Vivere bene per lavorare e studiare meglio
Dalle linee guida OMS alle iniziative del governo italiano, fino ai servizi promossi da EDUCatt, con attenzione anche per la divulgazione: cresce l’attenzione al benessere mentale e fisico nei luoghi di studio e lavoro.
È sempre più rilevante l’attenzione che vien posta sul benessere delle persone, non solo in ambito sanitario o personale, ma anche in azienda e nei luoghi di formazione. Si tratta di posti dove si passa gran parte della giornata e per questo richiedono che vengano messi al centro temi come la salute psicologica, il carico mentale e in generale il benessere di chi li vive.
Nel Wellness Report 2023, uno studio condotto in Canada su migliaia di lavoratori, è emerso che oltre la metà presenta almeno un fattore di rischio per la salute mentale legato al proprio contesto di lavoro. Si tratta di stress continuo, difficoltà nel bilanciare vita personale e professionale, scarsa autonomia decisionale, oppure semplicemente una sensazione di isolamento. Anche la solitudine e il non sentirsi parte di una comunità, infatti, paiono essere disagi diffusi anche tra i più giovani.
Nel 2022, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato delle linee guida ufficiali sulla salute mentale nei luoghi di lavoro, con l’obiettivo di aiutare aziende e istituzioni pubbliche a riconoscere e prevenire il disagio psichico tra i dipendenti. L’OMS invita i datori di lavoro a formare i dirigenti nel riconoscere i segnali di disagio, adottare interventi mirati per la riduzione dello stress, e promuovere ambienti di lavoro inclusivi, in cui la salute mentale sia considerata parte integrante della sicurezza sul lavoro.
In parallelo, anche il mondo universitario sta cercando di rispondere a un bisogno crescente. All’inizio del 2025, il governo italiano ha annunciato un finanziamento di 20 milioni di euro per la salute mentale degli studenti universitari. Una misura che riconosce un dato importante: secondo le stime dell’OMS, i disturbi legati al benessere psicologico possono influenzare fino al 35% del percorso di studi di uno studente. La notizia è stata riportata da Secolo d’Italia, sottolineando l’urgenza di creare sportelli di ascolto, percorsi di supporto e strutture permanenti dentro e fuori gli atenei.
Gli studenti, infatti, affrontano pressioni quotidiane che vanno ben oltre l’aspetto accademico: ansia da prestazione, incertezza sul futuro, isolamento sociale. Intervenire non è solo un atto di sensibilità, ma un investimento sul capitale umano del Paese.
Alcune realtà si stanno muovendo in questa direzione. Il Global Wellness Institute ha evidenziato come le aziende più attente stiano sviluppando strategie ampie: supporto psicologico, flessibilità, equilibrio vita-lavoro, inclusione e ascolto attivo. Allo stesso modo, università e scuole superiori stanno potenziando i servizi di counseling e formazione al personale docente per riconoscere segnali di disagio e intervenire in modo tempestivo.
L’approccio di EDUCatt al benessere della comunità universitaria, i cui bisogni vengono monitorati grazie valutazioni raccolte dal Gruppo di ricerca interno LIFE, parte dalla salute fisica e psicologica, grazie all’offerta dei Centri sanitari delle varie sedi, fino a toccare altri aspetti mirati a migliorare la vita in università e quella comunitaria nei collegi.
Un’attenzione particolare viene data anche alla divulgazione: con la rubrica online “Salute” di EDUCattPeople, la Fondazione propone articoli accessibili e tematici per informare, sensibilizzare e accompagnare studenti e personale universitario verso scelte consapevoli legate alla salute mentale, alimentare, al benessere quotidiano e alla prevenzione. La rubrica ospita contributi di esperti e professionisti dei vari Centri Sanitari, e rappresenta un punto di riferimento aggiornato per chiunque voglia approfondire questi temi.

