Una, nessuna e centomila stanze
Riscoprire e reinterpretare i valori dei Collegi InCampus, per costruire insieme un senso di appartenenza e identità comunitaria: Fabiano Sarti, membro della Funzione Mediazione Culturale, Integrazione e Supporto Pedagogico e direttore della Residenza Buonarroti, racconta l’esperienza del Laboratorio di Partecipazione svoltosi presso la Residenza, dove è emersa una visione condivisa di questa come di un luogo vivo di relazioni, responsabilità e crescita, oltre le mura fisiche.
La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto.
(Luigi Pirandello)
Sentirsi parte di una Residenza Universitaria è qualcosa che, tra le altre cose, ha a che fare con i legami affettivi, simbolici e culturali che i ragazzi e le ragazze creano tra loro e con lo spazio fisico che abitano. Uno spazio che, nel caso della Residenza Buonarroti, non è neutro ma definito da quanto l’Università Cattolica ha posto alla base della sua idea di abitare, grazie soprattutto alla lunghissima esperienza dei Collegi InCampus.
Abitare un luogo in modo ‘non superficiale’ significa innanzitutto riconoscerlo come spazio famigliare, come fonte di sicurezza e di senso, tanto da innescare quel processo di influenza che lega l’identità del luogo a quella delle persone che lo vivono, dando così origine a un legame di reciprocità: le persone danno significato al luogo che, a sua volta, contribuisce a definire chi sono.
Si tratta, come direbbe Pirandello, di un gioco di costruzione reciproca del reale che, se non ben governato, rischia però di deviare verso direzioni opposte, in una dinamica che potrebbe definirsi via via come conflittuale se non, peggio, caratterizzata dall’indifferenza e dalla separazione.
Per sostenere il processo di appartenenza – e con esso l’adesione all’identità stessa della Residenza e della sua idea di abitare, ma anche il plasmarla secondo il proprio essere, individuale e di comunità – lo scorso marzo all’interno della Residenza Buonarroti è stato avviato un Laboratorio di Partecipazione aperto a tutta la comunità studentesca, con l’obiettivo di attualizzare ‘i principi e i valori’ contenuti nel Regolamento Interno. Principi e valori che discendono certamente da quelli posti nelle Carte dei Collegi ma che, per non essere percepiti come troppo distanti, hanno bisogno di essere declinati secondo il modo e il sentire degli studenti e delle studentesse che la vivono.
Prima del lavoro di gruppo in cui leggere e discutere il significato e il senso dei principi e dei valori contenuti nelle Carte dei Collegi, i partecipanti – supportati da tutti i membri della Funzione Mediazione Culturale, Integrazione e Supporto Pedagogico di EDUCatt – si sono lasciati coinvolgere in un’attività volta ad attivare e innalzare i livelli di collaborazione. Abbandonando le parole e lasciando spazio al corpo e alla musica, gli studenti e le studentesse hanno dato vita a una personalissima sessione di Cup Song sulle note di Il gatto e la volpe di Edoardo Bennato.
Vissuta e condivisa l’esperienza della collaborazione crescente – in cui occorre imparare progressivamente ad assumere un ritmo comune attraverso l’ascolto dell’altro nel rispetto del tempo imposto dalla musica – ciascuno ha dovuto prima identificare i tre principi e/o valori più significativi per sé contenuti nelle Carte per poi, attraverso il confronto, individuarne i tre più rilevanti per il gruppo. Successivamente, ogni gruppo ha poi dovuto formularne una declinazione in chiave Buonarrotina, in sintonia cioè con la storia e la tradizione della Residenza e con il modo e il sentire della comunità.
In sessione plenaria, poi, le diverse proposte hanno trovato un ulteriore momento di sintesi e da lì è poi scaturita la nuova Premessa al Regolamento della Residenza: una sorta di ‘stile della casa’, un ritratto dell’identità della Residenza declinato secondo i desideri e gli intenti della comunità degli studenti, ma in linea con i contenuti delle Carte dei Collegi.
Ne sono emersi la necessità e il desiderio di essere considerati giovani adulti e non più adolescenti, di assumersi la responsabilità di far parte del tessuto sociale della Residenza riconoscendo il dialogo costruttivo come elemento imprescindibile per una convivenza sana; che le responsabilità individuali garantiscono la libertà collettiva; che il divertimento è parte integrante del processo di crescita e formazione e che il ‘tempo leggero’ – coniugato nella forma della ‘normale gioia dei vent’anni’ – aiuta a costruire le relazioni.
I ragazzi e le ragazze hanno poi ribadito che partecipare non significa solo essere semplicemente coinvolti, ma che è necessario prendere parte attiva, farsi promotori di iniziative e idee in un’ottica di co-progettazione. La partecipazione in Residenza è dunque sicuramente libera, sempre responsabile e aperta all’altro, mai totalmente disimpegnata.
Il percorso spirituale di ciascuno, poi, così come la comune ricerca di senso, non possono prescindere dalla formazione integrale della persona che è alla base della dinamica stessa della comunità studentesca.
Per i Buonarrotini il modo fisico, sociale e culturale non è confinato all’interno delle sue mura, anzi, viene riconosciuto il valore dello scambio anche quando è il mondo a entrare in Residenza e non solamente i suoi membri ad uscirne.
In sintesi, parlando di rispetto e riconoscimento reciproco fra studenti, per concludere questo lavoro torniamo a Pirandello con la sintesi creativa proposta da Tadeas, studente della Facoltà di Psicologia proveniente della Repubblica Ceca, che, cercando un modo per esprimere la sua idea di Residenza e di vita di comunità, ha consegnato a tutti un piccolo distillato di verità, ovvero che «la Residenza non è un edificio con una sola stanza».

