Comunicazione

I tempi, Maximilione

Il tempo di una buona comunicazione è quello necessario a pensare, a programmare, a costruire, a coordinare le azioni perché tutti i pezzi vadano a posto e costruiscano un’immagine completa e coerente. E alla fine, a fare in modo che raggiunga i destinatari, esattamente nel tempo giusto perché attragga l’attenzione. Proprio come il tempo e la calma necessari per un buon vino.

Un prodotto ottimo. Dei contenuti di alto profilo. Una grande rilevanza sociale. Una immagine rappresentativa bellissima.
Sono tutti elementi che potrebbero garantire il successo di una campagna di comunicazione, praticamente già fatta.
Se però poi il prodotto non è disponibile, perché è previsto che si trovi solo dal giorno dopo, ma la campagna non lo dice; o se il servizio non è accessibile, perché chi lo gestisce ha dimenticato di avvisare che è in ritardo sull’attivazione; o se il sito web che lo commercializza non è pronto; o anche se le informazioni non sono veritiere (non è indispensabile che ci siano tutte, ma che quelle che ci sono siano il più possibile corrette, e raccontino la verità); in tutti questi e altri casi il danno per una promessa non mantenuta può essere grave, e ripercuotersi soprattutto sulla reputazione di affidabilità di un’azienda.
È stato in quel caso infranto il patto, tacito ma neppure troppo, tra chi distribuisce e chi beneficia della distribuzione, tra chi – in una transazione normale che prevede uno scambio di vantaggi reciproco – decide di distribuire un prodotto o erogare un servizio e chi decide di acquistarlo e su quell’acquisto fa programmi, prende impegni, magari s’indebita.

Vale un po’ per tutto, in realtà: dalle campagne pubblicitarie a quelle di informazione, dalla disponibilità dei libri in libreria e dall’accuratezza dei menu in un ristorante o in una mensa fino al rapporto con i fornitori e i collaboratori; ma questa è (almeno in parte) un’altra storia.

In una commedia romantica che Ridley Scott girò qualche anno fa in Provenza (A Good Year, Un’ottima annata, 2006) e che è diventato presto un film di culto – per una grande interpretazione di Russel Crowe, una sontuosa Marion Cotillard, il cammeo di une notaire sorprendente e un’ottima sceneggiatura, ma anche per una certa idea di vino su cui si intreccia la trama (il Coin Perdu, in particolare: a proposito, esiste davvero ed è prodotto a Bonnieux dallo Chateau La Canorgue; ma lì adesso si arrabbiano un po’ se lo chiedete con insistenza, perché sottolineano non essere l’unico vino pregiato della zona, anche se gli americani continuano a fare incetta solo di quello, o peggio a scavalcare le recinzioni solo per scattare qualche foto) – una delle molte cose che il protagonista-broker Max Skinner (soprannominato “Maximilione”) re-impara è il valore del tempo: il tempo giusto per dire, il tempo giusto per fare – che non è quello convulso della “sua” finanza, in cui si fa, ma a danno d’altri –, il tempo giusto per guardare un’opera d’arte, o anche quello di attendere che un buon vino sia pronto.

Ecco; il tempo di una buona comunicazione è quello necessario a pensare, a programmare, a costruire, a coordinare le azioni perché tutti i pezzi vadano a posto e costruiscano un’immagine completa e coerente. E alla fine, a fare in modo che raggiunga i destinatari, esattamente nel tempo giusto perché attragga l’attenzione, anche quella distratta dei sette-otto secondi – come quella di un pesce rosso — che la civiltà digitale ci impone.
Per arrivarci non è sufficiente un’improvvisazione, per quanto calcolata. Come in ogni buon racconto, si tratta di raccogliere tutte le informazioni indispensabili, più alcune di contorno che non lo paiono ma lo saranno; metterle insieme e costruire il quadro; segnare i punti di volta, aggiungere alla ricetta uno scadenziario di azioni, e verificare che tutto funzioni.

È possibile che la raccolta di informazioni non sia così semplice. Naturalmente è necessario in partenza, ed è bene spiegarlo subito, che i depositari dell’informazione, che spesso sono anche i committenti, siano disposti a condividerla, l’informazione; altrimenti possiamo anche mollare subito le scotte, mettere il timone in banda, e dileguarci.
Ma ciascuno ha i suoi, di tempi; se sollecitato prima o poi ci risponderà e magari ci risponderà con una richiesta d’urgenza, accorgendosi che la scadenza è sotto, che altri chiedono, che è necessario rendere ragione; e ci farà fretta, e ci chiederà risposte a domande mal poste.
Reagiamo con calma: i tempi della comunicazione devono essere soprattutto quelli del destinatario, molto più che quelli del mittente, se vogliamo che il messaggio arrivi, e arrivi incidendo.
L’urgenza non giustifica metter fretta ad altri; più che altro perché altrimenti, molto probabilmente, il lavoro uscirà incompleto, non sufficiente, non privo di errori che potrebbero viziare molta della positività del nostro messaggio; perfino bellissimo, ma fuori tempo.
Pensiamoci, quando chiediamo, o anche quando iniziamo una nuova impresa da zero: ci sarà un momento in cui dovremo raccontarla, comunicarla, e convincere; se insieme al resto avremo indovinato i tempi, probabilmente finiremo per avere qualcosa di buono da condividere, come un buon vino.

EDUCatt EPeople