In EDUCatt

Ritorno al futuro: pro e contro del “lavoro agile”

Le sfide di questo momento storico hanno dato l’opportunità di sperimentare il lavoro svolto presso la propria abitazione: EDUCatt, attraverso l’esperienza di alcuni colleghi, ne racconta benefici e svantaggi e prova a immaginarne il futuro.

Smart, agile o da remoto che dir si voglia, il lavoro presso la propria abitazione è stato in questi mesi al centro di una vera e propria rivoluzione che ha trasformato in poche settimane quella che prima era un’eccezione da accordare con il proprio responsabile nella normale modalità di lavoro, al punto che oggi il permesso è necessario, semmai, per recarsi in ufficio. Davanti a contingenze che chiedevano una reazione tempestiva molte realtà non si sono fatte trovare impreparate e hanno accolto le sfide di un momento storico che costringe a ripensare i vecchi schemi per adattarli a nuove realtà: anche EDUCatt nei mesi trascorsi ha messo alla prova il lavoro a domicilio e, alla luce dell’esperienza, ne racconta benefici e svantaggi e ne immagina il futuro.

Il primo tra i vantaggi, insito nel concetto di lavoro da remoto, è indubbiamente il risparmio dei tempi dedicati agli spostamenti casa-ufficio che per alcuni colleghi pendolari coinvolge quotidianamente fino a tre ore di viaggio, senza considerare i possibili imprevisti dovuti a ritardi dei mezzi o congestione del traffico. Conseguenza diretta di questa prima considerazione è una maggiore libertà nella gestione dei propri tempi e dei ritmi familiari: insomma, una giornata non più rigidamente scandita dal tabellone ferroviario, ma piuttosto organizzata con maggiore flessibilità grazie a un significativo efficientamento dei tempi che, nelle parole di molti colleghi, comporta anche un significativo incremento della produttività. E se nessun collega può aprire la porta del nostro salotto per scambiare qualche chiacchera, se il telefono fisso non ricevere continue chiamate come quello dell’ufficio, se nel corridoio del proprio appartamento non c’è il rischio di incrociare qualcuno pronto a chiederti un favore (congiunti esclusi, si intende), possiamo allora annoverare tra i benefici dello smart working una notevole riduzione delle distrazioni che porta con sé un inevitabile incremento delle prestazioni lavorative. Inoltre, l’impossibilità di accedere agli uffici e l’esigenza di trovare nuovi canali di comunicazione ha costretto anche i meno avvezzi a un cambiamento del metodo di lavoro che ha necessariamente avuto una svolta nel senso della dematerializzazione di documenti e di rapporti: mettersi alla prova e scoprirsi capaci di usare nuovi strumenti o avvertire la necessità di affidarsi a colleghi più preparati all’uso dei programmi secondo molti ha incentivato il lavoro di squadra e ha consolidato i gruppi di lavoro, perché la disponibilità di una mano virtualmente tesa all’aiuto dell’altro ha dato più che mai la possibilità di mostrare il volto umano dietro alle professionalità.

A fronte degli innumerevoli benefici è giusto non ignorare i possibili svantaggi indotti dal lavoro agile, sui quali si staglia la sottile linea di confine che divide il sogno di un lavoro “smart” dall’incubo di un lavoro sregolato e continuo che prenda possesso degli spazi personali e abbatta, in nome del progresso tecnologico, la divisione inviolabile tra lavoro e vita privata. Cancellare lo spostamento tra casa e ufficio significa infatti anche abolire lo spartiacque che mentalmente divide la nostra vita lavorativa, condotta in tempi e ambienti dedicati, dalla vita privata che normalmente si svolge tra le mura domestiche; allo stesso modo la possibilità di raggiungere virtualmente i propri colleghi in qualsiasi momento grazie a infinite piattaforme e canali di comunicazione ha come rovescio della medaglia una ideale reperibilità continua che non conosce orari d’ufficio e festività. Il rischio è che la mancanza di una regolarizzazione chiara svantaggi coloro che si rendono sempre disponibili, instaurando dinamiche di imparità che alla lunga possono generare scontento. Infine, superando la banale concezione che vede in un computer l’unico strumento necessario per poter svolgere a pieno la maggior parte delle mansioni d’ufficio, questo periodo di lontananza dai colleghi sta dimostrando a tutti l’importanza di rapporti personali costruiti e alimentati quotidianamente, nonché la capacità di un contatto de visu di catturare aspetti della comunicazione non verbale impercepibili in videochiamata.

In conclusione, la consolidata rete di rapporti professionali e umani, costruita in una realtà che vede nel lavoro di gruppo un punto di forza irrinunciabile, ha permesso a EDUCatt di affrontare le sfide di questo tempo con spirito di collaborazione e di adattamento continuando la sua attività di supporto e sostegno al progetto formativo dell’Università Cattolica. Alla luce della positiva esperienza di questi mesi si può forse iniziare a immaginare un prossimo ritorno ad una nuova normalità che, facendo tesoro di ciò che si è imparato, guardi a nuovi schemi ibridi capaci di fare sintesi tra le diverse modalità di lavoro così che, regolarizzando gli aspetti fondamentali, il lavoro agile non rimanga un’esigenza del momento, ma diventi una modalità perseguibile e capace di generare vantaggi anche nel lungo periodo.


Grazie a Silvia, Stefano, Alessandro, Andrea e Nicola per la gentile partecipazione alla stesura dell’articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EDUCatt EPeople