Combattiamo la vergogna con l’empatia

Basta davvero poco per scoprire che quello che ci circonda a volte ha significati trascurati, sminuiti da una società dove le carenze, la paura e l’incertezza sembrano avere la meglio: a Michela, collega che da diversi anni collabora con EDUCatt nel settore Soluzioni e Strumenti e nel progetto LIFE, è bastato un documentario su Netflix per realizzare, come ci racconta nel suo Filo di fumo, che la chiave di volta per sconfiggere la tanto sottovalutata vergogna si nasconde nella vulnerabilità e nell’empatia.

Qualche mese fa mi sono imbattuta in un documentario su Netflix, dal titolo Brené Brown: Trovare il coraggio, che vede come protagonista una ricercatrice americana che ha dedicato parecchi anni della sua vita allo studio del coraggio, della vulnerabilità, della vergogna e dell’empatia.

Una sola parola per descriverlo: illuminante. In circa un’ora, Brené mi ha davvero aperto un mondo a cui mi sono appassionata: ho ascoltato diversi suoi TED Talks (come per esempio questo suo discorso sull’ascoltare la vergogna), e comprato alcuni suoi libri.

Che cosa mi attrae così tanto del suo lavoro? Scoprire significati più profondi su alcune tematiche che ci riguardano quotidianamente, prendendo consapevolezza che ci sono cose che trattiamo come se non avessero importanza, ma che in realtà hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita.

Grazie al lavoro di questa ricercatrice sto apprendendo il ruolo che ha l’emozione della vergogna, realizzando che se ne parla davvero troppo poco e sempre con un po’ di superficialità. Il fatto che la società sia restia a parlare di questa emozione è molto pericoloso perché risulta essere altamente correlata a dipendenza, depressione, violenza e aggressività, bullismo, suicidio, disturbi del comportamento alimentare.

Vi dicevo che la mia passione per le tematiche trattate da Brené Brown mi ha spinto a comprare alcuni libri scritti da lei. Ecco, proprio leggendo il suo libro Credevo fosse colpa mia (ma non era vero). Come sconfiggere la cultura della vergogna e riprendersi la propria vita sono rimasta stupita quando ho appreso quanto la vergogna influenzi la nostra vita e quanto contribuisca a creare disconnessione e isolamento tra le persone.

Brené la descrive come un’epidemia silenziosa, con un livello di pericolosità analogo a quella della violenza. Epidemia silenziosa… Questa definizione mi ha fatto molto riflettere e, ammetto, mi ha fatto provare un po’ di paura.

Fortunatamente esiste qualcosa che è in grado di contrastare l’isolamento e la disconnessione provocata dalla vergogna. Essa cresce con la segretezza, il silenzio e il giudizio, ma sembra non riesca a sopravvivere quando viene stemperata con l’empatia. Diventa quindi fondamentale essere empatici con le persone. Dobbiamo impegnarci perché l’empatia è complessa e richiede la capacità di entrare in contatto con la nostra vulnerabilità. Essere vulnerabili è una cosa molto difficile da fare ma, anche in questo caso, Brené e le sue ricerche mi hanno reso molto attraente l’idea di svilupparla. Infatti, la vulnerabilità sembra essere la misura più accurata del coraggio e sembra essere generatrice di innovazione, creatività e cambiamento. Meraviglioso!

Se le cose stanno così, c’è davvero da augurarsi di diventare, giorno per giorno, sempre più vulnerabili.

[L’immagine a corredo raffigura la scultura Love di Alexander Milov.]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *