La prima poesia in lingua italiana della storia
Aspettando la Giornata Mondiale della Poesia, che si celebra il 21 marzo di ogni anno, riscopriamo il primo testo poetico della letteratura italiana, che prendeva forma 800 anni fa, tra il 1124 e il 1226. Lo compose nei suoi ultimi anni di vita San Francesco d’Assisi, dal 1939 patrono d’Italia assieme a Santa Caterina da Siena.
«Altissimu, onnipotente, bon Signore, | tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione». Inizia così la prima delle dodici strofe che compone le celeberrime Laudes creaturarum, conosciute anche come Cantico di frate sole, prima poesia in lingua italiana a vedere la luce.
Il testo, l’unico scritto in volgare attribuito con sicurezza a Francesco, in origine, secondo le fonti antiche, era accompagnato anche da una melodia composta dal santo stesso, che ne rafforzava la destinazione sociale, ben espressa dal congedo, che invita i fedeli a lodare, a benedire e a servire Dio con umiltà.
San Francesco fu un innovatore che rivoluzionò la teologia del suo tempo, il concetto di povertà, il rapporto degli esseri umani con gli altri esseri umani e gli animali nel solco della vita di Cristo e nelle lodi che rivolge al Signore, riconoscendo la grandezza del creatore nelle creature, esprime il cuore della sua straordinaria religiosità.
Francesco respinge ogni esagerazione cerebrale, riscopre i valori elementari del Vangelo e la semplicità della lingua, viva, il volgare umbro, scelto per arrivare alle masse, agli umili e agli ignoranti, nomina cose materiali e non concetti inafferrabili, con un dettato comprensibile a tutte le persone eppure denso di riferimenti culturali, di grande forza intellettuale.
Questa scrittura pura e preziosa come l’acqua, serve per elencare, per mettere ordine, per sentire le cose, per stare con i piedi per terra, per non avere paura della morte e della vita, per sentirsi confortati nella bellezza perfetta dell’universo. Il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra, i frutti, i fiori, l’erba, il giorno, la notte, gli esseri viventi, la morte stessa prendono forma e splendono nel disegno che le rappresenta.
La fratellanza e sorellanza universale tra le creature e la loro dignità l’una a fianco dell’altra disegnano infatti un mondo affidabile, riscattato dal senso di peccato e minaccia per l’insorgere di una nuova familiarizzazione. Anche l’uomo trova in esso la sua serena collocazione al pari delle altre creature, inserendosi con un gesto estremo e radicale nell’unica grande famiglia dell’esistente sottoposta solo a Dio.
Il Cantico allora, scritto in un contesto storico che oscillava tra potere secolare della Chiesa, tradizioni millenaristiche e eresia càtara, è l’invito a dedicare la propria vita al rapporto armonioso dell’uomo con la natura, impegnandosi al servizio di Dio tramite il servizio delle creature sulla terra, utili, umili, preziose e caste come l’acqua, belle, piacevoli, robuste e forti come il fuoco, luminose e belle come le stelle. Un invito che chiunque, a prescindere da ideologia politica o appartenenza religiosa, farebbe bene ad accogliere.
In questi ultimi anni, complici le ricorrenze storiche, iniziate nel 2023 con gli 800 anni del Presepe di Greccio e culminati il 4 ottobre 2026, anniversario della morte, gli editori hanno dato alle stampe molteplici volumi, dal San Francesco di Alessandro Barbero (Laterza, 2025) al Francesco. Il primo italiano di Aldo Cazzullo (HarperCollins, 2025), Il folle di Dio. Storia di Francesco d’Assisi di Vittorino Andreoli (De Agostini, 2025), Parole di San Francesco (Nuova edizione, Paoline, 2026) fino all’originale Il cantico delle creature, (Gallucci, 2026) illustrato da Maura Evangelista e musicato da Angelo Branduardi.
photo credit: Didier Descouens

