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Haiti, ricostruire dalle macerie

Esce in questi giorni il volume Formarsi insieme tra educazione e cittadinanza, una pubblicazione che testimonia la collaborazione dell’Università Cattolica di Milano con l’Université Notre-Dame d’Haïti. Si tratta di un importante progetto di terza missione a supporto del Paese caraibico che da anni è in un grave stato di emergenza umanitaria.

Te sanguinose invocano
Consolator le sponde,
Cui le vermiglie battono
E le pacific’onde;
Te Dio di tutti il bellico
Coltivator d’Haiti,
Fido agli eterni riti
Canta, disciolto il piè.

Appare, in una variante della Pentecoste di Manzoni scritta nel 1819, il riferimento a un «bellico coltivator d’Haiti» che «disciolto il piè» dalle catene della schiavitù, canta le lodi di quel «Dio di tutti» che abbraccia la lotta per la libertà della ex colonia francese. L’allusione, documentata da Franco Fortini nel saggio Due note per gli «Inni» (pubblicato sulla rivista «Paragone», XXIV, 1973 [286]), in cui riporta la curiosa variante dell’Inno sacro, scompare nel testo definitivo pubblicato nel 1922 e rimane quindi solo nella quattordicesima strofa «dello ‘sbozzo’ portato a Parigi» dal Manzoni forse per mostrarlo al Fauriel.

A pochi anni dall’indipendenza di Haiti, che conquista la sua autonomia dal governo francese nel 1804, la storia della libertà nazionale del Paese caraibico giunge tra i fatti di cronaca che andranno ad alimentare il mito risorgimentale italiano. Fatto curioso, ma che viene giustificato anche dal fatto che Haiti è il secondo Stato francese a dichiarare la sua indipendenza dal Vecchio Mondo, dopo quella degli Stati Uniti d’America nel 1776.

Il toponimo indigeno aiyti che subentra al coloniale Saint-Domingue deriva da una parola amerinda che significa “terra di montagne” o “montagna sul mare” o “terra aspra”, quasi presagio dei fatti che hanno scritto la storia recente della Repubblica caraibica che ad oggi è in uno stato di emergenza umanitaria.

Save the Children denuncia una «situazione disastrosa» e «veramente critica» che pare peggiorare di anno in anno. Dopo infatti il terremoto del 2010, tra i più distruttivi dell’ultimo secolo, cui è succeduto quello del 2021, altrettanto devastante, Haiti è stata colpita da un’epidemia di colera che ha focolai tuttora attivi. A questo si aggiunge una situazione politica critica e precaria, in mano a bande armate che tra il 2018 e il 2021 hanno causato, secondo un report della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) un aumento del 113% degli omicidi e del 1.236% dei sequestri.

La risposta umanitaria internazionale e Cattolica per i bambini di Haiti

La situazione di Haiti è da tempo complicata al punto che le missioni ONU messe in campo a sostegno della popolazione a partire dal 2004 non sono riuscite a raggiungere gli obiettivi prestabiliti. Per questo sono fondamentali interventi, anche eterogenei, provenienti da diverse realtà anche private.

Tra i progetti del Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale (CESI) è nato dopo il terremoto del 2010 il progetto Cattolica per i bambini di Haiti in seguito a una prima missione esplorativa guidata dalla professoressa Cristina Castelli per valutare, insieme alle autorità locali, le concrete possibilità di collaborazione tra l’Università Cattolica del Sacro Cuore le istituzioni educative haitiane.

Video diario della prima spedizione dell’Università Cattolica ad Haiti nel febbraio 2010 (© Cristina Castelli).

I rapporti tra l’Ateneo e Haiti sono poi continuati nel tempo, come testimonia una recente pubblicazione di EDUCatt curata dal prof. Paolo Molinari e dalla prof.ssa Elena Riva dal titolo Educazione e cittadinanza per una formazione comune, presto disponibile su tutti i canali di distribuzione EDUCatt. Si tratta di una preziosa testimonianza sulla collaborazione tra l’Università Cattolica e la Faculté des Sciences de l’Education de l’Université Notre-Dame d’Haïti, un progetto di terza missione che prevede la formazione degli operatori nel campo scolastico.

La collaborazione con l’Università di Haiti è stata avviata nel 2015 grazie a Mons. Graziano Borgonovo che ha promosso la collaborazione tra i due atenei. Il primo esito è stata la realizzazione di un laboratorio universitario di biologia medica per l’Unité Diocésaine d’Enseignement de Rechercheet de Service (UDERS), nella sede di Hinche dell’UNDH.

Come sottolinea nella presentazione del volume Mons. Claudio Giuliodori, «la collaborazione ad alto livello per la formazione professionale – come possiamo registrare in questa felice esperienza – diviene così una concreta attuazione di quanto sollecitato nell’Enciclica Fratelli tutti», in cui l’aiuto ai Paesi del Terzo mondo è inteso come azione non più rimandabile nell’interesse globale.