Editoriale

Sostenibilità e innovazione per un cambio di prospettiva

In tema di sostenibilità le nuove Direttive UE impongono standard di rendicontazione che oltre agli aspetti ambientali devono considerare gli impatti sociali e organizzativi. Le aziende sono chiamate ad adattare il proprio modello di business, per essere pronte alla sfida della “cura della casa comune”, che richiede un vero e convinto cambiamento culturale.

Si pensa spesso alla sostenibilità come a un argomento che riguarda esclusivamente l’ambiente e la riduzione degli sprechi di risorse naturali; ma in ambito aziendale questa è soltanto la prima delle tematiche che fanno parte di un sistema di rendicontazione globale del quale si parla ormai da più di un decennio e che con la Direttiva 2022/2464 dell’Unione Europea per la rendicontazione societaria di sostenibilità (16 dicembre 2022: è nota con la sigla CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive) diventa adesso, progressivamente, obbligatorio: un nuovo insieme di standard operativi, che tiene conto oltre che degli aspetti ambientali anche dell’impatto sociale generato e dei risvolti organizzativi aziendali (in inglese ESG).
La medesima direttiva europea ha previsto l’adozione di standard europei di rendicontazione (ESRS – European Sustainability Reporting Standards), a partire da luglio 2023, per assicurare la confrontabilità dei dati raccolti, delle prestazioni e degli impatti dichiarati.
Ma il sistema richiede di valutare anche come questi fattori possano incidere sulle performances economico-finanziarie dell’organizzazione, tra l’altro attraverso la descrizione del modello e della strategia di business, degli obiettivi di sostenibilità, del progresso nel loro raggiungimento (il transition plan) e dei principali impatti negativi possibili, oltre che delle corrispondenti azioni pensate per mitigare i rischi.

La rendicontazione di sostenibilità

In questa chiave, per una rendicontazione che soddisfi i requisiti normativi, diventa essenziale adottare processi di raccolta, elaborazione e monitoraggio dei dati particolarmente attenti ai criteri ESG, con un nuovo approccio integrato alle attività, che richiede innanzitutto un importante cambiamento culturale e organizzativo e può essere l’unico a consentire di accedere alle consistenti risorse per la finanza agevolata messe a disposizione a livello nazionale ed europeo.
Occorre dunque immaginare nuove prospettive, che considerino un modello di business più flessibile, capace di accogliere nuovi approcci che potranno richiedere anche cambiamenti significativi nell’organizzazione (lo segnala, tra altri, il bell’approfondimento di Alessandro Fusellato, dal titolo La sostenibilità come elemento imprescindibile per le imprese (in TopHic, gennaio 2024).
Corrispondentemente, uno dei passi essenziali da compiere è costituito dalla scelta se l’indispensabile acquisizione delle nuove competenze necessarie debba passare da una logica di sviluppo interno (“fare”) o da quella di acquisizione da fonti esterne (“comprare” outsourcing o collaborazione con partner specializzati), che rischia sempre, tuttavia, di ridurre il patrimonio culturale e la capacità di agire di un’azienda.

Sostenibilità e cura della casa comune

Su questa linea va inteso anche l’impegno per la «Cura della Casa comune», l’iniziativa promossa in EDUCatt e presente anche online, che comprende il primo, sperimentale Report di sostenibilità della Fondazione, elaborato grazie alla stretta connessione con ASA, l’Alta Scuola per l’Ambiente dell’Ateneo.
A partire dalle parole espresse da papa Francesco nella Laudato Si’, poi rafforzate dalla recente Esortazione Apostolica Laudate Deum, si tratta di dar corpo a un concetto di «responsabilità» che non sia slogan ma impegno fattivo per la custodia del Creato e l’educazione al rispetto e all’uso consapevole di risorse non inesauribili, obbedendo in pieno al Piano strategico dell’Università Cattolica; ma si finisce anche per disporre di un nuovo strumento attraverso il quale l’azienda possa crescere e acquisire competenze, evolvendosi verso un approccio sempre meno legato a modalità industriali e più flessibile, in grado di intendere la sostenibilità soprattutto come una solida base di educazione al bene comune.

È un punto di inizio, è una nuova partenza che mostra, nell’anticipare e adeguarsi progressivamente al panorama normativo, tutta la sua urgenza.