro percorso formativo passa anche attraverso la selezione di realtà attente a garantire cataloghi completi e accessibili e capaci sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla digitalizzazione del patrimonio culturale. L’area web dedicata è all’indirizzo libri.educatt.online.

L’immagine che apre l’articolo è di Foto di Adam Winger.


[1] Il riferimento è al saggio Dire quasi la stessa cosa e nello specifico al capitolo XIII, Quando cambia la materia, in cui Eco analizza in termini semiotici il passaggio con mutazione di materia da un testo fonte a un testo di destinazione, definendolo “traduzione intersemiotica”. Nel capitolo sono presi in esame alcuni adattamenti cinematografici di opere letterarie; nel nostro caso il cambiamento di materia sta proprio nel supporto su cui appare il testo, che dalla bidimensionalità della carta passa a un ambiente tridimensionale ricreato dalla pagina digitale. Le implicazioni semiotiche di questo passaggio sono ben spiegate da Domenico Fiormonte nel libro Per una critica del testo digitale. Letteratura, filologia e rete (Roma, Bulzoni editore, 2018).

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