Donare ciò che si è ricevuto in dono: la mia storia da donatore ADMO

Una storia che inizia con una telefonata e finisce con una speranza di vita: Marco, dall’ufficio Approvvigionamenti di EDUCatt, racconta la sua esperienza di donazione del midollo osseo e invita i giovani tra i 18 e i 35 anni a iscriversi al registro dei donatori.

«Una telefonata allunga la vita»: no, non è lo spot Telecom anni degli anni ’90, ma ciò che ho pensato il 29 settembre scorso, forse non a caso con il telefono appoggiato all’orecchio. Dall’atro capo una voce mi annunciava la possibile compatibilità di midollo osseo e la prospettiva di una donazione. Da lì una serie di esami preliminari mi hanno portato, il 12 gennaio seguente, all’esperienza bellissima, seppur – inutile nasconderlo – fisicamente faticosa, della donazione di cellule staminali.

Se racconto la mia storia oggi è in parte per sfatare miti e leggende che spesso si accalcano intorno alla procedura di donazione di midollo osseo e in parte perché la mia testimonianza possa servire da stimolo ai giovani – fosse anche a uno soltanto – che non conoscono o non hanno mai pensato di iscriversi al registro dei donatori.

In primo luogo, la maggior parte delle donazioni avviene oggi tramite cellule staminali recuperate dal sangue periferico: nessun intervento chirurgico quindi, ma una semplice cura farmacologica che permette l’aumento di staminali nel corpo a cui segue un prelievo (aferesi) non diverso dalla classica donazione di plasma e piastrine. Non invadente e non dolorosa, la donazione tramite sangue periferico non richiede nemmeno una particolare capacità di sopportazione, semmai la pazienza di resistere a un po’ di malessere influenzale e di stanchezza derivanti dal farmaco, niente di non superabile con un po’ di paracetamolo. 

Durante la donazione ho assistito ad un colloquio con una ragazza di 22 anni che avrebbe donato la settimana seguente e da qui il mio secondo proposito. Da quando ho ricevuto la prima chiamata, quel giorno di settembre, non ho mai avuto dubbi, ma so che a vent’anni ci vuole coraggio per dire un “sì” gratuito e a una persona sconosciuta. Tuttavia, solo una persona su centomila è compatibile con chi è in attesa di un trapianto di midollo e a causa dell’emergenza sanitaria il registro dei donatori ha avuto un calo di iscrizioni del 65%.

Quando si riesce a donare ciò che si è ricevuto in dono, solo allora sembra di poter godere davvero del regalo: così se ti è stata regalata una vita in salute, condividere il dono con chi ha avuto una sorte diversa è l’atto gratuito più arricchente che esista. Questo è il messaggio che la mia storia vuole mandare a chi ha tra i 18 e i 35 anni: datevi l’occasione di ricevere una «telefonata che (forse) allunga la vita» di qualcuno e che sicuramente arricchirà la vostra.

Per tutte le informazioni su come diventare donatore ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) visita il sito admo.it.

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