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Pesci foresti. I nuovi inquilini nel Mediterraneo

Un libriccino di Tuss edizioni descrive e ritrae le nuove specie di pesci che vivono nel Mar Ligure, unendo divulgazione, illustrazione e ironia.

Avete mai sentito parlare di foresti? E di tropicalizzazione del Mediterraneo? Il primo termine è usato in Liguria per indicare i forestieri, i visitatori stranieri e principalmente i piemontesi e i lombardi che durante l’anno visitano le spiagge, con un sentimento che va dalla diffidenza alla curiosità affettuosa. Il secondo termine indica invece un fenomeno in atto da tempo, almeno dagli anni Settanta, verificabile dalle persone comuni che si bagnano con una certa comodità già a marzo, dai pescatori che scoprono nelle reti pesci nuovi e mai visti prima e da scienziati che studiano il processo di insediamento di specie provenienti da aree estranee.

Queste nuove specie tropicali, dalle livree coloratissime e dalle movenze agguerritissime, penetrano dal Canale di Suez, quindi dal Mar Rosso, oppure dallo Stretto di Gibilterra, quindi dalle coste africane dell’Oceano Atlantico, e arrivano in un mare che si sta riscaldando ad una velocità tripla rispetto alla media globale.

Gli abitanti consueti ne soffrono invece altri trovano condizioni di abitabilità perfette, tanto che in alcuni casi si sono ambientati a tal punto da arrivare a soppiantare le specie autoctone e da essere comunemente pescate e commercializzate

Pesci foresti. Nuovi inquilini in un mare sempre più caldo scritto da Lorenzo Merotto e Silvia Pesaro e illustrato da Anais Tonelli ci racconta questi forestieri delle acque che è importante iniziare a conoscere.

Il libro divide gli abitanti del Mediterraneo in tre zone, tra specie termofile, aliene e altre ancora. Scopriamo il pesce coniglio, esperto brucatore, la caravella portoghese, bella e mortale, il vermocane, un vermetto apparentemente innocuo ed elegante, insaziabile divoratore di ricci e stelle marine, il pesce scorpione, il tonno alletterato, la bavosa africana, il granchio corridore atlantico, l’alga a grappoli ma non solo, c’è spazio anche per abitanti originari come il carango o il riccio di prateria.

Per ogni specie citata gli autori danno la descrizione, ne raccontano aneddoti. Per esempio del riccio di prateria, «il più grande riccio che possiamo incontrare quando facciamo snorkeling», si apprende che rimane vittima delle alte  temperature, superiori ai 30,5 °C che hanno provocato negli anni passati vere e proprie morie di massa.

A trarre vantaggio dalla situazione potrebbe essere stato il riccio nero (Arbacia lixula), probabilmente il più diffuso in tutto il Mediterraneo. Questo riccio è caratterizzato da una spiccata termofilia e nel bacino sud orientale agisce in società con il pesce coniglio, contribuendo a creare autentici deserti sottomarini.

Il pesce serra invece, dal muso dai riflessi color oro che termina con una bocca munita di due file di denti triangolari aguzzi che si accostano perfettamente tra loro nel momento in cui il pesce chiude la bocca, ha carni prelibate e per certi versi simili a quelle della spigola ma, in pescheria, costa molto di meno.

E così, tra serra e vermocane, tra il mare che cambia e gli occhi curiosi del lettore, il viaggio si chiude su un’idea potente: i “pesci foresti” non sono solo storie di arrivi esotici, ma testimonianze viventi di un Mediterraneo che muta sotto i nostri sguardi.

Simone Biundo

Simone Biundo (Genova, 1990) è insegnante di lettere a Genova in una Scuola secondaria, è editor della rivista «VP Plus», è ricercatore indipendente di storia dell’editoria e della letteratura. Ha pubblicato poesie su «Neutopia», «Margutte», «Poesia del nostro tempo» e «Nuovi Argomenti». Per Interno Poesia è uscito il suo primo libro di poesie, "Le anime elementari" (2020). Con il poeta Damiano Sinfonico, l’attrice e linguista Sara Sorrentino cura la rassegna di poesia contemporanea , poet. – alla libreria Falso Demetrio. Qui in EDUCatt collabora come ghostwriter, SMM e content manager.

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