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Smart working, austerity e buone abitudini per contrastare la crisi globale dell’energia

La guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno scatenato una grave crisi energetica. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia la scelta deve essere sia istituzionale sia individuale, condividendo alcune linee guida e buone pratiche.

Le recenti vicende geopolitiche hanno gettato l’intero mondo in una crisi senza precedenti. Qualora le parti in gioco riuscissero davvero a trovare i presupposti per un cessate il fuoco, i danni causati alle infrastrutture energetiche dei Pesi del Golfo sono tali che ci vorranno mesi, se non anni, prima di tornare alla situazione precedente allo scoppio della guerra. A causare ulteriore scompiglio è lo stretto di Hormuz – collocato in acque internazionali – che l’Iran ha bloccato non appena scoppiata la guerra, ostacolando così il passaggio di materie prime, petrolio compreso.

Alla luce di una crisi di tale portata, è arrivata anche la risposta delle istituzioni di tutto il mondo, compresa quella del commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen che ha sollecitato gli stati membri ad adottare misure di austerity soprattutto sull’utilizzo del carburante incentivando un maggiore ricorso ai mezzi pubblici, allo smart working e al car sharing, limitando in sostanza gli spostamenti.

Il 20 marzo 2026, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha pubblicato un report condividendo abitudini pensate per limitare l’impatto di questa profonda crisi, partendo proprio dalle scelte individuali. Gli spostamenti rappresentano anche in questo caso un aspetto nevralgico, dal momento che secondo l’AIE tre giorni di smart working a settimana potrebbero far risparmiare a livello nazionale 2-6% della domanda di petrolio, mentre individualmente le persone potrebbero risparmiare fino al 20% dei consumi. Pare quindi che l’opzione del lavoro da casa, quando possibile, sia tra le più efficaci come stanno dimostrando Paesi come Filippine e Pakistan che, per esempio, hanno addirittura introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni per i dipendenti pubblici.

Un’altra misura da non sottovalutare è la velocità: se è dei governi la responsabilità, eventualmente, di stabilire limiti di velocità più bassi, ognuno potrebbe tenerli sott’occhio con più attenzione anche a livello individuale, facendo caso all’accelerazione (più è graduale e meno consuma), alla pressione degli pneumatici e all’uso dell’aria condizionata. Inoltre il car pooling, che consente di condividere costi di caselli e carburante con altre persone, e il trasporto pubblico sono valide opzioni per ridurre il consumo di carburante.

Il settore però che è già più compromesso è quello delle compagnie aeree, dal momento che la domanda di carburanti per aerei è davvero consistente e le riserve di alcuni aeroporti sono già risultate insufficienti.

Questo scenario poco rassicurante potrebbe far sorgere la speranza che la riduzione dei consumi significhi incentivare uno stile di vita che meglio si allinea con la sostenibilità. È vero, in parte, anche se la crisi energetica ha portato all’adozione di misure dall’impatto negativo sull’ambiente, come l’estensione fino al 2038 delle centrali a carbone in Italia il cui spegnimento era stato programmato nel 2025.

Tuttavia pensare in maniera più efficiente il consumo delle risorse riporta lo sguardo sulle parole di papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, che ci ricorda che la Terra non è una risorsa da sfruttare all’infinito, ma un bene comune di cui siamo custodi e non proprietari.

L’immagine in copertina è di Andrea Aschedamini.

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