Riflessioni

«Chi è il mio prossimo?» Essere frati minori e osservare il santo Vangelo oggi

Un Filo di Fumo che vuole essere una lettura attualizzata della regola di vita dei frati minori, in occasione dell’ottocentenario della sua approvazione. Alcuni spunti di riflessione per un ampliamento del concetto di prossimità da fra Carmine Ferrara, dell’Ordine dei Frati Minori.

Il 2023 è per noi frati minori un anno particolarmente significativo per la felice ricorrenza dell’ottocentenario della nostra regola di vita, la cosiddetta Regola bollata, approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III con la lettera Solet annuere. Eppure, anche dietro a un evento di grazia come questo, può nascondersi un rischio: possiamo organizzare incontri di approfondimento sulla Regola, veglie di preghiera, gite ed esercizi spirituali ad Assisi per ripercorrere i passi di Francesco e approfittare della grazia del luogo e tanto altro ancora, ma rimanere tali e quali a prima. Si può cioè perdere l’occasione propizia per rivolgere a se stessi, come frati minori, alcune domande fondamentali: ha ancora senso vivere la Regola dei frati minori in un contesto storico-culturale così profondamente diverso da quello in cui è sorta? E se sì, in che modo può aiutarci a leggere questo tempo così complesso nel quale viviamo?

Sono domande enormi, alle quali non sono certo di saper dare una risposta esaustiva e definitiva. Voglio, però, comunque provare a mettermi in ascolto di un nuovo modo di risuonare della Regola alla luce delle sollecitazioni che provengono dalle sfide del mondo attuale.

È noto che, dopo la conversione, Francesco visse da solo per qualche tempo, dopodiché il Signore gli donò dei fratelli. L’arrivo dei primi due compagni, Bernardo e Pietro, lo costrinse a ridefinire la sua esperienza e a interrogarsi ancora sulla propria vocazione, ma nessuno gli diceva cosa dovesse fare. Fu così che lui e i suoi compagni si recarono in una chiesa della città di Assisi, dove, aperto il libro dei Vangeli, il Signore rivelò loro che avrebbero dovuto vivere secondo la forma del santo Vangelo. Questa rivelazione, che costituiva l’ossatura fondamentale dell’originario Propositum vitae – la prima brevissima forma di vita dei frati, che ricevette l’approvazione orale da papa Innocenzo III nel 1209 –, confluì poi nell’incipit della Regola bollata: «La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo» (Rb 1).

Ragionare su questo passaggio della Regola è un’occasione particolarmente propizia, perché tutti i battezzati sono chiamati a “osservare il santo Vangelo”. Perciò, le brevi riflessioni che scaturiscono da questo ragionamento possono essere valide, non solo per i frati, ma per tutti i cristiani. “Osservare il santo Vangelo” non significa semplicemente obbedire a tutto ciò che Gesù ha insegnato, ma anche assumere i suoi stessi sentimenti, comportarsi come lui si è comportato. Se penso a quale è stata la nota distintiva della vita di Gesù, penso immediatamente all’amore, l’amore vissuto nella sua dimensione verticale e orizzontale, in ossequio al duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Pertanto, è nell’ossequio a questo duplice comandamento dell’amore che si gioca la nostra osservanza del santo Vangelo, come frati minori e come battezzati. Certo, l’amore di Dio viene prima dell’amore del prossimo, ne è il fondamento, ma è anche vero che «chi non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20). L’amore del prossimo, che è mio fratello, perché siamo entrambi figli dello stesso Padre, è, dunque, il vero banco di prova dell’amore di Dio.

Ma, di fatto, chi è il mio prossimo? Gesù nella parabola del Buon Samaritano lancia un messaggio chiaro al riguardo: mio prossimo non è – o non è soltanto – il mio parente più stretto, o il mio amico del cuore, ma chiunque incrocia la mia strada e ha bisogno di me, del mio farmi prossimo, del mio tempo, delle mie energie, delle mie risorse, perché non sia abbandonato a se stesso e non rimanga inchiodato a una sofferenza, che non è in grado di affrontare da solo. Ma in un mondo in cui “tutto è connesso” chi è veramente il mio prossimo? È sempre colui che incrocia la mia strada? E, se sì, in che senso la incrocia? Se una fake news postata su una piattaforma social può essere letta in maniera istantanea in ogni parte del mondo ed essere causa di cattiva informazione per milioni di persone; se una guerra nel cuore dell’Europa può condannare alla fame milioni di persone in Africa e provocare una recessione economica che si ripercuote sui mercati di tutto il mondo; se i soldi che deposito in banca possono essere investiti, volente o nolente, nel mercato della guerra, contribuendo così alla morte di migliaia di persone; se il cambiamento climatico o il non corretto smaltimento dei rifiuti sono causa di un forte degrado ambientale che si ripercuote sulla qualità della nostra vita in qualunque parte del mondo e incide in maniera molto negativa persino sulla qualità della vita delle generazioni future, allora – forse – colui che richiede da noi il nostro farci prossimi non è necessariamente così tanto “prossimo” a noi in senso spaziale o temporale, ma può persino essere distante migliaia di chilometri o centinaia di anni.

Questo mondo così complesso e interconnesso ci pone, dunque, di fronte a un ampliamento del concetto di prossimità che, per certi versi, è paradossale e ci costringe a rimodulare il nostro consueto modo di concepire l’osservanza del santo Vangelo, perché le nostre azioni, le nostre scelte, il nostro stile di vita possono essere causa indiretta della sofferenza di milioni di persone in ogni parte del mondo e persino delle future generazioni. L’osservanza del santo Vangelo oggi non può, dunque, prescindere da un agire consapevole e responsabile che coinvolge ogni aspetto della nostra vita e che abbraccia idealmente l’intera umanità presente e futura. In questo agire consapevole e responsabile sta il nostro atto d’amore nei confronti del prossimo, in ossequio agli insegnamenti del santo Vangelo del Signore Gesù Cristo.

[Immagine a corredo: San Francesco e i suoi compagni, affresco del santuario francescano La Verna (Chiusi della Verna).]

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