Riflessioni

L’autunno, dopo tutto

«Abbiamo frutti maturi, tenere castagne e un’abbondanza di latte rappreso. E già lontano fumano dalla loro sommità i tetti delle fattorie e più lunghe discendono dall’alto dei monti le ombre» (Virgilio, Prima Bucolica). Vero è che l’autunno trasfigura tutto in oro.

Gioca la tua partita, non fare resistenza, lascia che tutto segretamente accada. Lascia che il vento ti porti via e verso casa ti trascini” (Hesse, Foglie Appassite).

Trascorsa già la “stagione che stagioni non sente”, è passato anche il tempo dei regali che comunque con i suoi modi a suo tempo ritornerà, e l’anno si avvia verso la sua fine.
In questo momento «belli sono gli alberi nel loro autunno, nel bosco i sentieri sono asciutti, un cielo immobile si specchia nell’acqua, quando viene il crepuscolo d’ottobre» dice Angelo Branduardi traducendo Yeats insieme con la sua consorte Luisa Zappa (Branduardi Canta Yeats).
Il paesaggio si colora, si anima, si accende come mai ha fatto prima «mentre sui rami le ultime foglie sono già ansiose per l’ultima danza e voleranno nel vento d’autunno, prima che le riprenda la terra» tutto s’indora e in un velocissimo istante il crepuscolo adorna di rosa le montagne… si ha proprio voglia di tornare a casa.

Forse quando Giuni Russo in una delle sue liriche più pure (scritta con Battiato) piena della spiritualità carmelitana di Giovanni della Croce cantava «l’estate appassisce silenziosa, foglie dorate gocciolano giù, apro le braccia al suo declinare stanco e lascia la tua luce in me» si ricordava di «a foglia a foglia l’oro cade a terra, dall’alto albero d’acacia», immagine fotografata in Settembre da Hermann Hesse e musicata nel 1948 da Richard Strauss negli Ultimi Quattro Lieder (il titolo è postumo), un ciclo per soprano e orchestra che rappresenta la  più bella riflessione metafisica sull’autunno della vita mai messa in musica e che nelle ultime note ripete il “tema della trasfigurazione” usato dallo stesso autore sessant’anni prima nel poema sinfonico Morte e Trasfigurazione.
La vera partita sta nel trasfigurare tutto in oro: questo ci ricorda ogni anno l’autunno da che il mondo è mondo.

«… come un bambino stanco ora voglio riposare e lascio la mia vita a te… rimani qui al mio fianco sfiorandomi la mano e lascio la mia vita a te»

Il cammino procede interminabile, anche dopo che si sarà voltato pagina su questa attuale forma di vita.

[Nella foto l’immagine: il lago piccolo di Monticchio, sul Monte Vulture, foto M.S.]

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