2020, ultima chiamata?

La casa comune è in pericolo e non è più tempo di volgere lo sguardo altrove sperando che i problemi si risolvano da soli: servono consapevolezza e responsabilità perché ognuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa.

“La cura della casa comune”, un messaggio breve ma dirompente scritto con una frase delicata ma ugualmente ruvida. Di natura non sono pessimista ma in questo caso, lo ammetto, la situazione non è proprio delle migliori. Certo è che voltare lo sguardo da un’altra parte sperando che le cose si sistemino da sole oppure pensando che debba essere qualcun altro a trovare una soluzione perché… “io cosa posso fare?”, non è più possibile e, direi anche, non è giusto.

Eppure a volte, di necessità si può fare virtù… non credete? Ad esempio, per alcune settimane ci siamo ritrovati a girovagare per il corridoio come in preda alla disperazione, quasi convinti che non ci fosse una via d’uscita. Con il nostro tanto amato coffee nook che non pareva più lo stesso, sorrisi e chiacchiere rimpiazzati da volti mesti e pensierosi.
Eh sì, è bene ricordarlo un po’ sommessamente quasi con un filo di voce, erano finiti, scomparsi, eliminati i bicchierini di plastica per il caffè! Una tragedia di dimensioni enormi! Poi però qualcuno ha iniziato ad adottare soluzioni alternative che parevano impossibili nella loro semplicità. Anzi, a ben vedere, qualcuna ci stava già pensando da un po’ e aveva già iniziato a sperimentare strade plastic-free. Altri, nel momento del bisogno, hanno risposto al “problema” compiendo una scelta generosa e altruista, condividendo i loro migliori servizi in vetro o ceramica che ora sono lì a disposizione di tutti. Abbiamo risolto il problema del caffè: scampato pericolo dunque! O meglio, abbiamo cambiato abitudini senza troppe difficoltà, prendendo allo stesso tempo un po’ più a cuore noi stessi e la “casa comune”.

E pensare che mentre accadeva tutto ciò, appena fuori dalla finestra l’aria è dichiarata irrespirabile, PM10 oltre soglia da giorni, gola irritata, tosse e colletti e polsini della camicie che diventano neri dopo qualche ora di utilizzo. Lo scorso novembre e dicembre ha piovuto quasi tutti i giorni, una quantità d’acqua che pareva fossimo nel sud-est asiatico durante la stagione dei monsoni (a proposito: lì i monsoni hanno tardato diverse settimane ad arrivare e le temperature sono divenute insostenibili, causando la morte di centinaia di persone e danni all’agricoltura per la siccità estrema), mentre adesso non piove più dall’inizio dell’anno e l’aria rimane più inquinata del solito. Sono anche arrivati i giorni della merla, che secondo la tradizione sarebbero i tre giorni più freddi dell’anno, invece… sorpresa, sono tra i più caldi delle ultime settimane. Si potrebbe proseguire, elencando quanto accade quotidianamente intorno a noi. Si può essere più o meno preoccupati, ma non si può far finta di nulla. E non stiamo parlando di come fare a bere il caffè nella breve pausa mattutina, stiamo parlando del nostro futuro, che ci piaccia o no.

Sappiamo che c’è chi sciopera per il clima nei Fridays for Future nati, non senza ambiguità, dal Skolstrejk för klimatet di Greta Thunberg, quindici anni, sindrome di Asperger e la forza di saltare la scuola tutti i venerdì mattina per manifestare davanti al Parlamento svedese. Ci sono, allo stesso tempo, anche i “grandi della terra” che si incontrano ma faticano a trovare e applicare soluzioni comuni. Ci sono numerosi scienziati impegnati a cercare le migliori tecnologie per un futuro, auspicabilmente, davvero più sostenibile. E ci siamo anche noi che qualcosa già facciamo ma che dobbiamo cercare di fare sempre di più perché, senza dubbio, qui in EDUCatt abbiamo tutti a cuore la “cura della casa comune”. È così, vero?

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