Tornare sui banchi da grandi: il boom delle iscrizioni universitarie degli over 40
I dati USTAT del Ministero dell’Università e della Ricerca fotografano un fenomeno in costante espansione: nell’anno accademico 2024/2025 sono 133.079 gli studenti con più di quarant’anni iscritti negli atenei italiani. Una statistica dietro cui si celano i cambiamenti culturali legati alla nostra attualità.
C’è qualcosa di significativo nel numero di iscritti universitari over 40 negli ultimi dieci anni: 61.000 iscrizioni nell’anno accademico 2015/2016, poi 100.000 nel 2021/2022, 122.454 nel 2023/2024, fino agli attuali 133.079 dell’anno accademico 2024/2025. I dati raccolti dall’Ufficio di Statistica del Ministero dell’Università e della Ricerca raccontano in sostanza che ogni anno decine di migliaia di persone sopra i quarant’anni scelgono di riprendere in mano il proprio percorso di studi.
Ma cosa spinge professionisti già avviati nel mondo del lavoro a iscriversi a un corso di laurea o a un percorso di alta formazione? La risposta riguarda il fare i conti con un mondo in continuo mutamento.
Il mercato del lavoro degli ultimi anni ha subito infatti trasformazioni tumultuose. La digitalizzazione, la transizione ecologica, la riorganizzazione dei settori produttivi hanno reso obsolete competenze acquisite anche solo un decennio fa e aggiornarsi è una risposta per mantenersi competitivi dal punto di vista professionale e anche per riposizionarsi nel mercato.
A questo si aggiunge un fatto più intimo, ossia la percezione che la formazione non sia legata solo a una fase della vita, ma riguarda anzi una presa di coscienza importante che consente di fare passi avanti in qualunque momento della propria carriera.
Le università adattano la propria offerta
A fronte di questo fenomeno, le università italiane stanno progressivamente adeguando la propria offerta formativa per rispondere alle esigenze di una platea studentesca che lavora, che ha magari figli e che non può permettersi di frequentare sempre le lezioni in presenza.
L’Università Cattolica ha individuato come uno dei cinque pilastri del recente Piano strategico 2026-2028 proprio l’“Offerta formativa di qualità, in presenza e da remoto”. La presa di coscienza di nuovi bisogni emergenti ha fatto da impulso per ripensare le metodologie didattiche, i contenuti, e le modalità. La Cattolica ha infatti iniziato una collaborazione, come riportato nel Piano strategico, con Future Learn, una delle piattaforme digitali internazionali già usate da università come Cambridge o la King’s College di Londra, che ha reso possibile proprio recentemente l’avvio di 12 nuovi master universitari erogati in modalità online. Del resto l’Ateneo già con padre Gemelli era stato pioniere, nell’immediato dopoguerra, di corsi universitari pensati appositamente per i lavoratori.
È interessante notare come questa prospettiva significhi una vera ridefinizione del ruolo dell’università nella società contemporanea, ossia un interlocutore permanente lungo tutto l’arco della carriera.
Anche il sistema di supporto e servizi che circonda gli studenti dovrà nel tempo fare i conti con questa nuova platea di studenti.
Il diritto allo studio, storicamente pensato per giovani in condizioni economiche precarie e spesso fuori sede, si interfaccerà sempre più con studenti lavoratori, con magari una famiglia da mantenere, e che è facile che non riesca ad accedere alle borse di studio tradizionali perché il reddito supera le soglie previste, pur sostenendo costi formativi reali e significativi. Così come dal lato dei tempi e dei modi di erogazione e disponibilità dei servizi – da quelli librari a quelli di ristorazione – saranno da considerare nuove esigenze e bisogni diversi da quelli, per così dire, tradizionali.
La curva numerica rilevata dal MUR sottolinea che il boom degli iscritti over 40 non è un fenomeno marginale, ma il riflesso di una società in cui il sapere è diventato una risorsa da rinnovare continuamente e una nuova sfida per tutti gli atenei.

