Bevande zuccherate: una sfida nutrizionale globale
Le bevande zuccherate sono associate a un aumento significativo di patologie metaboliche, come diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, soprattutto tra giovani, uomini e popolazioni urbane, a causa di fattori sociali, ambientali e di marketing. Il professor Miggiano evidenzia come ridurne il consumo attraverso politiche fiscali, informazione nutrizionale e modelli alimentari sani, come la Dieta Mediterranea, rappresenti una priorità di salute pubblica per proteggere in particolare le fasce più vulnerabili.
Bevande zuccherate: che cosa sono?
L’uso delle bevande zuccherate, secondo uno studio che ha preso in considerazione più di centottanta Paesi del mondo negli ultimi trent’anni, è responsabile dell’aumento (fra 1 e 2 milioni di persone) di patologie metaboliche, come diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Il fatto importante è che l’incidenza di queste malattie ha riguardato di più gli uomini, giovani adulti, e le aree urbane (rispetto alle aree agricole), a significare probabilmente che le particolari condizioni sociali e ambientali possono essere responsabili di tale incremento. Le regioni con più elevate percentuali di tali patologie attribuibili a queste bevande sono le Americhe (in particolare America Latina e Caraibi) e l’Africa sub-sahariana.
Questo maggiore rischio di malattie metaboliche, sviluppatosi in questi ultimi trent’anni, può essere attribuito a vari fattori, come una minore tassazione delle bevande zuccherate, una maggiore pressione commerciale delle aziende produttrici (multinazionali) insieme ad assenti o ridotte politiche educative e sanitarie a livello di popolazione, soprattutto riguardanti le classi di età più deboli (come infanzia e adolescenza).
I social media sono una fonte importante di esposizione dei giovani al marketing, con indicazione di prodotti ad alta densità energetica e poveri di nutrienti. Molti post sui social media relativi a marchi di cibi o a bevande popolari generano commenti fra giovani e contenuti che portano a ritenere normale l’assunzione di bevande scadenti sotto il profilo nutrizionale. Per questo anche il marketing di tali prodotti sui social media contribuisce poi (soprattutto nei più giovani) alla scarsa qualità della dieta.
Bevande zuccherate: perché fanno male?
Quanto poi ai motivi che provocano un maggiore consumo, è da ricordare che una bevanda, essendo sotto forma liquida, è più facile e comoda da assumere rispetto a un cibo da masticare, determinando però una minore sensazione di sazietà. Inoltre tale rapida assunzione di zuccheri (glucosio e fruttosio) determina un maggior carico e stimolo di secrezione di insulina, responsabile di maggiore frequenza di patologie dovute a iper-insulinismo e/o insulino-resistenza, iperglicemia (prediabete e diabete), accumulo di grasso nel fegato (steatosi), sindrome plurimetabolica, eccetera. La produzione poi di citochine infiammatorie aumenta in tali condizioni il rischio di malattie infiammatorie (a basso livello).
Bevande zuccherate: quali sono?
Secondo l’OMS il consumo di zuccheri liberi dovrebbe essere inferiore a 25 grammi al giorno per un adulto e 15-20 grammi al giorno per un bambino.
Di seguito un breve elenco:
- bibite gassate (come Coca-Cola, Fanta, Sprite, …);
- energy drink (come Red Bull, Monster Energy, Burn, …);
- tè freddo industriale (al limone, alla pesca, …);
- bevande al cioccolato e latte aromatizzato;
- frullati preconfezionati;
- bevande alcoliche zuccherate (come Mojito, Margarita, …);
- succhi di frutta industriali.
Rimedi
Per contrastare tali situazioni crescenti vengono proposte differenti politiche volte a ridurre l’uso di tali prodotti, soprattutto nella popolazione infantile e giovanile: maggiore tassazione delle bevande zuccherate, etichettatura frontale delle confezioni con il contenuto di zuccheri, invito alle aziende produttrici di tali prodotti a una sponsorizzazione responsabile dei loro prodotti (come nello sport?), regolamentazione delle diete a scuola e nei posti di lavoro, e infine (non meno importanti!) iniziative volte a offrire informazioni nutrizionali corrette e adeguate, al fine di trasmettere un’adeguata conoscenza necessaria per determinare scelte sane e consapevoli in questo campo.
Anche l’ultima Edizione (Dietary Guidelines For Americans, USDA, 2025-2030) delle Linee Guida/Piramide Alimentare Americana, seppur criticabile per diversi aspetti non condivisibili, ha riconfermato un uso minore di zuccheri semplici e bevande zuccherate, al fine di salvaguardare lo stato di salute degli individui. Il concetto di Nutrizione Positiva di Popolazione, che è alla base delle Linee Guida (Generali) per la Corretta Alimentazione, va poi esteso e applicato alla singola persona(Nutrizione Positiva di Individuo), secondo il modello di Dieta Mediterranea (Patrimonio Immateriale dell’Umanità, Unesco 2012).
Per quanto brevemente descritto, sono importanti e urgenti politiche che prevedano vari tipi e livelli di intervento al fine di proteggere oggi tutti noi, e soprattutto soggetti vulnerabili come bambini, adolescenti e giovani.

