Storie

Ovunque proteggi

Alla fine dell’anno inizia un nuovo ciclo apparentemente uguale a quello appena trascorso… Ma nella grotta si è accesa una luce, che porta con sé un’istanza di pace interiore, tra parole e musica, da Fabrizio De Andrè a Vinicio Capossela.

Giunto al termine l’anno vecchio, il cammino riparte interminabile e comincia un nuovo ciclo apparentemente uguale a quello appena trascorso… Ma una luce si è accesa in quella grotta: una stella continuerà a splendere facendo nuove tutte le cose dell’anno che incomincia; sotto questa luce brillante in una mattina di inverno le voci di dentro di chi sta per salire sul treno si mescolano alla voce di De André (Inverno), Battiato (Caliti Junku), Sardou (Je vole), Pascoli (Le Ciaramelle), Capossela (Ovunque Proteggi), Fabi (Vince chi Molla) in un dialogo interiore, alla fine del quale il cuore trova subito pace.

Il viaggio comincia d’inverno, è il Winterreise di Schubert; si deve lasciare casa.
Ma tu che vai, ma tu rimani, non si può rimanere: non c’è Odissea senza Iliade, non c’è ritorno senza partenza. Nell’ombra incerta di un divenire, il divenire non si contrasta: caliti junku, ‘ca passa la china, come il giunco meglio sarebbe non opporre resistenza.

«Parti, mio cuore, e cammina! Brilla la stella! Non puoi recar teco molto per la strada, e molto, cammin facendo, ti va smarrito. Si proceda. L’oro dell’amore, l’incenso dell’anelito, la mirra della sofferenza li hai con te. Egli ci accoglierà e noi lo troveremo!» (k. Rahner, L’anno liturgico. Meditazioni)

 Je ne m’enfuis pas, su ali d’aquila, je vole. Che sempre a casa bisogna tornare.

Un saluto all’antica madrema il cuor lo vuole, quel pianto grande che poi riposa, quel gran dolore che poi non duole; sopra le nuove pene sue vere vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere, vuol quelle antiche
lagrime buone.

Chiara Stella, alba dentro l’imbrunire e nuovo inizio, sempre e ovunque proteggi la grazia del mio cuore.
Per ogni tipo di viaggio meglio avere un bagaglio leggero, con passo da elegia ma con luce nella mente e pace nel cuore e buona volontà, sperando l’insperabile salgo sul treno.
Mi siedo, distendo le vene e apro piano le mani, cerco di non trattenere più nulla, lascio tutto fluire.
L’aria dal naso arriva ai polmoni, le palpitazioni tornano battiti, la testa torna al suo peso normale, la salvezza non si controlla…
Vince chi molla
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[Foto Tiziano Doria, Genova 2023]

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