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Amore, amore, amore!

In occasione di San Valentino una piccola antologia di brevi poesie e di canzoni d’amore di ogni tempo.

«Noi andavamo leggeri
una notte d’estate
per un fresco giardino?
la tua mano
ho sfiorato o una foglia?
la tua bocca
ho baciato
o un frutto umido e dolce?
non so se ho bevuto il silenzio
delle piante notturne
o il tuo amoroso silenzio

La tua mano mi salutò tra le piante
ma era falce di luna
che tramontava lontano.»

Una notte d’estate di Lalla Romano, che prima di diventare una grande narratrice esordì come poetessa, apre questa piccola e breve antologia di poesie d’amore. D’altra parte, che lo si festeggi o meno, San Valentino è o non è un’occasione per parlare di amore? E allora perché perderla questa occasione, se poi è invece così facile perdere l’amore? Tralasciando la canzone di Massimo Ranieri (o forse no, c’è il link per ascoltarla), restiamo sulla transitorietà con una poesia che viene dal passato: Come i fiori del pesco del poeta tibetano Tsang Yang Gyatso (1683-1705)

«Questa ragazza non è nata da sua madre:
è nata, piuttosto, da un pesco.
Più in fretta che i fiori del pesco,
l’amore per il suo uomo inaridisce.»

Ma se ci siamo disseccati anche noi, niente paura. Le linfe delle parole e della musica ci ricaricano. Chi si ricorda di Fiori rosa, fiori di pesco di Lucio Battisti, pezzone del 1970 interpretato anche da Mina? Una canzone che ci accompagna splendidamente in una corsa pazza mentre il vento (in questi giorni gelido) ci colpisce la faccia.

Con «dimmi che è vero» si chiude la canzone, eterna domanda che si potrebbe rovesciare agevolmente nel suo contrario. Chissà quante volte, questa domanda, se la pose la più grande lirica russa del Novecento, Anna Achmatova. In questa breve e delicata poesia, ci dice, se non sappiamo dirla a modo nostro (anche a questo serve la poesia), quanto è illimitato il sentimento della separazione:

«Nero e duro distacco
Che io sopporto al pari di te.
Perché piangi? Dammi meglio la mano,
prometti di ritornare in sogno.
Noi siamo come due monti…
non ci incontreremo più a questo mondo.
Se solo, quando giunge mezzanotte,
mi mandassi un saluto con le stelle…»

Certo, In sogno ha immagini ben più metafisiche di Una carezza in un pugno, con cui, comunque, condivide l’ora della passione. E con l’ascolto dei celebri versi celentaniani ci lasciamo. D’altra parte è quasi marzo e a Sanremo non si leggono poesie ma si cantano canzoni:

«e quando mezzanotte viene
se davvero mi vuoi bene
pensami mezz’ora almeno
e dal pugno chiuso una carezza
nascerà…»

*L’immagine di copertina è Amanti di Paul Klee

Simone Biundo

Simone Biundo (Genova, 1990) è insegnante di lettere a Genova in una Scuola secondaria, è editor della rivista «VP Plus», è ricercatore indipendente di storia dell’editoria e della letteratura. Ha pubblicato poesie su «Neutopia», «Margutte», «Poesia del nostro tempo» e «Nuovi Argomenti». Per Interno Poesia è uscito il suo primo libro di poesie, "Le anime elementari" (2020). Con il poeta Damiano Sinfonico, l’attrice e linguista Sara Sorrentino cura la rassegna di poesia contemporanea , poet. – alla libreria Falso Demetrio. Qui in EDUCatt collabora come ghostwriter, SMM e content manager.

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