Riflessioni

Il letto su cui scorre l’acqua di un fiume

In un mondo in continuo cambiamento l’idea delle tradizioni è contrastante. Tuttavia un albero senza le proprie radici non avrebbe forza di ergersi, senz’acqua non troverebbe di che nutrirsi e senza il sole non avrebbe di che scaldarsi. 

Un focolare sempre accesso, una fiammella che si osserva danzare a un ritmo lento. È così che la memoria, la “tradizione”, volente o nolente, è insita dentro di noi, in ogni gesto e in ogni ricorrenza che avviene nel vivere quotidiano.

La tradizione, che in qualche modo in questo senso si riporta immediatamente al raccontare di Proust, è come quell’amico di vecchia data che ti fa scappare il sorriso, il ricordo di un parente quando “arriva il suo momento”.
È un sapore che riaffiora in un angolino recondito della tua mente durante le feste, a Natale o a Pasqua, e che senti l’esigenza di replicare.
È l’odore di zagara che invade la strada in cui sei cresciuto e di cui senti la mancanza in primavera mentre osservi le magnolie in fiore.
È il rumore lontano delle onde del mare che echeggia nelle sere d’inverno mentre adesso sei cullato dalle rotaie del tram che ti riaccompagnano a casa.
È la bellezza del legno che arde in un falò sotto le stelle il 10 di agosto; e anche questo, ancora, ce lo teniamo stretto. 

Tradizione è quella carezza con cui eri abituato a esser svegliato al mattino da tuo padre mentre tua madre urlava «è tardi!».
È il ricordo di alzarsi ogni domenica nella bella Calabria percependo l’odore della pasta al forno della nonna accompagnato dal bicchiere di vino del nonno.
E ora, anche se ci siamo allontanati da casa, immancabilmente, trionfa nella tavola milanese: sempre di domenica e sempre con il vino.

Crescendo ci si rende conto di esser diventati “portatori sani di tradizione” perché, a differenza delle radici degli alberi che li trattengono a terra nella loro immobilità, le gambe ci portano lontano, mentre la mente, anche se rimane con le sue tradizioni, accoglie nuovi odori, sapori, suoni e bellezza, tenendo fermo ciò che era ma che continua a divenire. 

E come Eraclito ha insegnato «Pánta rhêi hōs potamós»: tutto scorre oltre il fiume, la mutabilità è perpetua e continua, ma il letto su cui scorre l’acqua del fiume è sempre lo stesso.

La foto in copertina è di kazuend.