Pagine

Libyagate, l’inchiesta di Nello Scavo sui drammi dei migranti

Libyagate. Inchieste, dossier, ombre e silenzi, il nuovo libro di Nello Scavo edito da Vita e Pensiero, è un’inchiesta di respiro internazionale che racconta le trame di uno scandalo che provoca la perdita, continua, di vite umane.

Nel 2019, sui muri di Bologna, grazie alla collaborazione tra l’artista e attivista cubana Tania Bruguera e il collettivo di public art CHEAP dei caratteri cubitali componevano questa frase: «I confini uccidono. Dovremmo abolire i confini?», su manifesti azzurri, come il mare, nelle mattine d’estate. Quel celeste che fa da sfondo contiene già una risposta affermativa: i confini uccidono, sempre di più, in terra e in mare; uomini, donne, bambini perdono la vita e il loro diritto «di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio», come recita l’articolo 13 della dichiarazione dei diritti universali dell’uomo.

È una questione di umanità ma è anche, e soprattutto, una questione politica internazionale che va conosciuta: il lavoro di inchiesta che il giornalista Nello Scavo conduce da anni ci aiuta ad aprire gli occhi e a non affrontare questo tema con ingenuità perché getta la luce su una rete internazionale che dalla Libia giunge in Europa attraverso Malta e l’Italia, con la connivenza di faccendieri e politici e sotto il grande ombrello delle organizzazioni mafiose.

Libyagate è il nuovo libro di Nello Scavo, edito per Vita e Pensiero, e sin dal titolo racchiude molti dei suoi pregi; come suggerisce l’uso dell’inglese, anche nella grafia del nome del paese nordafricano, è un’inchiesta di respiro internazionale e racconta le trame di uno scandalo, come indica il suffisso gate che, nel linguaggio politico e giornalistico, definisce situazioni problematiche dal punto di vista legale, di economia politica e abusi di larga risonanza.

Il 2 febbraio 2017, sotto il governo Gentiloni, Italia e Libia stipulano un accordo, con durata di tre anni e rinnovo automatico, che prevede il sostegno economico e tecnico alle autorità libiche per ridurre i flussi migratori e che, in sostanza, affida al paese nordafricano la sorveglianza del Mediterraneo. Il controllo dei mari da allora ha implicato omissioni di soccorso, respingimenti, detenzioni arbitrarie, stupri e violenze a cui sono sottoposti i migranti e rifugiati in Libia.

Secondo le stime di Amnesty International negli ultimi cinque anni, sono state oltre 85.000 le persone intercettate in mare e riportate in Libia: uomini, donne e bambini, vittime di trattamenti crudeli, inumani e degradanti. La violenza e l’ingiustizia però non fermano la diplomazia e i calcoli geopolitici: l’accordo Italia-Libia è stato rinnovato; il 28 gennaio scorso la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha siglato un accordo sul gas da 8 miliardi tra Eni e la compagnia libica Noc e ha consegnato alle autorità di Tripoli, cinque mezzi navali, formalmente destinati alle attività di ricerca e soccorso che nella prassi sono però strumenti di cattura dei migranti destinati ai centri di detenzione.

Il 15 febbraio la Camera ha approvato il decreto legge che inserisce ulteriori restrizioni sul soccorso in mare da parte delle ONG, su cui il governo aveva posto la fiducia e che aveva ricevuto dure critiche da parte del Consiglio d’Europa; il testo che sarà esaminato dal senato prevede che le navi umanitarie possano compiere una sola operazione di salvataggio in mare per ogni missione e fissa nuove sanzioni amministrative, tra cui multe fino a cinquantamila euro e il sequestro della nave per le organizzazioni che sono ritenute non in linea con il nuovo codice di condotta. Lo stesso giorno, di fronte alla Libia, è avvenuto un nuovo naufragio in cui sono morte 73 persone.

«Alle volte li restituisce il mare. Altre vengono scoperti per caso in una buca. Altre ancora giacciono, semisepolti dalla sabbia, spolpati dalle iene. Un migrante ha un solo modo per vivere, e molti per morire. Se sopravvivi al Sahara, se scampi ai lager in Libia, se alle spalle ti sei lasciato il Mediterrano, solo allora è fatta», ci racconta Nello Scavo nel suo saggio inchiesta.

La vergogna è sotto gli occhi di tutte e tutti ed è anche messa nero su bianco in un rapporto dell’Onu, acquisito dagli investigatori della Corte penale internazionale dell’Aja: duecento pagine che raccontano le torture e le violenze perpetrate da funzionari statali, gruppi armati, contrabbandieri, trafficanti e bande criminali, incoraggiati da corposi finanziamenti, finalizzati a fermare le partenze verso l’Italia.

Sotto l’egida del quotidiano Avvenire, Nello Scavo, insieme a Lorenzo Bagnoli, di IRPI, (Investigative Reporting Project Italy, un’associazione che si propone di sviluppare e promuovere le più varie forme di giornalismo di inchiesta collaborando con una rete di giornalisti, attivisti e cittadini in Italia e all’estero) ha studiato e seguito il grande gioco libico e ha scoperto un sistema in cui i migranti sono le prime vittime di un sistema che coinvolge il traffico di droga, armi, petrolio e, ovviamente, le organizzazioni mafiose. I paesi implicati non sono ignari di ciò che accade e, afferma Nello Scavo, «il rischio reputazionale per l’Italia è altissimo dopo essere stata segnalata all’ONU per violazione dell’embargo sulle armi in Libia».

Grazie all’acribia e alla precisione che contraddistinguono i lavori dell’autore, questo libro ci conduce nelle trame di sottili giochi politici, di delicati equilibri diplomatici e  internazionali, criminali e non, a cui molti sembrano aderire, che in pochi vogliono spezzare in nome di una violenza sistematica che ricade nei confronti di coloro che ogni anno muoiono nel deserto, picchiati a morte nei centri di detenzione, sepolti nel cimitero del mondo, il Mar Mediterraneo, e se sopravvissuti, ignorati dai più, malmenati, a volte uccisi, per le strade dai violenti, a volte sopravvissuti e quasi sempre sfruttati e sottopagati nei campi.  

Sono creature, considerate di scarto, come afferma Papa Francesco, affamate di umanità, riprendendo Frantz Fanon, che pagano con la vita la crudeltà di un equilibrio occidentale sempre più ingiusto e sempre meno sicuro.  

Simone Biundo

Simone Biundo (Genova, 1990) è insegnante di lettere a Genova in una Scuola secondaria, è editor della rivista «VP Plus», è ricercatore indipendente di storia dell’editoria e della letteratura. Ha pubblicato poesie su «Neutopia», «Margutte», «Poesia del nostro tempo» e «Nuovi Argomenti». Per Interno Poesia è uscito il suo primo libro di poesie, "Le anime elementari" (2020). Con il poeta Damiano Sinfonico, l’attrice e linguista Sara Sorrentino cura la rassegna di poesia contemporanea , poet. – alla libreria Falso Demetrio. Qui in EDUCatt collabora come ghostwriter, SMM e content manager.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

EDUCatt EPeople