Studiare: privilegio di pochi o diritto di tutti?

Davanti alla crisi economica indotta dall’emergenza sanitaria da covid-19 le Università si interrogano non solo sul futuro della didattica, ma anche sul tema caldo del Diritto allo Studio tra autofinanziamenti e fondi privati, a fronte della costante riduzione dei finanziamenti pubblici.

Tra le drammatiche conseguenze di ogni crisi economica c’è l’inevitabile contrazione del sistema universitario nazionale: è già successo con la recessione del 2008, come dimostrano i dati del quinquennio successivo che registrano una riduzione del 5% degli immatricolati pari a oltre 25mila giovani che, rinunciando a percorsi di formazione post diploma, non solo prefigurano un’Italia con minori opportunità di crescita, ma incrementano anche la percentuale di giovani NEET ([Young people] Neither in Employment nor in Education or Training), ovvero uomini e donne tra i 20 e i 34 anni non impegnati in percorsi di istruzione o in un lavoro, di cui l’Italia detiene uno sconfortante primato in Europa (28%). Ancora più preoccupanti sono le stime effettuate dall’Osservatorio Talents Venture che prevedono una riduzione del numero di immatricolati nell’aa. 20/21 di circa 35.000 unità (-11% rispetto all’anno precedente) se la contrazione del Pil a fine anno dovesse essere del 9,1%, come stimato dal Fondo Monetario Internazionale.

D’altro canto, intraprendere un percorso universitario significa assolvere non solo l’onere delle tasse universitarie, ma anche confrontarsi con i costi del mercato immobiliare, con le spese di trasporto e con i servizi necessari al successo formativo e al mantenimento prolungato di un individuo, spesso totalmente sprovvisto di reddito: in un paese in cui le famiglie investono in istruzione terziaria una percentuale del Pil pari allo 0,92 (dato sconfortante se paragonato alla percentuale registrata negli Stati Uniti pari al 2,58% e comunque sotto la media dei paesi dell’Unione Europea che investono circa l’1,33%) e gli investimenti pubblici si riducono di anno in anno, il rischio è che i diplomati delle famiglie economicamente fragili rinuncino in partenza alla prosecuzione degli studi e che l’accesso all’istruzione universitaria diventi un privilegio di pochi.

Perché il blocco dell’economia non si tramuti in un fermo della formazione terziaria è necessario «investire sulla qualità del capitale umano», come sostiene Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano e presidente della Conferenza dei Rettori, senza aspettare le mosse del governo – che pur qualcosa ha già fatto con 160 milioni di euro stanziati a supporto della contribuzione studentesca per l’aa. 20/21 –, ma puntando maggiormente su strategie di autofinanziamento e su investimenti privati. E se il ministro Manfredi, in un recente incontro con i rettori lombardi e il governatore Attilio Fontana all’Università degli studi di Milano, ha garantito l’offerta didattica a distanza a chi non avrà la possibilità di essere materialmente presente, davanti alla crisi economica indotta dall’emergenza sanitaria da covid-19 le Università si interrogano non solo sul futuro della didattica, ma si adoperano in politiche d’incentivazione e prendono iniziative a tutela del diritto allo studio perché la diversità di mezzi non si trasformi in disparità di opportunità: così l’Università di Palermo ha stanziato un piano da 300mila euro per aiutare gli studenti in difficoltà e la Sapienza, tra le varie misure, ha pensato a borse di studio per studenti che facciano da tutor ai più giovani o alla distribuzione di strumenti informatici, mentre Roma Tre considera la riduzione del 50% delle tasse per i diplomati con più di 95/100. Anche il nostro Ateneo, in uno sforzo coordinato con EDUCatt, ha già stanziato misure straordinarie per fronteggiare le possibili ricadute economiche derivate dalla pandemia che ha colpito duramente il nostro paese, come per esempio il Fondo Salvastudi intitolato al fondatore Agostino Gemelli dal valore iniziale di 1 milione di euro o l’aumento del fondo per le sovvenzioni straordinarie EDUCatt integrato di 120mila euro.

Nell’attesa che Regione Lombardia comunichi la percentuale di investimenti statali per le borse di studio, si riaccende anche l’annosa questione degli idonei non beneficiari, categoria tutta italiana che identifica gli studenti che, pur essendo in possesso dei requisiti necessari per ottenere la borsa di studio, rimangono esclusi dal beneficio di quest’ultima per mancanza dei fondi regionali. L’Università Cattolica da anni si impegna nell’estinzione di questa categoria con ingente impiego di forze che, dal 2011 a oggi, ha visto l’investimento di oltre 10 milioni di euro, ma non tutti gli Atenei riescono a sostenere i medesimi sforzi. A fronte della costante riduzione dei fondi pubblici per il diritto allo studio e in considerazione del probabile aumento degli idonei alla borsa di studio indotto dal blocco economico, diventano sempre più indispensabili anche gli investimenti privati sostenuti da imprese, enti e università, con iniziative come le 100 Borse di studio rinnovabili, destinate a neodiplomati e neolaureati di I livello e i 100 Premi di studio a studenti iscritti che si distinguono per merito accademico sostenuti con fondi propri da Università Cattolica, Istituto Toniolo e Fondazione EDUCatt. Da sottolineare che, nonostante la quota degli investimenti privati sia cresciuta del 9% tra il 2010 e il 2015, non si può concludere che abbia compensato la riduzione degli investimenti pubblici per il diritto allo studio: infatti a fronte di una riduzione complessiva di oltre 632 milioni di euro, l’aumento dei fondi privati è di circa 153 milioni. Inoltre, in un’ottica di educazione e responsabilizzazione dell’individuo, aumenta il valore di iniziative come il progetto studentwork@educatt per gli studenti in stato di bisogno, tramite il quale EDUCatt offre una possibilità lavorativa pensata esclusivamente per gli studenti: il progetto è infatti ideato per offrire un’occasione di sostegno allo studio per quanti non potranno beneficiare di altri tipi di aiuti economici – requisito preferenziale per la selezione è infatti quello di risultare idonei non beneficiari di borse di studio – ed è pensato come una collaborazione con tempi e modi tali da non compromettere il tempo da dedicare allo studio e alla frequentazione dei corsi accademici.

Per non fermare l’ascensore sociale occorre sensibilizzare innanzitutto la società sul tema della formazione terziaria come mezzo fondamentale contro l’aumento delle già ampie disuguaglianze socioeconomiche, ma anche comprendere che non investire nel sistema universitario significa condannare all’asfissia un paese ricco di capitale umano da cui invece è giusto pretendere le energie per ricostruire la società, l’economia e la cultura di domani.

Fonti

https://www.talentsventure.com/wp-content/uploads/2020/04/OTV4-Gli-impatti-del-COVID-19-sulle-immatricolazioni-all’università-2020_2021.pdf

https://www.talentsventure.com/wp-content/uploads/2020/03/Studiare-diventa-sempre-più-un-privilegio_-una-panoramica-sui-costi-relativi-all’Università-in-Italia.pdf

https://www.talentsventure.com/wp-content/uploads/2019/01/Istruzione-E-arrivata-la-fine-del-welfare-state.pdf

https://www.pressreader.com/italy/il-foglio-quotidiano/20200702/281706911958488

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