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Riutilizzare, riciclare e condividere per un mondo più sostenibile

Accanto a un modello economico tradizionale, la cui produzione risponde alla stretta logica del consumo e della domanda-offerta, si sta sempre più diffondendo il modello di economia circolare, i cui principi chiave sono il riuso, il riciclo e la condivisione. Alcuni servizi erogati dell’Università Cattolica e da EDUCatt si inseriscono all’interno di quest’ottica, più sostenibile in termini economici e ambientali.

Esiste una lampadina a incandescenza a Livermore, in California, appesa al soffitto di una caserma di pompieri che dal 1901 non ha mai smesso di brillare. Si tratta della lampadina più longeva del mondo, entrata anche a far parte del Guinness dei primati, e che alimenta da anni una teoria chiamata la “cospirazione delle lampadine”.

Pompiere con lampadina
Foto scattata da Dick Jones (fonte: https://www.centennialbulb.org/).

Un articolo del “The New Yorker” riprende infatti questa teoria sostenendo che all’inizio del XX secolo alcuni massimi rappresentanti dell’industria delle lampadine si riunirono a Ginevra per parlare del mercato globale del settore che stava registrando una piccola flessione dopo i successi economici registrati nei primi anni del Novecento. La soluzione concordata pare sia stata quella di ridurre intenzionalmente la durata di vita delle lampadine, da 2.500 ore a 1.000, per venderne di più.

Mito o realtà, la “cospirazione delle lampadine” è comunque un riflesso di una pratica realmente in auge che è quella dell’obsolescenza programmata, la riduzione cioè del ciclo di vita dei prodotti in fase di progettazione in modo che questi, al di là della reale usura, smettano di funzionare e vengano così sostituiti con maggior frequenza. In questo modo, all’interno di un sistema di economia lineare tradizionale, la domanda del mercato non si esaurisce mai e il circuito domanda-offerta continua a funzionare.

L’economia circolare come alternativa

Questo sistema però presenta dei limiti che sono diventati via via più evidenti negli ultimi anni, legati principalmente alla crisi climatica e al pianeta le cui risorse non sono sempre rinnovabili. Un’alternativa al sistema economico “lineare” tradizionale può essere l’economia circolare. Si tratta di un sistema che mira a mantenere le risorse in uso il più a lungo possibile, estraendone il massimo valore prima di recuperarle e rigenerarle, riducendo così al minimo gli sprechi e l’inquinamento.

I principi su cui si fonda l’economia circolare sono il riutilizzo e il riciclo di materiali e prodotti. Riutilizzare un prodotto o un materiale dopo che lo scopo originale è stato raggiunto, trasformando per esempio una vecchia maglietta in un panno per le pulizie, permette di risparmiare soldi e di produrre meno rifiuti, diminuendo così il proprio impatto sul pianeta. Riciclare un prodotto significa invece scomporlo per crearne di nuovi, conservando così le risorse che lo compongono (plastica, carta, metallo…) e diminuendo anche in questo caso i rifiuti generati.

Riprogettare i processi in chiave circolare

La transizione verso un’economia circolare richiederà cambiamenti nel modo in cui produciamo, consumiamo e smaltiamo beni e servizi. Progettare per esempio prodotti per “la circolarità” significa fare in modo che siano facili da smontare, al momento dello smaltimento, o da riparare in caso di guasto. I servizi di riparazione e ricondizionamento possono infatti prolungare la vita dei prodotti riducendo i rifiuti e rimettendo sul mercato a buon prezzo beni che andrebbero altrimenti buttati.

I vantaggi dell’economia circolare non riguardano solo la riduzione dell’impatto ambientale, di urgente necessità, ma anche vantaggi di tipo economico. Secondo uno studio della Ellen MacArthur Foundation, una delle più importanti fondazioni promotrici dell’economia circolare, «L’Europa può trarre vantaggio dall’imminente rivoluzione tecnologica per creare un beneficio netto di 1,8 trilioni di euro entro il 2030, ovvero 0,9 trilioni di euro in più rispetto all’attuale percorso di sviluppo [di economia di tipo] lineare». L’incremento inoltre dei settori della riparazione e rigenerazione di prodotti porterebbe alla nascita di nuovi posti di lavoro.

Dal prodotto al servizio

L’uso condiviso di beni, la sharing economy, è un’ulteriore modalità con cui è possibile fare uso di beni e materiali limitando l’impatto ambientale dei consumi. Una nuova frontiera della cultura della condivisione è l’idea del “prodotto come servizio”, secondo cui non si paga più per essere proprietari di un bene, ma per acquistarne il singolo utilizzo. Ne sono un esempio gli abbonamenti alle piattaforme di streaming o le piattaforme di car o bike sharing, in cui la proprietà resta del produttore che vende al cliente la fruizione per un determinato periodo del singolo prodotto. La progressiva dematerializzazione del mondo industriale e dei beni di consumo è tuttavia legata allo sviluppo dei servizi digitali e in cloud, che richiedono un attento controllo da parte dei privati e degli enti governativi di tutto ciò che riguarda la diffusione e l’utilizzo dei dati personali.

La cultura della condivisione e del riuso in Università Cattolica e in EDUCatt

La cultura del riuso e dell’economia circolare sta ispirando molte iniziative messe in campo dall’Ateneo a beneficio dell’intera comunità universitaria. Tra i servizi offerti agli studenti vi sono infatti convenzioni con le principali app di sharing, come Enjoy Cityscoot, eCooltra o Ubeequo, o con servizi di noleggio a lungo termine di bici, monopattini e motorini elettrici come Swapfiets.

Anche le iniziative caritative dei collegi, che da sempre animano parte del progetto educativo delle residenze universitarie di EDUCatt, hanno seguito in parte un’idea di rimessa in circolo di beni e materiali non più utilizzati. L’iniziativa “Scaldiamo i nostri cuori”, che ha visto impegnate le commissioni caritative dei diversi collegi, ha raccolto coperte in Policlinico e nell’Ateneo romano, in previsione del freddo intenso, per chi non ha un tetto dove ripararsi. Queste coperte sono state consegnate nella zona di San Pietro durante il consueto appuntamento della cena solidale del 9 dicembre. In collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, una trentina di collegiali hanno distribuito ai senzatetto cibo e coperte, tè e caffè caldo.

Sempre nell’ottica della cultura del riuso, EDUCatt mette a disposizione degli studenti, dei docenti e del personale tecnico-amministrativo dell’Università Cattolica il servizio di eSharing di postazioni portatili e attrezzatura informatica ricondizionata.

L’immagine in copertina è di Noah Buscher.

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