L’Università Cattolica, un luogo in cui «fare esperienza del sapere»
Una percentuale di 79,6 laureati entro la durata del corso, il 91,9% di laureati soddisfatti del corso di laurea concluso, 90,5% laureati magistrali occupati entro un anno, 35mila aziende ed enti registrati sul portale per annunci di stage e di lavoro, 556.265 ore di lezione erogate, 964 progetti di ricerca attivi. I numeri non dicono tutto, ma alcuni, più di altri, rappresentano la reputazione e il valore di un ateneo come l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
È quello che cerca di fare il Bilancio di Missione 2024, che, oltre a offrire uno sguardo d’insieme dell’attività dell’Università, illustra lo stile con cui la comunità universitaria risponde alle sue tre fondamentali missioni – formazione, ricerca, disseminazione della conoscenza – esplicitando il valore generato dall’ateneo. Un valore che emerge anche dalla soddisfazione che studenti e laureati esprimono nel processo di autovalutazione promosso dall’Università, dalla crescente internazionalizzazione e dall’incremento nell’attività di ricerca, attestata dalla partecipazione a prestigiosi bandi e progetti di ricerca e dal deciso miglioramento della posizione dell’ateneo in importanti ranking internazionali.
«Un’edizione che testimonia la qualità e la responsabilità con cui rinnoviamo costantemente l’impegno verso la nostra storia, la nostra missione, la nostra comunità, la società civile e globale, finalizzando gli sforzi per essere un autentico luogo di speranza, di fiducia e di pace» scrive la rettrice Elena Beccalli. «Tutto muove attorno alla volontà di essere luogo in cui fare esperienza del sapere. Questo implica essere al tempo stesso una comunità educante e una research university in grado di porsi come punto di riferimento nel panorama accademico italiano, europeo e internazionale».
Alcuni fattori in particolare hanno accresciuto il valore generato dall’ateneo. Innanzitutto una didattica rinnovata con lo stile dell’education power, orientata a un confronto costruttivo ed etico con le nuove tecnologie, l’evoluzione degli strumenti e le sfide della cultura emergente. In seconda battuta, il sempre maggior sostegno con proprie risorse alla ricerca scientifica nei diversi campi disciplinari di cui si occupano le facoltà e le 146 strutture preposte. Poi, una progettualità animata da finalità strategiche, come il Piano Africa che, rispondendo all’urgente necessità di sviluppo di una realtà di grande potenziale umano, economico e culturale, arricchisce l’Università di un’esperienza unica nel panorama universitario.
Un altro fattore è l’impegno verso le fasce più deboli e quelle più meritevoli, con considerevoli investimenti per sostenere il diritto allo studio, insieme all’Istituto Toniolo di Studi Superiori e a EDUCatt, con 42,8 milioni di euro. Non ultimo, lo sviluppo di network di università cattoliche in Europa e nel mondo come la Federazione delle Università Europee Cattoliche (Fuce), la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche (Fiuc) e la Strategic Alliance of Catholic Research Universities (Sacru), grazie a cui sono partiti nuovi progetti congiunti di scambio e di ricerca.
Per concludere, l’attenzione ai territori in cui si trovano le diverse sedi e al loro patrimonio artistico, storico e culturale con la riqualificazione di edifici urbani in ottica di sostenibilità, integrazione e conservazione con la ristrutturazione, dopo il complesso monastico Santa Monica, a Cremona, e l’ex Seminario in via della Garzetta a Mompiano-Brescia, della “Caserma Garibaldi” in largo Gemelli, a Milano, ora Polo San Francesco, che garantirà ulteriori 11.500 mq alle attività universitarie. Un ateneo dinamico che si prepara a vivere le sfide che il Piano strategico 2026-2028, con il suo metodo partecipato, sta delineando per l’Università Cattolica del prossimo triennio.

