Dignità e correttezza, le chiavi dell’outsourcing funzionale

L’outsourcing permette di ottenere importanti benefici, ma se viene adottato solo per ridurre costi e rischi di investimento, senza valutazioni di altro tipo, può portare a grossi insuccessi. Ma anche nell’esternalizzazione dei servizi è possibile tenere al centro l’attenzione per tutti coloro che contribuiscono alla mission di EDUCatt e per la qualità dei servizi erogati.

In ambito aziendale è sempre più frequente che alcuni processi, tradizionalmente interni ma che non ne rappresentano il “core business”, vengano affidati alla gestione di organizzazioni esterne specializzate, permettendo così alle aziende di concentrarsi sulle attività strategiche, valorizzando le competenze distintive dei lavoratori e contenendo i costi: è l’“outsourcing”, una forma di delega che permette di utilizzare le risorse umane interne per altre finalità, a maggior valore strategico. È una soluzione funzionale, che permette alcuni benefici, ma che se adottata solo per ridurre costi e rischi di investimento, senza una valutazione dei fattori correlati, comporta grossi rischi di insuccesso. La esternalizzazione dei servizi porta con sé infatti una serie di benefici in termini di efficienza del personale, riduzione dei costi operativi e innovazione. Tuttavia alcune aziende, nel far ricorso a partner esterni per risolvere momenti di crisi economica e organizzativa, hanno di fatto trasferito altrove i propri problemi, alimentando così logiche di profitto e di sotto-tutela dei lavoratori.

L’approccio di EDUCatt all’opportunità di affidare alcuni servizi a partner e fornitori è da sempre quello di mantenere all’interno della Fondazione le competenze e gli strumenti necessari a governare i processi, mantenendo il controllo sulle decisioni di gestione, con l’obiettivo primario di garantire un alto standard qualitativo dei servizi ma anche con una attenzione particolare a tutti coloro che contribuiscono alla mission dell’Ente, indipendentemente dal tipo di contratto che li vincola. «L’appalto non è trasferire a un terzo i problemi – ha precisato il Direttore della Fondazione, l’ingegner Angelo Giornelli –, noi vogliamo che si instauri un rapporto di correttezza e rispetto nei confronti delle persone. Perché per la nostra mission le persone sono al primo posto e lo devono essere anche quelle che lavorano in appalto per EDUCatt».

Ai partner viene richiesta la condivisione dei principi ispiratori della Fondazione, ma viene valutata innanzitutto la responsabilità sociale, il modo cioè in cui le aziende formulano eticamente la propria visione strategica. Partendo dal presupposto che l’azienda appaltatrice eroghi un buon servizio, EDUCatt richiede in aggiunta elementi virtuosi che a parità di offerta determinano la vincita di una gara; si va dalla disponibilità a contribuire alla mission anche attraverso stage e borse di studio per gli studenti dell’Università Cattolica fino alla richiesta di indicare, oltre a costi e modalità di erogazione dei servizi offerti, le politiche di formazione del personale, remunerazione e riconoscimento del lavoro svolto.

Gli aspiranti partner devono inoltre presentare un “piano di riassorbimento” da attuare una volta terminato il mandato, impegnandosi così a prestare particolare attenzione, oltre a quello che la legge prevede, per tutti coloro che usciranno dal rapporto lavorativo con la Fondazione. L’imprenditore non è infatti solo quel soggetto che attraverso l’impresa genera un profitto, ma è anche colui che promuove socialmente, in base alle risorse che ha, le persone con cui collabora. Ed è in quest’ottica che EDUCatt, a fronte di un servizio di qualità puntuale e svolto bene, premia il proprio partner, chiedendo che questo ne riconosca una parte a quegli stessi dipendenti che gli hanno permesso di raggiungere il risultato.

Nonostante la Fondazione abbia deciso di esternalizzare alcuni dei suoi servizi, rimane centrale l’attenzione che EDUCatt ha per il valore delle persone, che siano studenti, personale universitario o partner: come sottolinea ancora Angelo Giornelli, «vogliamo che le persone, anche se dipendenti di fornitori esterni, possano comunque respirare un’aria di attenzione, di accoglienza, di rispetto e di dignità, perché stanno lavorando all’interno dell’Università Cattolica e all’interno della nostra Fondazione».

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