Salute

Acne, sfatare i miti e trovare la cura giusta

L’acne è una malattia complessa e molto comune, che può colpire a qualsiasi età e lasciare segni fisici e psicologici. Capire i meccanismi che la scatenano è il primo passo per scegliere la strategia terapeutica più efficace. Ce ne parla la dottoressa Elena Roscetti, dermatologa del Centro Sanitario di Milano.

L’acne è una malattia del follicolo pilo-sebaceo, responsabile della comparsa di lesioni non infiammatorie (comedoni o “punti neri”) e lesioni infiammatorie (papule, pustole, noduli e cisti), più o meno gravi. Compare soprattutto nelle aree ricche di ghiandole sebacee, viso, spalle, dorso e regione pettorale del torace.

L’acne rappresenta una malattia cronica e recidivante, molto frequente nell’età adolescenziale (70-87% dei casi), ma non esclusiva di questa età. Negli ultimi anni si è notato un aumento dei casi di acne ad insorgenza più tardiva, tanto da preferire indicarla come “acne volgare”, piuttosto che acne giovanile come nel recente passato.

La genesi di questa malattia è multifattoriale. Sappiamo perfettamente i meccanismi che si verificano sulla pelle dell’acneico: un’aumentata produzione di sebo, l’infiammazione, la colonizzazione batterica dei follicoli pilo-sebacei e la loro alterata cheratinizzazione (differenziazione delle cellule cutanee) con la formazione di un “tappo” che può chiudere gli sbocchi delle ghiandole (i cosiddetti punti neri o più propriamente comedoni). Quello che non è ancora chiaro è cosa scateni tutto questo e perché alcuni ne soffrano e altri no.

Sicuramente c’è una predisposizione genetica, per cui se i genitori hanno avuto l’acne può esserci una probabilità aumentata di averla, inoltre una variazione significativa dell’attività ormonale, soprattutto degli androgeni (testosterone in primis) che agirebbero con attività iperproliferativa sia verso la produzione del sebo sia verso la cheratinizzazione dell’infundibolo del pelo, più spiccata in certi individui e talvolta di tipo fisiologico; nelle donne, soprattutto nelle giovanissime, la sindrome dell’ovaio policistico diagnosticabile con un’ecografia ovarica, può causare l’irregolarità del ciclo mestruale e di conseguenza una ripercussione sulle ghiandole sebacee che sono pertanto regolate male.

C’è inoltre una componente batterica: un batterio gram-positivo in modo particolare, ormai identificato, è più abbondante e patogeno sulla pelle dei soggetti con acne ed è noto essere uno dei principali induttori di infiammazione.

Non esiste alcuna certezza scientifica di un nesso causale fra acne e dieta, ma recentemente sono cresciute le evidenze di una possibile relazione tra l’acne e le diete ad alto carico glicemico o ricche di latte e latticini. Ovviamente questo non significa che non si possano mangiare carboidrati o bere latte, yogurt o alimenti derivati, ma forse in minor quantità e cercando di tenere il più possibile una dieta varia.

Non sono disponibili dati a dimostrazione del fatto che una dieta ricca di lipidi aumenti la quantità di sebo. Cioccolato e sale non hanno studi a sostegno di una loro responsabilità nell’aggravamento dell’acne anche se molti si accorgono che mangiando “pasticci” la pelle peggiora.

Anche il rapporto tra acne e stress è ancora in discussione: alcune ricerche indicano che una maggiore severità è associata a un più alto livello di stress e quest’ultimo è uno dei fattori scatenanti principali nei quadri di acne dell’adulto, sempre più frequenti. Spesso poi la presenza dei brufoli non aiuta a migliorare lo stress e nei momenti di ansia (studio, lavoro…) magari senza accorgersene si tendono a toccare e schiacciare le lesioni provocando dell’escoriazioni che se intense e profonde possono lasciare il segno.

Più in generale, gli esiti delle lesioni vanno da nessun esito a discromie non permanenti fino a cicatrici frequentemente depresse, talora ipertrofiche(sollevate). Questo dipende dalla gravita delle lesioni acneiche, dal fatto che siano state traumatizzate e in parte anche dall’eventuale esposizione al sole che su lesioni infiammatorie può determinare una pigmentazione più o meno marcata.

Per la natura multiforme e multifattoriale dell’acne, ciascuno dei suoi fattori eziopatogenetici fondamentali può rappresentare l’obiettivo di un trattamento specifico. Attualmente sono in commercio una notevole quantità di presidi terapeutici sia per uso locale che generale con meccanismi d’azione differenti. Ovviamente ogni caso è a sé ed è assolutamente sbagliato e oltretutto sconsigliato seguire le cure effettuate dall’amico, conoscente o chi per questi. La giusta terapia dipende da diversi fattori e spesso si tende ad associare più molecole che agiscono distintamente su differenti fronti combinando la loro azione.

Nella cura dell’acne, la terapia farmacologica può essere affiancata da alcune indicazioni igienico-comportamentali che possono essere d’aiuto nel contenere lo sviluppo delle lesioni cutanee o nel ridurne gli esiti. Il cosmetico oggi è diventato un coadiuvante delle terapie dell’acne. I cosmetici, anche se non possono vantare una funzione terapeutica, possono contenere ingredienti di cui è dimostrata un’azione idratante, corneolitica, seboregolante, antiproliferativa, lenitiva, antimicrobica, anti-infiammatoria.

Lo stesso make-up può aiutare anche da un punto di vista psicologico ma sempre applicando prima la crema indicata e che faccia da base nonché un fotoprotettore a SPF alto.

Forse ci vorrebbe più preparazione e formazione anche da parte dei cosmetologi in questo ambito e una collaborazione con il medico che a volte c’è ma non sempre.

[foto a corredo: Manuel Campagnoli su Pexels]

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