Lascia i dolori e vesti da Arlecchino!
Semel in anno licet insanire, una volta all’anno è lecito uscire da se stessi. E se questa uscita fosse non solo una mera valvola di sfogo quanto un passaggio necessario per rientrarvi più consapevolmente? È Carnevale, approfittiamone e «prendiamola fra le braccia questa vita danzante»!
Da sempre quasi in modo ineluttabile la forma del secolo è più funzionare che esistere. Tuttavia, la psiche avverte la presenza di un qualcosa di non estirpabile che sfugge alla concezione strumentale del tempo. Hermann Hesse nel suo Il Giuoco delle Perle di Vetro alla cieca e ostinata serietà della pura funzionalità oppone l’uomo che gioisce del gioco sereno, libero, puro: è l’uomo in senso pieno ed è un ludimagister, maestro del gioco.
E allora Largo al factotum della città, guardalo come cammina: arriva con la livrea candida, poi arricchita da losanghe colorate, e il cappello a cono dei Fratelli Arvali, procede a saltelli come i Salii (si tratta di due antichissimi collegi sacerdotali che fin dai tempi della Roma più remota presiedevano i riti di purificazione e quindi fecondazione dei campi): è l’Arlecchino, che al Sud è Pulcinella! Vero e proprio ludimagister salta, cade, si rialza, rotola in mille capriole, poi di nuovo guizza e lancia coriandoli aprendo la festa alla testa del corteo del Carnevale, del carro-navale, la nave dei folli che sfila in un tempo laterale, liminale, mitico, metastorico.
Ad Atene tra febbraio e marzo, nel mese di Antesterione al passaggio dall’inverno alla primavera, si celebravano le Antesterie, una tre giorni di festa con protagonista Dioniso che nel secondo giorno arrivava con il suo grappolo d’uva in processione con satiri flautisti, personaggi mascherati, portatori di ghirlande e un toro sacrificale. Erano tutti su una barca trasportata da un carro, un carro navale quindi che ospitava colui che doveva rigenerare il cosmo dal caos. In questo tempo ritornano le anime dei morti dispensatrici di fertilità, poiché la morte è passaggio, metamorfosi e ritorno alla vita nuova.
Arlecchino, che è anche Pulcinella, in effetti sembra provenire da quel mondo: residuo di quel mondo infero sembra essere quello strano copricapo a forma di cornetto.
Di questi riti antichi oggi rimane la «Vecchia di mezza Quaresima» della tradizione contadina, soprattutto al centro-nord d’Italia; segata sulla pubblica piazza, uccisa come anno vecchio, dispensa cibi, dolciumi, coriandoli: i germi dell’anno nuovo. E ancora oggi i carri sono la caratteristica di molte sfilate carnascialesche.
«Arlecchino scappa fuori col vestito a più colori, salta, balla e corre via sempre pieno di allegria».
In questa giocosa filastrocca da bambini risiede la sapienza ermetica di Arlecchino: “scappa fuori” facendo una grande confusione, perché solo dalla confusione si può “rientrare dentro” e può nascere qualcosa di nuovo.
Allora per una volta, come cantava Lorenzo il Magnifico nel suo Trionfo di Bacco e Arianna, ogni tristo pensier caschi: facciam festa tuttavia… Ciascun suoni, balli e canti! Arda di dolcezza il core! Non fatica, non dolore! tanto Ciò c’ha a esser, convien sia-quindi-chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.
[Nell’immagine di copertina: Lotta tra Carnevale e Quaresima, olio su tavola di Pieter Bruegel il Vecchio, 1559, Kunsthistorisches Museum di Vienna.]

