Un autunno di festival, aspettando Bookcity
In un panorama culturale spesso percepito come immobile o in crisi, i festival culturali emergono come un’oasi trasformativa. Etichettati a volte con superficialità come eventi pop o effimeri, rappresentano una delle più significative realtà culturali: porte d’accesso alla cultura contemporanea, laboratori di idee, luoghi di incontro e di dialogo imprescindibili.
Con la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, aspettando Bookcity, il panorama è denso di appuntamenti. Dai settembrini Festivaletteratura di Mantova e Festival della comunicazione di Camogli, all’ottobre di Pordenonelegge, Portici di carta a Torino, Bookpride a Genova, Librixia a Brescia; e l’elenco è solo parziale.
L’interesse per questi eventi non nasce da una formula unica: l’incontro con gli autori e le autrici, il dialogo che demistifica la figura dello scrittore e la rende accessibile, la scoperta di nuove voci e prospettive in un’atmosfera informale e stimolante. I festival letterari non si limitano a vendere libri, coltivano la consapevolezza del loro valore, accendono la curiosità e dimostrano che la letteratura è uno strumento vivo per interpretare il presente. È qui che il piacere della parola scritta diventa tangibile, contribuendo ad educare nuovi lettori e a rafforzare quelli esistenti. Come hanno scritto Oliviero Ponte di Pino e Giulia Alonzo su VP Plus, citando il caso del festival teatrale Kilowatt a Sansepolcro, sul versante della socialità i festival possono innescare meccanismi di partecipazione e attivazione dei cittadini e delle comunità e contribuiscono ad accrescere la consapevolezza dell’importanza e del piacere della lettura in un paese con gli indici di lettura tra i più bassi d’Europa.

A novembre bisognerà riempire l’agenda di incontri.
A Milano, infatti, si terrà Bookcity. Se fittissimo sarà il calendario nell’Università Cattolica, oltre alla nuova edizione del Salottino del Libro Usato, segnaliamo almeno un evento in collaborazione con EDUCatt, A scuola di resilienza: il potere inclusivo dei silent book.
Giovedì 13 novembre, infatti, dalle 14.30 alle 17:30, in via Nirone 15, in aula NI010, Cristina Castelli, Francesca Giordano, Nicoletta Stefanelli, Emanuela Bussolati, Milena Santerini, Alberto Tortoroglio e Rita Bramante attiveranno un momento di riflessione e confronto sull’utilizzo dei “silent book”.
Ma come possono delle semplici immagini favorire la resilienza? La risposta si trova nella peculiarità dei silent book: l’assenza del testo di questi albi illustrati li trasforma in un mezzo che contiene un linguaggio universale e narrativo capace di superare ogni barriera.
Questo incontro, curato da RiRes (Unità di Ricerca sulla Resilienza), esplorerà il potenziale trasformativo della narrazione visiva.
A partire dai libri Uga la Tartaruga di Cristina Castelli e Il gufo Orazio di AnnaLaura Cantone e dalle esperienze e dalle buone pratiche dell’Associazione Francesco Realmonte ETS e del Progetto Fra-gile!, si scoprirà come questi strumenti possano supportare chi vive in contesti di vulnerabilità. L’appuntamento è pensato per professionisti del settore sociale ed educativo, docenti e studenti universitari interessati a nuove strategie formative e di intervento.

