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«Non ci vuole una laurea»: basta poco per fare comunità

Prende avvio nel mese di ottobre nelle sedi dell’Ateneo una nuova campagna di comunicazione istituzionale per promuovere il rispetto degli spazi comuni e delle persone, a partire dai piccoli gesti quotidiani.

Ci sono cose che non si imparano sui libri, non richiedono esami da superare né competenze particolari. Lasciare un tavolo in ordine dopo aver mangiato, rispettare il silenzio in una sala studio, non occupare un posto che potrebbe servire a qualcun altro, avere attenzione per chi ci sta accanto. Gesti semplici, quasi scontati, eppure capaci di fare la differenza. Perché vivere insieme, anche in università, significa prima di tutto imparare a considerare gli altri.

Da questa consapevolezza nasce «Non ci vuole una laurea», la campagna che invita a riflettere sul valore dei comportamenti quotidiani in Ateneo.
Il messaggio è diretto, il tono volutamente provocatorio e amichevole, proprio perché l’obiettivo non è impartire lezioni, ma ricordare una cosa essenziale: il rispetto non è una materia da studiare ma è una pratica da ripassare ed esercitare ogni giorno.

Le mense, le sale studio, le aree break e gli altri ambienti dell’Ateneo sono luoghi di passaggio, ma anche di incontro, di relazione, di condivisione. Sono spazi che la Fondazione contribuisce a rendere disponibili e accoglienti, attraverso servizi pensati per accompagnare la vita universitaria. Il loro valore, però, non dipende soltanto dalla qualità delle strutture o dall’organizzazione dei servizi: dipende anche da come ciascuno sceglie di viverli. Un posto lasciato libero, un ambiente rispettato, una sigaretta evitata dove è vietata, un tavolo pulito dopo la pausa pranzo sono attenzioni rivolte a chi arriverà dopo di noi.

È qui che un gesto individuale diventa qualcosa di più, perché prendersi cura degli spazi significa prendersi cura delle persone; rispettare una regola significa riconoscere che il proprio comportamento ha conseguenze sugli altri. E significa contribuire, nel concreto, a costruire quella comunità educante che appartiene alla missione dell’Università Cattolica e che EDUCatt è chiamata a sostenere.

È nei luoghi condivisi che il rispetto può diventare abitudine, la gentilezza una scelta, la responsabilità un modo di stare insieme. Serve riconoscere che quegli spazi sono, prima che di tutti, affidati alla cura di ciascuno.

Non ci vuole una laurea, basta poco.
È un impegno minimo, ma non marginale, perché una comunità non si costruisce soltanto con i valori che dichiara, ma con le attenzioni che ogni giorno riesce a mettere in pratica.

EDUCatt EPeople