Come un canto gregoriano

Le parole di Federica Mancinelli ci guidano alla scoperta della Musica del Natale, ognuno alla ricerca della propria voce, in ascolto, nel “chiostro interiore”.

Il 31 Luglio del 1944 Antoine de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese, parte per la sua nona e ultima missione, con l’obiettivo di sorvolare la regione di Grenoble-Annesy. Il giorno prima indirizza una lettera al Generale in comando, senza sapere ancora che sarebbe diventato il suo testamento spirituale. Verso la fine del testo egli scrive: “…c’è un solo problema, uno solo per il mondo: ridare agli uomini un significato spirituale, inquietudini spirituali. Far piovere su di loro qualcosa che rassomigli ad un canto gregoriano. Se avessi la fede, stia certo che, superata quest’epoca di “mestiere necessario e ingrato”, non potrei più tollerare altro che la vita monastica. Non si può vivere di frigoriferi, di politica, di bilanci e di parole incrociate, mi creda. Non più”.

Il canto gregoriano, nato grazie al sorgere del monachesimo in Europa, per quasi un millennio è la forma più nobile di “preghiera cantata”. Nel Medioevo è la forma di canto più diffusa fino ai kyrie eleison popolari del Duecento e le solenni messe cantate di Mozart e Haydn. Non è solo musica e non è solo suono: è la musica che porta al silenzio, nello “spazio acustico” dello spirito.

“Se il canto non ha il valore del silenzio che ha interrotto, mi si restituisca il silenzio”, diceva Joseph Samson, maestro di cappella del duomo di Digione. Il canto gregoriano viene dal silenzio, e non lo interrompe, come per la musica di Bach con i suoi movimenti circolari che fermano il tempo e, proprio attraverso il silenzio, portano in un mondo altro.

Il canto gregoriano è un canto d’insieme che sembra provenire da voce sola, in una dimensione verticale e non orizzontalmente ed emotivamente umana. Come in un chiostro: Dio risuona negli spazi, anche quelli interiori, e le note musicali sanno aprire nuovi spazi nella nostra anima: “Se le ascolto con tutto il corpo”, scrive il teologo e monaco benedettino Anselm Grun, riferendosi a parole bibliche e spirituali accompagnate dai suoni – “non è necessario che ci creda. Quelle parole diventano semplicemente una realtà dentro di me”.

San Bernardo da Chiaravalle, fondatore e primo abate della celebre Abbazia di Clairvaux e Dottore della Chiesa, definiva i canti mal eseguiti dai monaci un precipitare nella “regio dissimilitudinis”, in quella “zona della dissimilitudine” con cui Sant’Agostino definiva, nelle Confessioni, la sua condizione prima della conversione.

E Dom Jean Leclercq, storico francese e Benedettino a Clairvaux dal 1928, sottolineava che “i monaci dovevano trovare delle melodie che traducevano in suoni l’adesione dell’uomo redento ai misteri che egli celebra. I pochi capitelli di Cluny, che si sono conservati fino ai nostri giorni, mostrano così i simboli cristologici dei singoli toni”.

I chiostri, ancora oggi, sono i luoghi della pace, della solitudine, dell’incontro dei saperi, della preghiera. Sono spazi senza tempo, nel suono della musica interiore. Il chiostro non è solo per gli “uomini della pace” e non è solo per i periodi di pace e di tranquillità, esso è universale: è uno stile, un’impostazione, un abito che possono indossare tutti, ciascuno secondo la propria esistenza.

Nel “chiostro interiore”, quello che tutti abitiamo, si ritrova la propria voce, lo strumento principale di Hildegard Von Bingen, eclettica del Medioevo, che rivestiva di note le parole e innovò il canto gregoriano superando la struttura orizzontale della linea melodica, sovrapponendo i suoni più diversi.

È l’Ora et labora (et canta) delle suore benedettine dell’abbazia di Notre-Dame-de-Fidélité de Jouqes, che incidono la propria voce in un CD per portarla al mondo.

Tra pochi giorni è Natale, il mondo è sempre alla ricerca di un significato spirituale, inquieto com’è nelle proprie mancanze, di una musica interiore che renda la propria esistenza più armoniosa, “qualcosa che rassomigli ad un canto gregoriano”. Qualcosa che superi la struttura orizzontale e si elevi verso l’alto.

Come fare? Come consiglia la prima parola della prima pagina della Regola di San Benedetto da Norcia: “Ascolta”. Quando? Quando consiglia Edith Stein ne Il mistero del Natale: “Non ci è proprio possibile riservare ogni mattina un’ora, in cui non ci distraiamo, ma ci raccogliamo, in cui non ci logoriamo, ma accumuliamo energia per poi affrontare col suo aiuto i nostri compiti quotidiani?”. Come? Per trovare il silenzio bisogna fermarsi. Stille Nacht, notte “silenziosa”, ma anche “immobile”, ferma, senza distrazioni. Dove? Nel “chiostro interiore”. Quello che tutti abitiamo, quando superiamo l’orizzontalità della nostra esistenza e guardiamo oltre il limite.

La Musica è ascolto, la Musica è nelle pause. La Musica, in un’epoca di stimoli visivi e continua sovrapposizione di immagini, ci porta al centro di noi stessi.

Dove siamo piccoli, come i neumi, i piccoli segni per l’esecuzione con cui i monaci medioevali corredavano le partiture. Piccoli come alla nascita, come un Bambino a Betlemme di Efrata. Cantando con una voce sola,

Buon Natale*

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