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L’Università come laboratorio di mobilità sociale: alle radici del progetto di Padre Gemelli

Nati nel 1947 da un’intuizione di Padre Agostino Gemelli, i corsi serali dell’Università Cattolica hanno rappresentato una risposta concreta ai bisogni di studenti lavoratori e professionisti, diventando negli anni un simbolo di accessibilità e mobilità sociale.

Nati nel secondo dopoguerra, i corsi serali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore rappresentano una delle intuizioni più lungimiranti di Padre Agostino, al secolo Edoardo, Gemelli.
Non una semplice alternativa agli studi tradizionali, ma un vero progetto sociale e culturale pensato per offrire formazione universitaria a chi già lavorava e desiderava crescere professionalmente senza rinunciare allo studio.

Fu nel 1947, anno della nascita della Facoltà di Economia e commercio, che l’Ateneo avviò ufficialmente anche i corsi serali.
In un’Italia impegnata nella ricostruzione economica e civile del dopoguerra, Gemelli intuì l’urgenza di formare nuove competenze manageriali e amministrative, aprendo l’università alla popolazione studentesca che già era avviata alla carriera professionale.
In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 1946-1947, il fondatore spiegò che l’iniziativa aveva uno scopo concreto, cioè permettere a chi lavorava di frequentare realmente le lezioni, ma anche un valore più ampio: riconoscere il plus della cultura anche in ambienti extra accademici.

L’idea era perfettamente coerente con la missione originaria dell’Università Cattolica, nata nel 1921 per contribuire alla crescita culturale e sociale del Paese, formando una classe dirigente preparata e consapevole. Non a caso, i corsi serali diventarono presto un laboratorio di mobilità sociale: migliaia di studentesse e studenti riuscirono a conciliare lavoro e studio, costruendo percorsi professionali importanti nel mondo dell’impresa, delle istituzioni e della finanza.

A quasi ottant’anni di distanza, quella visione continua a parlare un tempo presente.
I corsi tardo-pomeridiani e serali della nostra Università mantengono infatti la stessa attenzione verso chi desidera investire sulla propria formazione conciliando tempi di vita e professione.
Cambiano gli strumenti, oggi integrati anche da piattaforme digitali e modalità blended – proprio a maggio 2026 sono stati lanciati i primi 12 master universitari online, in collaborazione con la Piattaforma FutureLearn, progettati per essere compatibili con l’attività professionale –, ma resta intatta l’idea originaria: rendere l’università accessibile, inclusiva e capace di accompagnare le trasformazioni del lavoro e della società.

Fra gli studenti lavoratori degli anni Sessanta c’era anche Claudio, cresciuto nella popolare via Moisè Loria. Da bambino raccoglieva rame tra le macerie lasciate dai bombardamenti e, rimasto presto senza madre, aveva trovato lavoro in banca. Ma quel posto gli stava stretto: sentiva il bisogno di crescere e cambiare le cose. Per questo colse l’opportunità dei corsi serali voluti da Padre Gemelli in Università Cattolica.

Di giorno lavorava, la sera studiava, fino alla laurea, raggiunta accanto alla moglie che stava per diventare madre. Negli anni successivi costruì una carriera importante, cambiando più aziende e assumendo ruoli di responsabilità, ma senza rinunciare ai propri principi: preferiva dimettersi piuttosto che accettare scelte che avrebbero danneggiato altri lavoratori.

Poi, una volta andato in pensione anticipata, tornò ancora nel nostro Ateneo, questa volta alla Facoltà di Lettere Classiche. Le passioni coltivate da ragazzo riaffiorarono con forza: il greco antico, Erodoto, Tucidide, il Seminario Omerico di Mario Cantilena. Con curiosità inesauribile e lo stesso spirito agonistico di quando si allenava con Livio Berruti, arrivò persino a tradurre l’“Odissea” in milanese.

Lo conquistarono Giovanni Boccaccio e Carlo Emilio Gadda; aveva iniziato anche Platone, ma poi, come cantava l’amato Enzo Jannacci “(…) la vita va, fa quel che voeur. Chi va, chi resta chi, e chi invece moeur.

Grazie, Claudio. Sfiorisci, bel fiore.

(Si ringrazia Marco Soldo per la preziosa testimonianza)

[In copertina – Il palazzo degli uffici con la statua a “Cristo Re” e il cortile Leone XIII, novembre 1932 (Archivio fotografico Università Cattolica del Sacro Cuore, per gentile concessione in occasione della mostra permanente “Università Cattolica e Collegio Augustinianum”)].

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